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Dante e Michelangelo nella figura di Caio Giulio Cesare

di Giuliana Poli | Chiose
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Caio Giulio Cesare è una figura di riferimento nell’intera Divina Commedia. Dante lo considera il primo imperatore romano e ne parla sempre con devozione. Nell’Inferno (XXXIV, 55-67), saranno proprio Bruto e Cassio, gli assassini di Cesare, nonché Giuda il traditore di Cristo ad essere sbranati in maniera inesorabile da Lucifero. Essi rappresentano per Dante il peggio dei dannati. Interessante il fatto che il Sommo Poeta consideri Cesare il primo imperatore del sacro romano impero, anticipando questo titolo rispetto ad Augusto e che in qualche modo accomuni Cristo a Cesare. Con certezza Dante era a conoscenza di fonti antiche ricche di un sapere “diverso” rispetto a quello che “imperava” in quel periodo storico sotto la figura di Bonifacio VIII. Sicuramente era a conoscenza del Vita Claudii, (23.4) in cui Svetonio scriveva che Claudio:” espulse da Roma i Giudei che per istigazione di Cresto erano continua causa di disordine. Svetonio scrive la parola Chrestus invece che Christus, il cui significato non era unto o messia, ma bello e buono. Tale confusione di nomi, basata su una certezza storiografica, permette di osare verso strade interpretative mai percorse.

Nel primo canto dell’Inferno: “nel mezzo del cammin di nostra vita”, colpisce il nostra e la parola mezzo potrebbe essere riferita sia all’età di Dante, ma anche alla metà del mese di Marzo, precisamente le Idi di Marzo, il giorno in cui fu ucciso il primo imperatore romano.

Cesare esercitò un imperium “sociale” e fu incline verso le esigenze del popolo.

Si trovò in una situazione politica complicata. Voleva far acquisire a Roma un concetto universale della res publicae, proiettandola verso un’armonia sapienziale divina. Il suo obiettivo era di salvare la Repubblica elevandola ad impero e per questo fu ucciso. Possiamo quindi vedere la sua morte come incarnazione della nuova Roma di Augusto. Dante anche lui condottiero e capo, in altro periodo della storia altrettanto difficile, con nel cuore la sua “fides” alla croce e nell’autorità dell’Aquila, decide di affrontare il suo viaggio, il giorno della ricorrenza della morte del primo imperatore, quasi ad identificarsi con lui. Cesare quindi diventa il garante e “lascia passare” nel suo viaggio nell’oltretomba.

Il condottiero aveva riportato a Roma l’antica religione druidica italico-atlantidea  conservata in Egitto, per il tramite di Cleopatra. Possibilità che hanno soltanto i figli della dea immortale che è l’Aquila, il cui simbolo fu l’ascia sacra bipenne legata al cerchio, quindi al culto solare (elemento sempre presente nella Commedia). Il concetto è questo: se non sei Dux,  non puoi.

Anche Platone capì questa grande verità che la Sapienza da lui posseduta non era la sua. Comprese improvvisamente che tutto era alle sue spalle, che lui poteva essere tutto al più un amante della Sapienza, un amico. La vera conoscenza sprofondava di millenni e andava talmente indietro da ritornare alla sua famiglia celeste, le stelle, termine che non a caso chiude ogni canto.

Dante quindi ripercorre il tragitto idealmente con Cesare che lo riporterà in Paradiso. Attraverso il suo percorso con il vero Dux (colui che conduce perché è) restaurerà il ricongiungimento della Croce con l’Aquila che nel Paradiso saranno insieme, grazie a Beatrice. La “ricaduta” sulla terra di tale unione non avverrà immediatamente, come Lei stessa profetizza, ma la nazione è come una famiglia che ha nel ruolo della “Donna” la forza dello “Spirito”, il suo alfa immortale che da tempo immemore si sacrifica per la sua gens, la cellula primaria indispensabile.

Cesare viene ucciso il 15 di Marzo per ricalcare i misteri di Attis e di Cibele.  In quei giorni a Roma si facevano lunghe processioni nell’arco di una settimana con culti di morte e di resurrezione. Le festivitàterminavano con le cerimonie d’iniziazione ai misteri attraverso il matrimonio sacro con la dia/dea.

Le Idi di Marzo nel calendario romano indicavano la metà del mese, le None cadevano nel settimo giorno. Non è un caso che il viaggio di Dante si svolge in sette giorni, numero del percorso iniziatico ed il nove è il numero di Beatrice. Su queste basi ipotetiche se il viaggio fosse iniziato il 15 di Marzo sarebbe dovuto terminare il 21 Marzo, giorno dell’Equinozio di Primavera e inizio del nuovo anno. Dal Concilio di Nicea del 325, la Pasqua poteva essere officiata dal 22 di Marzo al 25 di Marzo, giorni in cui si festeggiava la Resurrezione, il che potrebbe collimare con il senso del viaggio del Poeta. I canti della Commedia sono 100, come il giorno di nascita di Cesare che nacque il 100 a.C. Questo numero rappresenta l’alfa, il principio ed è l’androgino, il consumarsi nel ritorno della coppia alchemica. 100 deriva dall’arabo Q, dal fenicio Qaf e dal greco Qoppa. La coppa simboleggia il Graal. La morte di Cesare avviene il 44 a.C. Il numero 4 è la pietra, la base del mondo, ma è anche la famiglia, la gens. Il 44 è anche colui che guarisce e che muore per ricreare, 44 sono anche i giorni della quaresima in preparazione del rito romano.

Il probabile viaggio di Dante insieme all’anima di Cesare, garante in un certo senso della protezione celeste dell’Aquila fu ripresa da Michelangelo che com’è noto fu un grande estimatore del Poeta. Guardando con attenzione gli aspetti misteriosi della Pietà vediamo che ripete il culto dei riti di Attis e Cibele. Lo scultore riprende il concetto del velo (la cenere che avvolge il corpo di Cibele in un matrimonio mistico similare a quello dei Fedeli di Amore), la cui parola ha la stessa radice di coppa o Graal. Altro elemento del rito è il taglio del pino di Attis.

Nel punto della scultura in cui il piede del Cristo tocca un albero non spezzato naturalmente, ma reciso di netto rappresentando un vero assassinio, in quel punto germoglierà una nuova vita. (figura sotto)

fig 1 La nuova vita

Se prendiamo la figura del Cristo e la giriamo al contrario appare la forma di un uomo buffo (figura sotto) che sorride quasi con scherno e questo potrebbe significare che l’identità dell’uomo non è quella che si crede essere rappresentata da Michelangelo ma è di un Cristo romano.

Fg. 3 uomo buffo.

E’ noto come Roma accettò il Cristianesimo come religione dell’impero con Costantino sulla base del fatto che Gesù era romano imperiale, come testimoniano i Mandei, il gruppo gnostico che parlano di “Cristo il romano.” Pertanto la donna potrebbe essere Cleopatra sacerdotessa dei grandi misteri di Iside. Questa tesi è avallata anche dal fatto che quando i critici del tempo chiesero a Michelangelo il perché la Madonna della Pietà fosse molto giovane, più giovane del figlio, il genio del Rinascimento rispose citando il verso di Dante del XXXIII canto del Paradiso:In prossimità del petto e del cuore della Madonna ci sono due figure: un uomo ed una donna con il velo in testa, simbolo di grande autorità. Considerato quindi che il Cristo è più grande della Madre è molto probabile che le due figure scolpite non fossero madre e figlio ma piuttosto una coppia di sposi. Probabile identità della coppia è quella di Giulio Cesare e Cleopatra che portarono avanti insieme il concetto dell’auctoritas celeste. Julio morì proprio il giorno delle Idi di Marzo, giorno in cui si uccideva Attis, il cui sangue avrebbe fatto rinascere la Vita: l’Imperium della Madre naturale. Alla stessa stregua del sacrificio del Dio figlio e amante della dea, Cesare fu ucciso, come se il suo sacrificio fosse un atto di fertilità e di nascita non dell’imperium della tradizione, ma di un nuovo corso della storia e come se il suo sangue prezioso e divino facesse nascere una nuova “religio” ovvero un nuovo Imperium: non quello che voleva Cesare. Un nuovo potere materico e divino, come se dal sangue di Giulio Cesare considerato sacro, nascesse una nuova storia.

Vergine Madre figlia del Tuo Figlio,

(…) ‘l suo fattore

non disdegnò di farsi sua fattura.

L’apparente contrasto della frase “figlia del Tuo Figlio” “fattore e fattura” significa che la Madre ha due figli e che la figlia è a sua volta Madre e sorella sposa mistica  che si rinnova in maniera perpetua: la croce e l’Aquila.

Giuliana Poli: Giornalista – Ricercatrice di antropologia culturale – Scrittrice di Tradizione – Scrittrice di monografie e testi su opere d’Arte- Analista ed esperta d’iconografia ed iconologia di opere d’arte. Ricerca semantica del linguaggio dell’Arte e della parola. Comunicazione strategica.

 

 

 

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