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Dante e la falconeria. Il falcetto d’oro nel campo delle stelle

di Giuliana Poli | Chiose
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(…) Bastiti, e batti a terra le calcagne:
li occhi rivolgi al logoro che gira
lo rege etterno con le rote magne

Qual è il falcon, che prima à piè si mira,
indi si volge al grido e si protende
per lo disio del pasto che là il tira,
tal mi fe’io; e tal, quanto si fende
la roccia per dar via a chi va suo
n’andai infin dove ‘l cerchiar si prende.
Purg. XIX 64-69

Dante nelle sue opere dimostra di conoscere perfettamente  l’arte della falconeria, ma mentre in un primo momento (nelle Rime- il Sonar Bracchetti e cacciatori aizzare) la veneria altro non era che una “selvaggia dilettanza”, durante l’esilio dovette acquisire un’altra consapevolezza: della dimensione predatoria dell’esistere ed integrare questa nuova prospettiva nella sua poesia.

Nel IV Convivio 26 1-2, Dante scrive: “Canzone, uccella con le bianche penne/canzone caccia con li neri veltri/che fuggir mi convenne, ma fa mi poterion di pace dono/Però non fan che non san quel che sono:/camera di perdono savio uom non serra,/che ‘l perdonare è bel vincere guerra.” Canzone, và a caccia di uccelli con le penne bianche; canzone,  va a caccia con li cani neri che ho dovuto fuggire ma che potrebbero donare il perdono. Non lo fanno perché non sanno quello che io sono: l’uomo saggio non chiude l’animo del perdono, poiché perdonare è un bel modo di vincere la guerra. Con quel “non sanno quel che io sono”, Dante applica il pensiero aristotelico-neoplatonico secondo cui: “Ciascuna cosa, da providenza di prima natura impinta è inclinabile a la sua propria perfezione. (Convivio I.1.1)

Nel Purg. XIX 64-69, Dante è tra gli accidiosi, gli uomini che vissero la vita annoiati di tutto. Dante era stato appena assalito da un sogno, da una femmina strega “ammaliatrice vecchia quanto il mondo” che si trasforma per ingannarlo fino a diventare bellissima. Virgilio su esortazione di un angelo straccia i vestiti della femmina mostrandone la reale bruttezza, quindi sprona Dante ad accelerare il passo. Il poeta sta a terra con i calcagni ma con lo sguardo di volge gli occhi a Dio che fa girare le sfere celesti … E  si fa veloce come il falcone che prima guarda i piedi perché si vuole liberare, poi fulmineo si lancia sulla preda mosso dal desiderio di ricevere il boccone dal suo falconiere.

La falconeria deriva da falco-onis, l’etimologia è incerta, ma il lemmo viene dal latino falcio per via della forma di falcetto degli artigli. Il falcetto è associato simbolicamente al “falcetto d’oro nel campo delle stelle “ associazione del poeta arabo Ibn Al Mutazz. E’ la morte attraverso il taglio ma anche la speranza di rinascita. Ricordiamo l’uso del falcetto usato dai Celti per raccogliere il vischio sacro dell’immortalità. Il falco quindi prima scende poi risale, esattamente come fa il Sole che prima scende fino  a scomparire e poi risale alto e splendente.

E’ il simbolo ascensionale su tutti i piani: fisico, intellettuale e morale, ma il falco incappucciato è simbolo della speranza della luce che nutre chi vive nelle tenebre, l’immagine dell’ardore spirituale ostacolato. L’uccello rapace è da sempre legato al sovrano. Nell’ambito iranico era già codificato nei testi dello Zoroastrismo, in relazione a figure di sovrani mitici. Nelle iconografie più antiche il cavaliere-falconiere è ipostasi del sovrano universale investito di potere e sapere trascendente. Il rex con sul polso posato un falco rappresenta l’eletto, colui che ha l’aura gloriae che solo, può portare un altro mortale a compiere il proprio destino, realizzando il volere delle forze trascendenti di Ahura Mazdah. Il Bene visto come regalità quindi ha l’aspetto aquilino ed è l’anima che piomba sulla preda che ghermisce: l’anima che piomba su altra anima per trasformarsi da “natura” in “cultura” e per iniziare in piena collaborazione e umiltà un percorso.

Dante fece rivivere nella Commedia l’antica tradizione iranica e sapienziale del rapporto tra il sovrano e il suo falco.

Dall’eredità aristotelica-platonica rivisitata in chiave gnostica, l’Anima/falco è  l’angelo che diventa il messaggero, il viaggiatore cosmico dell’intelligenza agente che ghermisce le anime umane ostacolate nella loro ricerca, da impedimenti esistenziali. L’uomo nella sua materia ha bisogno di una guida che le consente di realizzare il proprio potenziale di eccellenza. L’angelo è il doppio celeste intellettivo e trascendente dell’anima umana nei tre stati: inferno purgatorio e paradiso sapendo che il messaggero è sempre con lui. Fondamentale quindi è la relazione stretta e personale dell’io terreno con l’angelo, suo gemello immortale. La trasformazione che ne deriva è la stessa assimilazione dell’io all’uccello, ingenerando il desiderio del viaggio/volo, ovvero la metamorfosi dell’anima, il suo riallineamento spirituale.

Il poeta inizia il suo percorso nella selva oscura tra fiere feroci, il falco viene incappucciato per imparare a non avere paura e sapersi orientare anche al buio.

Il tutto è un gioco di ombre. Se rimanessimo smarriti nell’oscurità non potremmo vedere e trovare la chiave che apre la porta: vedere il Sole nell’ombra e poi l’ombra svanire nel Sole. Per affrontare il viaggio sono necessarie le fiere che incontra Dante, avere il coraggio degli innamorati, la passione rischiosa e totale che permette dal molteplice di ritornare all’uno e questo attraverso la sapienza terrena.

Il velame di Dante è che il falco e il falconiere sono uniti. Dante e le guide spirituali che lo aiuteranno ad arrivare al Paradiso sono un unicum, poiché come i Fedeli d’Amore appresero dai Catari il principio della trasmigrazione delle anime, Dante nella Commedia compirà il proprio cammino con la sola guida di se stesso, poiché i maestri che lo hanno accompagnato partendo da Virgilio, non sono altro che il medesimo sé moltiplicato con l’Amore di Beatrice, vera Luce.

Ringraziamento speciale: alla dott.ssa Franca Tacconi, amica amorevole ed anima della Fondazione Federico II di Jesi. Grazie per il materiale fornito e per la piacevole chiacchierata su Federico, Dante ed altri.

 Giuliana Poli è giornalista, ricercatrice di antropologia culturale, scrittrice di Tradizione, scrittrice di monografie e testi su opere d’Arte, analista ed esperta d’iconografia ed iconologia di opere d’arte. Si occupa anche di ricerca semantica del linguaggio dell’Arte e della parola e di comunicazione strategica.

 

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