fbpx

Giotto, Dante e Francesco, i tre cuori di Madonna Povertà (4° PARTE)

di Giuliana Poli | Chiose
Condividi su

Figure nascoste all’interno dell’affresco Madonna Povertà di Giotto, nella Basilica Inferiore di Assisi.

(…LEGGI L’ARTICOLO PRECEDENTE PARTE TERZA)

Sirio, simbolicamente Iside è il cane celeste poiché è la stella più luminosa della costellazione del Cane. Può essere osservata da tutte le regioni abitate dalla terra e nell’emisfero boreale ed è il vertice del triangolo invernale. La sua essenza è trina al pari di Ekate, la dea dalla testa di cane, ancora più antica rispetto la dea egiziana. In questo caso siamo nell’ambito della festa della Mater Matuta (11 Giugno, festa dell’Aurora), l’unica festa totalmente al femminile romana esclusiva delle matrone, o dei Misteri d’Eleusi. Questa ritualità fu la religio arcaica più misteriosa, tutta al femminile, ai quali si iniziarono i più grandi nomi del passato. Pensiamo a Cicerone, agli imperatori romani, alle famiglie più importanti del Rinascimento italiano e del Seicento. Pensiamo alla Regina Cristina di Svezia ed ad una ipotetica linea spirituale invisibile, mai interrotta, portata avanti dalle famiglie nobiliari della Storia. Da ricordare che i combattimenti tra i Guelfi e i Ghibellini furono scontri politici e di potere, ma soprattutto di “credo legato allo spirito”: la religio dell’origine connessa alla Tradizione, contro la Lupa di Roma citata da Dante che rappresenta la corruzione della chiesa che blocca e manda al rogo, chiunque avesse voluto ritrovare quell’antico tradere spirituale. La scelta di Giotto di rappresentare il lupo ritratto di nascosto nella figura del Cristo e la figura dell’agnello celata in quella di Francesco, ritrae il significato duplice ed antitetico dei due mondi. Per la Tradizione rappresentano un dualismo che comunica, poiché l’agnello è l’emanazione spirituale della lupa. Per la situazione politica e religiosa del mondo contemporaneo sia di Dante che di Giotto, la lupa rappresenta invece la religione che sbrana e uccide l’agnello, il puro di cuore che subisce la morte e il sacrificio. Nella Basilica Superiore di Assisi, Giotto nasconde un lupo nella veste di Francesco che evidenzia “l’anima canis” del Santo (Fig. 12) in un dualismo perfetto di pace. Da notare sul collo del Santo la forma del triangolo proiettata sul cane nascosto. La Forma è esattamente uguale alla costellazione del cane che ha in basso Sirio, la stella più luminosa, rappresentata simbolicamente dall immagine canina .

La parola PAX l’ho trovata all’interno del Giudizio Universale nella Cappella degli Scrovegni. (Fig.13).

Fig. 12 Giotto San Francesco appare a Gregorio IX un lupo nel grembo del Santo.
Fig. 12 Giotto San Francesco appare a Gregorio IX un lupo nel grembo del Santo.
Fig. 13 PAX Giotto Cappella degli Scrovegni partic. del Giudizio Universale
Fig. 13 PAX Giotto Cappella degli Scrovegni partic. del Giudizio Universale

Nella Commedia la lupa è la seconda delle tre fiere dell’Inferno, all’inizio del viaggio, (Inf. 1, vv, 51-60) che non vuol far passare il poeta.

Nel mezzo del cammin d nostra vita

Mi ritrovai per una selva oscura

Ché la dritta via era smarrita…..

La selva oscura è il luogo dei sensi, della cupidigia, del regno animale e dell’inconscio, in cui il vero “Io” sensitivo non ha capito la confusione della sua mente. L’Io nella selva oscura è diviso dal desiderio di ascesa rappresentato dal colle luminoso che porta alla pace e la paura che insorge per la propria sorte. La lupa quindi dà ansia a coloro che non si sono ancora affidati a Madonna Povertà, sono ancora incerti, perché il loro cuore non ha ancora riconosciuto l’Iside Celeste (Dante all’inizio del viaggio deve ancora “imboccare” la via della salvezza). Affrontare la lupa equivale alla trasformazione interiore. E’ il punto di partenza per l’ascesa della sua volontà, quella dell’Io. Questo potrebbe essere il senso della Lupa dalla bocca spalancata sotto l’avambraccio della Madonna Povertà, in posizione palindroma rispetto al lupo celeste: la trasmutazione dell’Io. (fig. 14)

fg. 14 lupo dalla cui bocca fuori esce una figura copia
fg. 14 lupo dalla cui bocca fuori esce una figura copia

A Dante immobilizzato dalla vista della Lupa che lo blocca, Virgilio rivelerà che essa è una causa di morte per tutti coloro che si vengono a trovare in quel deserto. Ecco il motivo per cui arriverà il Veltro che si nutre di “sapienza, amore e virtude” (Inf.1, 104), ovvero il cane che sappia dargli la caccia come un segugio ma che non la uccide, ci comunica. Molto strisciante il dualismo descritto da Giotto e da Dante secondo il quale Dio crea solo esseri immateriali, uomini forgiati dallo Spirito, la cui forma terrena è Sua pura emanazione e che ha con le sue creature un rapporto diretto. Nel concetto di dualismo, che non è divisione tra bene e male, c’è differenza tra gli esseri figli di Dio, ovvero toccati dallo Spirito Santo e gli altri esseri che non hanno ricevuto questa grazia. Sulla base di questo pensiero, la Lupa dell’Inferno, non è un elemento negativo. E’ una guerriera che blocca chi non è ancora “pronto”. Solo attraverso la trasformazione e l’affidamento che Dante avrà nei confronti di Virgilio, la lupa permetterà di passare (nascita di un nuovo essere, sintesi del dualismo).  Determinante è l’arrivo del Veltro che è Iside celeste, (cane celeste)  che va a salvare un suo figlio. Platone riprende questo concetto arcaico. Nel mito di Er, nella “Repubblica”, si narra come ogni anima, all’atto della sua nascita, venga affidata dalle Parche, le dee che tessono il destino e le sorti umane, ad un Daimon, un genio, il cui compito è quello di vegliare sul senso e il destino di quella particolare vita. Nel culto degli antenati era previsto anche un Genius familiaris che, accanto a Lari e Penati vegliava su una data stirpe perché si realizzasse il disegno stabilito dagli déi, per quel “ghenos”. Solo i figli dello Spirito venivano sottratti al proprio daimon personale e al Genius Familiaris e quindi ai compiti ereditari, per volgersi verso un destino diverso, al solo servizio di un Dio. Scrive Giamblico nel “De Mysteriis (IX)”: ”Il demone, il Genius, guidano l’intelletto umano e favoriscono lo sviluppo delle tendenze finché, grazie alla teurgia, un Dio non li sostituisce per prendere in custodia l’anima e allora il démone e il Genius si ritirano e si sottomettono al Dio”.

Il primo verso della Commedia è fondamentale per capire Giotto, Dante e Francesco. Non a caso Dante chiama sia Lucifero che l’Essere superiore “Imperatore”, la loro differenza è propedeutica, in quanto entrambe collaborano per fare evolvere il figlio. In Mater Matuta la festa romana solo femminile, si festeggiava il rapporto tra sorelle, che quel giorno tornavano nella famiglia natale e con la quale ci si scambiava la prole, mentre le serve venivano schiaffeggiate,  come l’Aurora che prende in consegna il Sole, figlio della sua sorella Notte e s’incarica di averne cura, come fa una zia, allontanando le forze del male. Per i Regveda, che sono gli inni della conoscenza indiana (I,24,8), la notte e il giorno sono sorelle. Non è un caso infatti che il Sole venisse chiamato “La Sole”.

L’ingresso nella selva oscura è il primo passo verso la salvezza dell’Io avvenuto con l’intervento salvifico prima della Lupa poi del Veltro che non attacca la lupa, ma è soltanto uno scambio di guida ad aiutare il figlio che deve vincere le sue paure. Alla fine Dante si affida alla sua guida ed ha inizio da quel momento del viaggio, il rapporto del libero arbitrio, del riconoscimento della Grazia, che si snoderà in tutto il poema. (segue)

 

Giuliana Poli: Giornalista – Ricercatrice di antropologia culturale – Scrittrice di Tradizione – Scrittrice di monografie e testi su opere d’Arte- Analista ed esperta d’iconografia ed iconologia di opere d’arte. Ricerca semantica del linguaggio dell’Arte e della parola. Comunicazione strategica.

 

 

Condividi su

Leggi articolo precedente

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

6 + uno =