Il Bel Paese dove il Sì suona

di Giuliana Poli |

XXX Canto dell’Inferno, vv. 78-81

Paradiso XXVI, 3-15 e 132-142 

 Ahi Pisa, vituperio de le genti

del bel paese là dove ‘l sì suona,

poi che i vicini a te punir son lenti. (Inf, Canto, vv.78-81)

Nel XXXIII Canto sono condannati coloro che hanno tradito le persone che avevano fiducia in loro. Un canto greve, il luogo più oscuro del cono rovesciato dell’Inferno. Viene narrata la storia triste del Conte Ugolino e dei suoi figli, morti di fame, il sogno della lupa, la torre chiodata, il ghiaccio, poi il vento delle ali di Lucifero “l’Imperador” degli inferi. Al centro del nero più profondo, del dolore, dell’invettiva, dei traditori e del tutto contro tutti, Dante inserisce un verso che è pura armonia. Parla dell’Italia: il bel paese, dove il Sì suona. Questa frase è un mistero. Dante è italiano ma parla di là, quindi è come se parlasse di un tempo lontano, dove si suona una musica, o meglio dove il Sì suona.

Sappiamo che intorno all’anno 1000 un monaco benedettino insegnante di musica presso l’Abbazia di Pomposa prima e di Arezzo poi, sperimenta un nuovo modo d’insegnamento musicale e getta le basi sul metodo che conosciamo oggi, a partire dai nomi delle note. Per denotare i suoni Guido usa le prime sillabe dei versi dell’Inno a San Giovanni di Paolo Diacono e cioè Ut, Re, Mi, Fa, Sol, La. L’Ut venne poi sostituito con il Do qualche secolo dopo da Giovanni Battista Doni. Oltre a questo, Guido introduce il tetragramma, il precursore del pentagramma. Quattro linee per indicare l’altezza delle note, a seconda del loro posizionamento, permettendo svariati movimenti musicali rispetto il rigo unico. Con questa scoperta permise a tutti di avere la possibilità di imparare, liberando la conoscenza della musica che fino ad allora era stata esclusivo appannaggio di pochi privilegiati.

Fig. 1

La lettera Ut deriva da Ut Queant laxis, l’inno liturgico dei Vespri della solennità della natività di San Giovanni Battista. Il nome della nota Si non si deve a Guido di Arezzo, ma fu aggiunto nel XVI secolo, infatti sia il canto gregoriano che la musica medievale in genere, non prevedevano l’uso del settimo grado della scala che fu tratto successivamente dalle iniziali delle due parole che compongono questo verso: Sancte Iohannes = Si.  Al tempo di Dante quindi il Si come nota non esisteva. Cerchiamo ci capire il nesso tra il Sì e il Santo,

La figura di San Giovanni nella Tradizione è l’irraggiamento della luce a partire dal punto primordiale ed è l’ordinamento del caos per vibrazione. San Giovanni è il Verbo e l’irradiamento del cuore. E’ la vibrazione iniziale. Da uno stato di caos, di silenzio, oscurità, dove il nulla e il tutto è in potenza, accade che l’Intelligenza Suprema  concretizza se stessa, mettendo ordine al caos e creando ogni cosa attraverso il numero. Giovanni è quindi legato alla nascita dello Spazio-Tempo. La prima sostanza creata fu il Natrium che deriva dal nome egizio Ntry ed ha significato di puro, divino, la cui aggettivazione “Ntr”, identifica la parola Dio, indicando dunque l’Assoluto come vertice di costruzione, composto da antimateria e sodio, elementi principali delle stelle a cui Dante darà nella Commedia estrema importanza, in quanto i tre  canti finiscono tutti con la parola stella. Il numero del sodio è 11, che tradotto in lettere è 10=Y 1=A, pertanto è possibile rivelare che il nome primo di Dio è YA.  Anche nel linguaggio comune il sale è l’essenza primaria.  Gesù disse ai suoi discepoli: “Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente…” (Mt 5,13-16). Si parla del “sale della vita”, di avere il “sale in zucca” (in testa), il cum grano salis romano lo intendiamo oggi come avere capacità di capire e discernere i concetti. Il sale lo ritroviamo nelle lacrime, nel corpo, nel mare che è stato il nostro primo liquido amniotico, nei flussi vitali.  Il bel paese dove il Sì suona quindi significa il paese dove è presente Dio, dove da un punto, dalla vibrazione primaria, si è creata una linea che ha permesso di passare oltre e di creare movimento. Il seme che ha concesso all’albero della vita di crescere attraverso il serpente che si è attorcigliato all’albero. Il Si è = a San Giovanni, all’antico Janus o Giano bifronte che legato al dualismo perché i San Giovanni sono due (Battista ed Evangelista) che guardano in direzione opposta.  Avremo quindi il SI ma anche l’IS, dal quale deriva EL ovvero Essere. Da IS discende la parola Iside, IS, ISIS, in lingua egizia ASET ovvero trono. Se sovrapponiamo la I con la S, viene proprio l’immagine dell’albero sul quale si attorciglia il serpente. La S rappresenta la molteplicità e la lettera I l’unità (come  le quattro linee del tetragramma permetteranno svariati movimenti musicali rispetto il rigo unico originario) ed è evidente che la loro corrispondenza rispettiva del serpente con l’albero assiale concorda perfettamente con questo significato.

Fig. 1

Se il Si è legato all’antimateria di Dio dal quale nasce il primo elemento che è il primo fluido vitale è chiaro che il coito d’amore è reminiscenza dell’estasi che si provò quando dall’uno si passò al due. Quell’eccitazione ancora presente nella memoria della nostra anima ha fatto si che creassimo il nostro trono in cui si è fissato il punto fermo nella creazione, che grazie alla fluidità spirituale (il serpente) riuscì a “passare” ed illuminare.

Fig. 3

Dante simbolicamente richiama il concetto di “solidità” nella Torre chiodata entro la quale viene richiuso il Conte Ugolino e il concetto di movimento nella frase il “Si suona del Bel Paese”. Il processo mentale di Dante è sia sapienziale, poiché la chiusura senza il movimento è la cristallizzazione che fa morire di fame, ma anche allegorico poiché è come se incitasse gli eserciti delle altre città, di attaccare Pisa che aveva fatto morire di fame un uomo tra l’altro ghibellino e soprattutto delle anime innocenti come i suoi figli.

Dante nel XXX Canto dell’Inferno descrive in sintesi il momento iniziale della creazione: dalla materia oscura al manifestarsi, attraverso l’Intelligenza. Questo processo è avvenuto nel cosmo, sulla terra e anche dentro di noi.

Sappiamo che il nostro cervello è composto dalla materia oscura antimaterica, la potente e cosmica (che non usiamo mai), la materia grigia che tutti pensano che sia la più importante, mentre invece è quella inconsapevole e la materia bianca che è la scintilla, il Luz che mette in collegamento  il tutto (che in pochi hanno). La materia grigia è bloccata ed è vincolata alla vista e alla luce elettromagnetica, quindi vive d’illusioni. La materia grigia ignora che siamo movimento, non conosce il moto e la velocità delle cellule e soprattutto disconosce la velocità e la purezza della materia bianca di connettere il seme dell’immortalità (L’Eros) lungo la colonna vertebrale. Per questo proprio la materia grigia tanto osannata dall’uomo è la nostra nemica principale.

Sappiamo che all’interno della Commedia tutto è duplice ogni canto ha il suo gemello che riprende e spiega lo stesso argomento.

Nel Paradiso, XXVI, vv.133-134, Dante fa dire ad Adamo che il primo nome di Dio fu I, quindi il (punto e linea) bastone o la spada su cui poi si eresse il serpente. In questo canto non a caso ritroviamo la figura di San Giovanni:

Mentre dubbiava per lo viso spento

De la fulgida fiamma che lo spense,

uscì uno spiro che mi fece attento,

dicendo: “Intanto che tu ti risense

de la vista che hai in me consunta,

Comincia dunque; e dì dove si appunta

L’anima tua, e fa ragion che sia

La vista in te smarrita e non defunta…

(Par, XXVI, vv.3-5)

Dante vede Giovanni e ne rimane abbagliato e il Santo gli fa perdere temporaneamente la vista, dicendo che la Sua forma energetica lo ha distolto dal vero e lo costringe a vedere non con gli occhi, ma con l’uso della ragione. E’ un richiamo al verbo di San Giovanni quindi al SI. Lo esorta a uscire fuori dalla materia grigia che lo illude. Giovanni poi gli dice che solo la donna lo può condurre,  come Anania fece con San Paolo.

Io dissi: “ A suo piacere e tosto e tardo

Vegna remedio a li occhi, che fuor porte

Quand’ella entrò col foco ond’io sempre ardo…

Solo Beatrice ridarà la vera vista. Lei è la scarpetta di cristallo di Cenerentola, il viatico che la può ricongiungere al principe.  E’ la materia bianca che attraverso la grazia scatena l’amore e l’innalzamento della spina dorsale.

Nei versi successivi San Giovanni chiederà ancora a Dante di utilizzare la ragione e l’amore verso il vero Intelletto di Amore che è Dio. Dante risponderà: “Mi hanno tratto dal mare dell’amore mai diretto(dei beni terreni)e mi hanno fatto approdare alla riva di quello che è il retto amore (dei beni celesti).

Ad un tratto il Poeta sente un suono soavissimo e i beati gridano: “ Santo, Santo, Santo!” Appare la figura di Adamo il primo uomo, l’uomo che nacque già maturo che capisce la domanda di Dante senza udir parola dal poeta.

Adamo racconta che nacque dall’oscurità e vagò per tanto tempo prima di tornare al suo Tempio natale, come una foglia avvinghiata che cade e si rinnova sempre.Prima che io scendessi nell’angoscia infernale (nel Limbo), il Bene supremo (Dio)  da cui proviene la gioia che mi avvolge di luce, era chiamato in terra I. In seguito venne chiamato El. e così si accorda all’uso degli uomini

(…).

Seguendo non più il libero arbitrio, ma ascoltando il vero suono del divino armonico Adamo riuscì a trovare la strada retrocedendo dei setti gradi sapienziali: “Dalle 6,  le prime ore del mattino  alle 13, quando il Sole cambia quadrante, ovvero dall’Aurora al Tramonto,”. Il Dio è 2 in Uno: il Si che va dal basso verso l’alto e l’IS che scende dall’alto verso il basso.

Giuliana Poli è giornalista, ricercatrice di antropologia culturale, scrittrice di Tradizione, scrittrice di monografie e testi su opere d’Arte, analista ed esperta d’iconografia ed iconologia di opere d’arte. Analisi semantica del linguaggio dell’Arte e della parola.