Giotto, Dante e Francesco, i tre cuori di Madonna Povertà (TERZA PARTE)

di Giuliana Poli | Chiose
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Figure nascoste all’interno dell’affresco Madonna Povertà di Giotto, nella Basilica Inferiore di Assisi.

Segue dalla seconda parte (…) Dante inizia il viaggio il Venerdì Santo, il giorno in cui si evoca il sacrificio dell’agnello preparato per la Pasqua ed è il simbolo del ruolo salvifico del sangue. Nell’Apocalisse di Giovanni è sulla montagna di Sion e al centro della Gerusalemme celeste. L’agnello deriva anche da agni: fuoco del Sole che si raggiunge nella ricerca della Conoscenza. Quindi è luce solare sacrificata, nell’ambito della materia che deve essere rinnalzata dall’Aquila che ne rappresenta lo Spirito, in un ennesimo salire e scendere. Analizzando il corpo dipinto di San Francesco, appaiono delle figure nascoste (fig.1) nelle pieghe del Suo abito e due agnelli, uno più grande (fig. 2) e l’altro più piccolo, il cui corpo è il Suo braccio. (fig.3)

Fig.1 figure sul corpo di Francesco
Fig.1 figure sul corpo di Francesco
fig. 2 secondo agnello piu grande sul braccio del Santo
fig. 2 secondo agnello piu grande sul braccio del Santo
foto 3 agnello sul braccio di Francesco
foto 3 agnello sul braccio di Francesco

L’agnello, da sempre prerogativa del Cristo, diventa simbolo del Santo. Giotto in realtà ha dipinto ed ha nascosto la stessa descrizione che fa Dante nel Paradiso della Commedia. Francesco è il nuovo Cristo/agnello di una nuova Gerusalemme celeste, in linea con la profezia di Giovanni, nell’Apocalisse. E’ il nuovo Sole che nasce in Oriente. Secondo una concezione medioevale sol oriens, è il Cristo stesso (Luca, I, 78) e il simbolismo della Luce di Giovanni che si fonda su miti molto più antichi del cristianesimo. Questi avevano forti radici nel mondo mediterraneo ed erano connessi con le nozze mistiche. In questa concezione del Figlio del Sole, come redentore del mondo, destinato al matrimonio spirituale, Dante vi mescola la congiunzione dell’Agnello (la croce e l’aquila insieme) e la visione della quarta egloga di Virgilio che per lui e i contemporanei era la profezia del nuovo Cristo.

     Sicule Muse, alziam lo stile alquanto:

     Non piacciono arboscelli e tamerici

     Umili a tutti; se cantiam le selve,

     Sien d’un Console degne anco le selve.

     L’ultima età del cumeo carme appressa:

     Ecco, un grande rinasce ordin di tempi;

     Già ritorna la Vergine, ritorna

     Insiem con essa di Saturno il regno;

     E dal ciel nova stirpe alto discende.

     10Tu, al nascente fanciullo, onde avrà fine

     La ferrea gente e una progenie d’oro

     Per tutto il mondo sorgerà, sorridi.

     Casta Lucina: Apollo tuo già regna.

     E nel tuo consolato, o Pollione,

     Principíar la bella età vedrai, 

(Publio Virgilio Marone IV Egloga)

Dante, come anche Giotto vedono le nozze di Francesco con Madonna Povertà una imitatio Christi, un ripetere quel simbolismo mistico antico del Figlio del Sole.  Il Santo viene paragonato al Sole che sorge dal Gange, rispetto il meridiano di Gerusalemme e che nasce dalla vera parte orientale del mondo. Il Sole d’Oriente a mio avviso potrebbe indicare metaforicamente il Cristo/Aurora che sorge ad Est, ecco perché si parla del nuovo Cristo, ovvero del nuovo Sole. Giotto dipinge il concetto espresso da Dante: il braccio della Madonna, rappresenta il meridiano dove il Sole sorge dal Gange. Come sopra scritto, due sono i punti toccati del braccio di Madonna Povertà che corrispondono ai due morsi, uno dei quali sull’avambraccio. Seguendo il tragitto che tocca sui due punti, si crea l’ellisse del Sole che nasce e tramonta ogni mattina, o l’emblema dell’Anima che va e torna dal mondo ctonio alla luce e viceversa, come una morte ed una rinascita. Il ritmo del ciclo presenta una stretta assonanza con la figura del serpente presente nel dipinto e precisamente con il serpente primordiale che si morde la coda, l’ouroborus, a rappresentare la circolarità del cosmo e anche la realizzazione ermetica sapienziale. Le stagioni sono le quattro fasi dell’opera. La nigredo, è l’Inverno, la dissoluzione con l’agitazione del mercurio filosofico e il processo di distruzione dei vincoli. Alla Primavera accostiamo l’albedo, l’estrazione del mercurio, la germinazione spirituale. All’Estate ed all’Autunno accostiamo la rubedo, da giallo al rosso, in un solve et coagulo nel segno del fuoco, ovvero la nascita dell’oro puro. Esse sono anche le quattro età dell’uomo con la fioritura spirituale: due sono sotto il meridiano, due sopra, in un’alternarsi dei nostri aspetti interiori. La potenza interna “guerriera” che è in ognuno di noi, trasmuta e si espande nel mondo. L’intelligenza del guerriero diventa così attiva e virtuosa, nella parte elevata dell’intellettualità, mentre se rimanesse costipata nel mondo materiale, permarrebbe in un cristallizzato atteggiamento bellicoso e distruttivo. Questo passaggio tra il sopra e sotto, avviene dopo una purificazione che nel dipinto di Giotto è simboleggiata dal lupo rovesciato dal quale esce un omino nuovo. (fig. 4)

fg. 4 lupo dalla cui bocca fuori esce una figura
fg. 4 lupo dalla cui bocca fuori esce una figura

Per capire l’importanza del lupo è necessario ricorrere al simbolo. Il lupo ha un duplice aspetto: è fatto di materia e Spirito. La prima è nella parte ctonia legata agli inferi, perché nella sua bocca trasforma la materia. Giotto lo dipinge ed evidenzia questo concetto nel lupo ctonio dal quale esce come Cappuccetto Rosso una nuova vita (fig. 4 ) E’ l’Anubis che trasmuta il tempo umano, è l’Ade o il Dio della morte degli Etruschi. E’ anche secondo Diodoro Siculo, Osiride che resuscita sotto forma di lupo. La sua forza e il suo ardore in combattimento è allegoria guerriera di molti popoli. Il mito arcaico del lupo azzurro ha un’importanza fondamentale, in quanto è “cratofonia” della luce uranica e del fulmine. In Anatolia molte donne invocano ancora il lupo per avere un figlio. Simbolo di fecondità e di psicopompo è un essere di luce presente nell’oltretomba che accompagna i vivi dal mondo dei morti, pensiamo a Virgilio per Dante. Nell’affresco Giotto divide e descrive perfettamente i due aspetti, quello celeste e quello ctonio. Il lupo è figlio della Lupa che per i greci fu simbolo di Luce, per altre culture fu distruttrice, morte cosmica, sia signora delle tenebre che mediatrice tra il cielo e la terra. Vista come una divina forza rigeneratrice è innegabile come la lupa fosse strumento privilegiato della dèa Madre. La lupa era anche chiamata Latona, una delle più arcaiche dèe greche, non a caso madre di Apollo e Artemide, “i due occhi del cielo, figli di Latona che fa il suo nido” come scrive Dante nel Purg. XX, 130-2:

(…) Noi di eravamo ormai allontanati da lui e cercavamo di percorrere la strada, tanto quanto ci era consentito, quando io sentii il monte che tremava come se stesse per crollare; allora raggelai come colui che sta per morire. Certamente l’isola di Delo no si scosse così forte, prima che Latona partorisse su di essa i due occhi del cielo (Apollo e Diana) e facesse il suo nido (…)

Apollo e Diana rappresentano non il Sole e la Luna ma i due aspetti del Sole: il Sole di Mezzanotte e il Sole dell’Aurora.

I due Soli sono simboleggiati da Giano Bifronte i due Giovanni il cui nome deriva da Giona/Giano che a sua volta deriva da YVNH/ionah/ione/colombe, simbolo di Afrodite. Iside è sicuramente l’Anima simboleggiata da un uccello, ed è la stella Sirio che fa parte della Costellazione del cane/lupo. Ne deriva che il lupo/a luminoso è proprio Lei, Sirio. Latona, secondo il Fulcanelli, nella Dimora Filosofale, deriva da leitos nel senso di bene comune e casa comune, significativo dell’involucro protettivo che avvolge il doppio embrione gemellare, metafora dell’universo. Non dimentichiamo che Sirio ha il suo doppio, una stella gemella.  La casa comune è sicuramente la casa celeste alla quale tornare e venire come “messaggere”, attraverso la  Via Lattea, più volte citata da Dante, come una scala cosmica e alla quale i suoi figli sono fedeli (…) (Segue)

 Giuliana Poli: Giornalista – Ricercatrice di antropologia culturale – Scrittrice di Tradizione – Scrittrice di monografie e testi su opere d’Arte- Analista ed esperta d’iconografia ed iconologia di opere d’arte. Ricerca semantica del linguaggio dell’Arte e della parola. Comunicazione strategica.

 

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