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Giotto Dante e Francesco, i tre cuori di Madonna Povertà (Parte Seconda)

di Giuliana Poli | Chiose
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Elementi nascosti all’interno dell’affresco Madonna Povertà di Giotto nella Basilica Inferiore di Assisi.

…. (Segue dall’articolo precedente PRIMA PARTE)

Nell’affresco Madonna Povertà, il Cristo è nel mezzo. La sua aureola è la croce il cui centro è la sintesi della terra orizzontale con il cielo, verticale. La fusione di questi elementi è simboleggiata dall’incrocio delle mani dei tre personaggi. La mano esprime l’idea di attività, di dinamismo, ma anche potenza e dominio. Nella lingua in generale l’espressione “mettere mano” significa iniziare l’opera, cominciare a lavorare, ma nel mondo ebraico per esempio Yad significa la mano di potenza. Da quest’analisi si evince che Madonna Povertà tendendo la mano destra, benedice i due, ma soprattutto dona forza. Interessante notare come il groviglio di mani crea un vuoto entro il quale entra un serpente mimetizzato da Giotto, nella fascia del Cristo che va a lambire l’anulare di Madonna Povertà. (fig. 1)

fg. 1 immagini di  lupi e il serpente che entra tra le mani incrociate dei tre
fig. 1 immagini di lupi e il serpente che entra tra le mani incrociate dei tre

Il serpente è l’elemento primordiale privo di membra che non cessa di nascere, di sparire e di rinascere nuovamente. E’ la vita nella sua latenza dalla quale hanno inizio tutte le manifestazioni ed è legato all’idea stessa dell’origine. In arabo il serpente è al-hayyah e la parola vita è molto simile: al-hayat. Il serpente visibile appare come la breve incarnazione del grande serpente invisibile, principio delle forze della natura. E’ il vecchio Dio primevo di cui parlano tutte le cosmogonie ed è il più importante archetipo spirituale. I tre personaggi sono animati quindi da una volontà di ritornare alle origini. Dante quando parla di Francesco, nel Par. XI, 52-54 lo definisce il Sole d’Oriente nascente, ovvero il nuovo Cristo. E’ importante questo dettaglio nascosto da Giotto, poiché evidenzia come il tema dell’origine e della Povertà fosse un punto di scontro e di rivoluzione culturale molto dibattuto all’epoca, il cui capo indiscusso fu Francesco. Dante, come anche Giotto attraverso la pittura, entra in merito più volte su questo problema. All’epoca c’erano un pullulare di eresie, il contrasto era forte tra i domenicani e francescani. Nella Commedia sarà San Tommaso che farà il mea culpa nei confronti del suo ordine, quello dei domenicani, come al contrario sarà Bonaventura, francescano, a tessere le lodi di San Domenico e a criticare le mancanze dei francescani. Il periodo storico di Dante è lo snodo dello scontro tra gli Spiritualisti e la corruzione della Lupa (Roma). Dante stesso si lamenta contro “l’insensata cura dei mortali”, che anziché ricercare i beni celesti, si affannano contro quelli terreni. Il Poeta entrerà ancora in merito a questa problematica facendo poi parlare Ubertino da Casale che era per la povertà assoluta e Matteo d’Acquasparta sostenitore di Bonifacio VIII. Interessante la visione di Dante che non si schiera apparentemente con nessuno dei due ordini, ormai è in Paradiso, nella sua vera casa e la Luce divina scioglie i dolori, le delusioni, le visioni distorte delle cose che perdono d’importanza quando sono viste dall’alto. Ormai si sente libero dalle lusinghe e dalle false brame. Le diatribe terrene non gli interessano più, ma la persona di Francesco si, hanno un amore comune: Madonna Povertà. Anche nel canto relativo al “messo celeste” (Inf.Canto IX,vv.66-105), Dante descrive il suo arrivo come di un essere angelico in viaggio, che impiega tempo ad arrivare per aprire la porta di Dite. Su questa visione il poeta sceglie di applicare alla Commedia la teoria dell’ordine dei francescani, i quali affermavano che gli esseri celesti non appaiono all’istante come invece asserivano i domenicani, ma tra la partenza dal cielo, all’arrivo sulla terra intercorreva un lasso di tempo. Dante quindi vuole essere agli occhi di chi legge al si sopra delle parti, ma non dimentichiamo che il poeta apparteneva al terzo ordine dei francescani. Come abbiamo visto, paragona il Santo al nuovo Cristo della Gerusalemme celeste, tornata in Italia e precisamente ad Assisi che nello specifico, non significa Ascesi ma Oriente. Tornando all’incrocio di mani tra i tre protagonisti, l’indice di Francesco e l’anulare della Donna s’incontrano nel punto centrale della circonferenza creata dalla mano chiusa del Cristo, quasi ad indicare che la forza spirituale di Lei è la forza del Sole, in secondo luogo, la mano di Cristo essendo chiusa indica un segreto non ancora svelato. Un grande dettaglio è che Gesù tocca il braccio della Donna attraverso la “presa del maestro”, un saluto simbolico e segreto di appartenenti ai massimi livelli di uno stesso “ordine”. Nel punto in cui avviene la presa, Giotto nasconde il viso di un omino che addenta il braccio di Povertà, i cui denti sono nell’affresco le dita del Cristo. (fig. 2)

Fig.2, part. uomo che morde il  braccio di Madonna Povertà
Fig.2, particolare uomo che morde il braccio di Madonna Povertà

La chiostra della dentatura rappresenta il muro di una fortezza che difende qualcosa d’importante ed indica una volontà di possesso. Sull’abito del Cristo è presente altra figura nascosta che morde l’avambraccio di Lei. (fig. 3)

fig.3 omino che morde l'avambraccio di Madonna Povertà
fig.3 omino che morde l’avambraccio di Madonna Povertà

Appena sotto è nascosto l’uomo con la barba la cui immagine è presente ovunque nell’affresco (fig. 4)

fg. 4
fig. 4

Girando la stessa figura di 180° l’uomo si trasforma in un lupo dalla cui bocca s’intravede un piccolo essere (fig. 5)

fg. 5 lupo dalla cui bocca fuori esce una figura
fig. 5 lupo dalla cui bocca fuori esce una figura

La bocca che addenta la parte del gomito di Madonna Povertà è il centro di due uomini-lupi palindromi: un uomo lupo presente sul petto del Cristo (fig. 6) e l’altro come visto, capovolto e appena sotto il gomito della Donna. Esso è il punto centrale del braccio che permette di accettare o di respingere, di salire o scendere. (…) Segue

fg.  6 lupo
fig. 6 lupo

Giuliana Poli: Giornalista – Ricercatrice di antropologia culturale – Scrittrice di Tradizione – Scrittrice di monografie e testi su opere d’Arte- Analista ed esperta d’iconografia ed iconologia di opere d’arte. Ricerca semantica del linguaggio dell’Arte e della parola. Comunicazione strategica.

 

 

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