Il significato di Madonna Povertà (quinta e ultima parte)

di Giuliana Poli | Chiose
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(Leggi qui l’articolo precedente (Parte 4))

Dal mito di Inanna (1) la dea Sumera, leggiamo che scese dal trono e andò a fare una visita nel mondo sotterraneo.Combinò con il suo primo ministro (donna), Ninshuba, che se non fosse tornata entro tre giorni e tre notti, egli organizzasse delle grandi cerimonie funebri e si appellasse alle maggiori divinità perché corressero in suo soccorso. Presi questi accordi cominciò la sua discesa. Al primo dei sette cancelli degli inferi la dea venne fermata dal custode, Neti, che le chiese il motivo della visita. Ella spiegò che era venuta per rendere omaggio a sua sorella Ereshkigal, signora dell’oltretomba e a portarle le sue condoglianze per la morte di Gugalanna, suo marito, il “toro del cielo” (ucciso da Gilgamesh nell’epopea legata all’eroe). Neti le chiese di lasciare allora parte dei suoi ornamenti. Così accadde ad ogni cancello, pezzo dopo pezzo, dovette rinunciare a tutti i suoi gioielli e vestiti finchè si trovò splendida e nuda di fronte alla sorella Ereshkigal, dea della morte, ignuda, dai capelli neri, che volse gli occhi di pietra sulla dea venuta dal mondo superno.

Al suo sguardo Inanna perse la sua vitalità e rimase tre giorni e tre notti come un cadavere nel regno della morte. Visto che non aveva fatto ritorno al suo regno celeste, Ninshuba fece ciò che gli era stato ordinato e l’andarono a salvare.

Ma nessuno può lasciare il mondo infero se non viene trovato un sostituto che rimanga per sempre nella terra del giudizio. Così i demoni seguirono la dea mentre essa risaliva nel suo regno e afferrarono uno dopo l’altro tutti gli dei che incontravano. Ma ogni volta Inanna li liberò ricordando qualche buona azione che avevano fatto per lei. Comunque la dea al ritorno dové varcare le sette porte che aveva superato all’andata. Quando però giunse nella sua città sacra, Uruk, trovò che il suo amante Dumuzi si era installato nel suo posto di comando. Arrabbiata per tanta presunzione, la dea ordinò che proprio lui fosse portato come suo sostituto nel regno di Ereshkigal. Fortunatamente per Dumuzi, la sua affezionata sorella Gestinanna lo seguì nel mondo infero e ottenne da Ereshkigal la vita del fratello per la metà di ogni anno, la metà d’anno in cui le piante del deserto fioriscono perché Dumuzi era il dio della vegetazione.

Tutte queste apparenti contraddizioni cessano tuttavia di essere problematiche se si estende il concetto delle tre persone in un dio unico, a questa trinità di divinità sumere. Vediamo allora che la madre, l’amante e la sorella sono tutti aspetti di un’unica grande figura: la regina del cielo. Quel primo Sole che può tanto far inaridire la terra rendendola un deserto, quanto riesumare ad ogni stagione la vegetazione da sotto la superficie terrena. Nel mito, Inanna scende vestita come una sposa, indossando unguenti e gioielli, ma è simbolicamente anche il suo funerale e lei si prepara. Come il seme che per rinascere deve morire. 
Il sacrificio è alla base dei riti delle fertilità primordiali. Il mito della discesa di Ereshkigal è centrato su questo archetipo dello scambio di energia per mezzo del sacrificio. Il toro del cielo è ucciso, la terra perde il proprio principio fecondante e viene ricompensata dal sacrificio della dea. Il cane lupo celeste, quello ctonio ed il figlio, l’agnello sacrificale sono tutti Uno. Una religione delle origini legata all’Apocalisse di Giovanni: alla donna vestita di Sole:

“ Si aprì il tempio di Dio che è nel cielo e apparve nel tempio, l’arca della sua alleanza. Un segno grandioso apparve nel cielo: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e, sul capo, una corona di dodici stelle. Era incinta e gridava per le doglie del parto.                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                    Allora apparve un altro segno nel cielo: un enorme drago rosso, con sette teste e dieci corna, sulle teste sette diademi; la sua coda trascinava un terzo delle stelle del cielo e le precipitava sulla terra” (Apocalisse 12  1-2).

La Madonna Povertà è il sacrificio della Madre celeste che scende fino gli inferi. Se andiamo ad unire i diversi dettagli della scena del matrimonio sacro, la Donna è il punto dal quale si crea la croce mistica.

 Croce mistica

Una linea retta verticale passa lungo il corpo di Madonna Povertà che ha nella parte superiore l’albero fiorito con delle rose, con al centro lo stelo di un giglio, scende poi  verso il basso, fino a toccare una croce. La scena centrale delle nozze è contornata da donne sorelle, in particolar modo una sulla destra ha in mano un cuore, la sua testa è a forma di ruota solare quindi è “La Sole”. Da lei parte una linea obliqua che va a lambire il personaggio vestito di rosso, che ha in mano lo stesso cuore che è bianco, rispetto al primo. Il Cristo ha l’abito dello stesso color blu dell’omino sulla destra. Se uniamo le due figure si crea un’altra linea obliqua fino a costituire una grande X. L’omino azzurro che rappresenta l’acqua ha in mano un’asta, una bacchetta. Questa simboleggia il potere sovrano, ed è come il dito (pensiamo al dito di Michelangelo nel giudizio universale) di Dio portato sul piano umano. Essa sale verso il Cristo e s’interseca nel punto dov’è nascosta la figura che morde il braccio di Madonna Povertà.

omino che morde l'avambraccio di Madonna Povertà

L’immagine finale è un asse legato ad un albero che unisce il giglio alla croce, le rose fiorite, ai rovi. Dai suoi frammenti e dal suo sacrificio nasce “La Sole”, ma anche l’acqua e terra, la sintesi che è il Cristo.  E’ la stessa forma della stella a sei punte che rappresenta il trino celeste ed il trino terreno, come dipinge Giotto. E’ il famoso sigillo X che è il simbolo del matrimonio mistico e la nascita dell’androgino, ricordando l’uomo vitruviano di Leonardo. L’immagine che si crea è quella del Gianus Bifronte, i due San Giovanni tanto cari a Giotto  divenuta in seguito la doppia chiave papale.

Giotto Giano Bifronte Cappella degli Scovegni
Giotto Giano Bifronte Cappella degli Scovegni

Nella terra dentro la caverna, la parte trina è rovesciata come uno specchio: a sinistra c’è il cuore, a destra l’acqua, grazie al collegamento della “verga magica” con il Cristo. Al centro del tutto c’è il cagnolino, la parte ctonia che si collega al cane celeste divenendo la parte centrale della X. Sulla sinistra del dipinto al di fuori della croce, San Francesco si sposa con la croce mistica universale, sacrificando il proprio Io pur di raggiungerla. La X è il preludio del cerchio ma ne è anche la parte incognita, quel Lux inafferrabile, talmente alto che nessun umano può capire. E’ legata alla lettera ventuno dell’alfabeto latino e nei tarocchi (che sono carte che sintetizzano la nascita dell’universo) rappresenta il mondo, l’ultima carta degli arcani maggiori. Essa riproduce una figura non a caso nuda, avvolta in una sciarpa che regge uno scettro, racchiusa in una ghirlanda di foglie. Questo arcano è la realizzazione suprema, ovvero la croce che è derivazione di un punto inarrivabile che è il giglio. Esso, nello schema delle nozze è la parte più alta, più pura, dal profumo erotico ed afrodisiaco più intenso. Nella mitologia delle piante il giglio è il loto, il fiore di Venere o Iside, il cui pistillo impudico è simbolo della generazione, quindi simbolo della prosperità della razza. Il loto s’innalza nelle acque fangose, emerge dal caos e dall’oscurità, per questo è simbolo anche della realizzazione delle possibilità antitetiche dell’essere. Nell’ultimo canto del Paradiso il XXXIII, vv. 117-129, Dante vede tre cerchi, il secondo è un riflesso del primo e il terzo è una fiamma che spira gli altri due. Lo schema di Giotto è identico a quello di Dante ed entrambi usano l’arabo che legge da destra verso sinistra, poiché la destra rappresenta il buono ed il giusto. A destra abbiamo infatti Madonna Povertà che rappresenta la scintilla, la donna vestita di Sole che scende e si incanala nella croce. Dante scrive che il Figlio è il secondo, il riflesso, ed ha immagine umana, anche se eterea. E’ l’inizio del primo aspetto del mondo informale. Il terzo cerchio è San Francesco, il cui simbolo è l’agnello che andando verso Madonna Povertà creerà i presupposti per un matrimonio mistico, l’impegno di un cammino che genera un ritorno al di là della luce, al di là di ogni forma, al di là di ogni sensazione. Dante descriverà questo momento come indescrivibile: “Che nessun linguaggio può esprimere”. Questi tre cerchi celesti si auto alimentano. Dante scriverà: “ O Luce eterna, che hai luogo solo in te stessa, che sola ti comprendi e, compresa da te stessa e nell’atto di comprenderti, ami e ardi…”, quella Luce, è il punto che crea la ruota araldica di sei raggi il cui punto più alto è il giglio.  Nella tradizione biblica questo fiore è simbolo elettivo e scelta dell’essere amato. Nel Cantico dei Cantici (2,2) si dirà: ” Come un giglio fra i cardi/così la mia amata tra le fanciulle” . E’ la Donna dei fedeli d’Amore che irraggia il cuore. Anchise nell’Eneide affermerà: ” Tu sei Marcello/datemi gigli a piene mani, fate che io sparga/fiori purpurei…” (Eneide, VI,883-884). 

il simbolo del giglio emblema della Madonna povertà.e della doppia aquilaJPG

Note

(1) Giovanni Semerano, Le origini della cultura europea. Dizionari etimologici, Basi semitiche delle lingue indeuropee, Olschki Editore, Firenze, Volume II, 2000;“il dizionazio delle Dee e delle Eroine” di Patricia Monoghan; Wikipedia “la grande Dea-il viaggio di Inanna regina dei mondi” di S.W.Perera; Eridano School of astrology
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Giuliana Poli: Giornalista – Ricercatrice di antropologia culturale – Scrittrice di Tradizione – Scrittrice di monografie e testi su opere d’Arte- Analista ed esperta d’iconografia ed iconologia di opere d’arte. Ricerca semantica del linguaggio dell’Arte e della parola. Comunicazione strategica.

 

 

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