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Giotto, Dante e Francesco, i tre cuori di Madonna Povertà (prima parte)

di Giuliana Poli | Chiose
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Le figure nascoste all’interno dell’affresco Madonna Povertà di Giotto, nella Basilica Inferiore di Assisi.

 

Credette Cimabue nella pintura

Tener lo campo, e ora ha Giotto il grido,

si che la fama di colui è scura.

Dante, Purg. ,VI, 93-96.

 

Giotto

Dante, nel VI Canto del Purgatorio, vv. 93-96 scrive che Giotto divenne talmente famoso da oscurare la fama del suo maestro Cimabue, tanto che i contemporanei scorsero in lui l’iniziatore di una nuova pittura. Trasformò il dipinto dalla maniera greco-bizantina (icona) a quella latina (prospettiva), iniziando al contempo un’arte a lui contemporanea quasi fosse “cubista” nelle forme. Con Giotto si passa da una pittura ferma e statica ad una visione dinamica dell’arte e al collegamento del macrocosmo con la terra.

Immaginiamo di sdraiarci sulla distesa di un prato a pancia in giù e fare in modo che il nostro sguardo sia a venti centimetri da terra. Il mondo cambierebbe, con una visione completamente diversa da quella alla quale siamo abituati. Immaginiamo poi di entrare all’interno del nostro corpo, ci renderemmo conto che il dentro è uguale al fuori, dove tutto è legato a vortici di energia che cambiano di livello e di velocità, come in una scala, dove si sale e si scende. Con Giotto quindi cambia la “visione”, sia con la tecnica sia attraverso i colori che raccontano la  Natura. Le sue figure diventano dinamiche e soprattutto mette al centro la “zolla”, come punto di partenza del viaggio dentro e fuori di noi. Questo nuovo realismo influenzerà successivamente Masaccio, Paolo Uccello, Michelangelo e darà il via al Rinascimento italiano fino a Caravaggio.

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Fig. 1

Giotto deve la sua fortuna all’Umbria. Nella Val Nerina e precisamente nell’Abbazia di San Pietro in Valle vedrà gli affreschi del Cavallini dai quali apprenderà la leggiadrìa delle forme (Foto1) Come scrive Dante crescerà poi nella fama e in sapienza e “fu peritissimo in tutta l’arte, fu inventore e trovatore di ogni dottrina la quale era stata sepolta da circa 600 anni” 1). Con Giotto c’è il ritorno allo stile dei gentili, al mondo pagano, da pagus, figlio della terra, alla natura dentro e fuori di noi, dove Il trait d’union è la Grazia del cuore, la pace, la fratellanza, l’amore ritrovato per una sola Donna. Un vero ritorno alle origini quindi, la cui forza propulsiva fu l’essere più rivoluzionario del Duecento: Giovanni di Pietro di Bernardone, ovvero San Francesco d’Assisi e la sua Madonna Povertà. Scrive Dante nel Par. XI, 52-54 che da Assise nacque un Sole per il mondo (Francesco) come il Sole vero talvolta nasce dal fiume Gange. Se qualcuno parla di quella città, non la deve chiamare Ascesi (Assisi), ma Oriente, poiché ha dato i natali al santo. Francesco è quindi il Sole che fu pieno di amore mistico come i Serafini… Volle sposare una Donna (la Povertà), alla quale nessuno in genere vuole unirsi e il cui ultimo marito fu Cristo e poi Cesare durante la guerra civile contro Pompeo. Dante, quindi crea il trinomio Cristo-Cesare-Francesco, tutti e tre legati ad una Donna: Maria Maddalena, Cleopatra e Madonna Povertà.

Analisi del quadro

Fig.2 Madomma Povertà
Fig.2 Madomma Povertà

Giotto dipinge la Basilica Inferiore di Assisi tra il 1228 e il 1230. Sul soffitto in un grande affresco c’è il particolare delle nozze mistiche (Fig.2) La sua firma GB è nascosta all’interno della Madonna Povertà (vedi foto). Andando ad analizzare l’immagine per poi svelarne gli elementi nascosti, nonostante non abbia avuto a disposizione una foto di alta risoluzione che avrebbe consentito uno studio più approfondito e completo, sono comunque emersi dei particolari interessanti. Prima di tutto La Madonna Povertà è più alta sia del Cristo che di Francesco, per cui sulla scala dei valori è la più importante.  La sua aureola è esagonale, a differenza di quella delle altre due figure che è rotonda. L’esagono è la base della figura che compone la costruzione del “fiore della vita”, quindi rappresenta la genesi, i primi sei giorni della creazione, la cui forma è la molecola dell’acqua. Ogni cellula del nostro corpo conosce questa struttura molecolare e non c’è nulla nell’universo che non sia legato a questo schema. E’ la congiunzione dell’acqua e del fuoco, della terra con l’aria, è la vita ed il tutto. La Donna di cui parliamo quindi è un essere androgino: un femminino in perfetto equilibrio con la parte maschile, non a caso l’immagine dell’affresco è una donna con caratteristiche somatiche maschili. In Lei sono presenti tutti e quattro gli elementi. Nasce dalla terra attraverso rovi di spine. Attraverso il suo sacrificio, quindi dal suo sangue (fuoco) avverrà la nascita. Con la forza della sua acqua rappresentata dal suo abito color ghiaccio genererà “fratture”, il cui simbolo sono gli strappi della sua veste, dalle quali nasceranno le rose ed il giglio bianco.  La rosa è simile ad una ruota solare, alla manifestazione sorta dalle acque primordiali, al di sopra delle quali si eleva e sboccia.  Questo fiore è la perfezione assoluta e la bellezza della Madre divina, il compimento perfetto rappresentato dalla coppa della vita. L’emblema dei Rosa-Croce pone la Rosa al centro della croce, ne è il cuore. E’ lo stesso simbolo della “Rosa candida” della Divina Commedia di Dante e del Cantico dei Cantici che evoca la Rosa mistica che è in realtà la Vergine. Da Madonna Povertà nasce poi il giglio, la cui forma fallica similare all’Aquila e al fior di loto emana un profumo intenso, l’eros sublime dell’amore. Nella tradizione è la scelta dell’Essere amato: “Come un giglio fra i cardi, cosi la mia amata tra le fanciulle” (Cantico dei Cantici, 2,2). Il giglio è anche la Provvidenza che sopperisce al bisogno dei suoi eletti: ”Osservate come crescono i gigli del campo, non lavorano e non filano” (Matteo, 6,28).

Fig.3 figura sulla spalla sinistra di Madonna Povertà.jAl centro dell'avambraccio una immagine. pg
Fig.3 figura sulla spalla sinistra di Madonna Povertà. Al centro dell’avambraccio una immagine. pg

E’ il simbolo dell’abbandono mistico alla gloria di Dio. Sulla manica sinistra della Figura femminile c’è un Daimon, (fig. n 3) un essere vivo, come a sottolineare che dalla colonna destra dell’immagine deriva l’influenza sulla nostra parte sinistra, quella del cuore. Le mani di Madonna Povertà sono “mudra” 2), nella mano sinistra il pollice e medio si toccano. E’ la combinazione tra il fuoco e l’etere che genera un vortice, la mano infatti ha la forma di un movimento circolare di armonia e di trascendenza pura. La mano destra è protesa verso Francesco e il Cristo a cui “Monna” Povertà tende l’anulare. Questo gesto, a cui generalmente si attribuisce il valore di matrimonio mistico, lo è in parte, in quanto la mano è la destra non la sinistra e il suo “mudra” in realtà simboleggia la forza della terra a difesa di ciò che di sacro gli appartiene, ovvero la forza dello Spirito manifestato nella mano sinistra. Questo è un segnale molto preciso che Giotto vuole dare: resistere per mantenere il segreto… costi quel che costi. Quale? A chi? Lo svelerà il “mudra” complessivo dell’indice e del pollice: un segreto legato alla creazione. Sul corpo della Madonna, c’è un brulicare d’immagini che in realtà raffigurano un unico uomo scuro, magro, con la barba, dal naso aquilino, talvolta dipinto anche con il cappello dei Sufi. (fig. 4-7) Questo unico uomo che risponde al principio: “Uno per tutti, tutti per Uno”,  s’impossessa della Povertà, la quale non è né miseria né elemosina, ma portatrice di altro, messaggio… (Segue)

Fig. 4
Fig. 4
Fig. 5
Fig. 5
Fig.6
Fig.6
Fig.7 uomo con la barba ed il naso aquilino
Fig.7 uomo con la barba ed il naso aquilino

 

Note

  • Ghiberti, Commentarii, 1430 c.
  • Il termine mudra in sanscrito, significa letteralmente gesto. Nel buddismo i mudra sono un vero e proprio linguaggio gestuale espresso dalle dita della mano

Giuliana Poli: Giornalista – Ricercatrice di antropologia culturale – Scrittrice di Tradizione – Scrittrice di monografie e testi su opere d’Arte- Analista ed esperta d’iconografia ed iconologia di opere d’arte. Ricerca semantica del linguaggio dell’Arte e della parola. Comunicazione strategica.

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