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Angeli e demoni. Due linguaggi di un’unica parola

di Giuliana Poli | Chiose
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Nella Divina Commedia si parla di angeli e di demoni dall’inizio alla fine. Si potrebbe dire che quella dottrina nascosta “sotto il velame de li versi strani” sia il percorso che dai nostri Daimon interiori ci porta al nostro essere di Luce.

Nel Canto XIX del Paradiso verso 45.  Bernardo da Chiaravalle afferma che Dio è superiore alle capacità umane: “E ciò fa certo che il primo superbo che fu la somma di ogni creatura, per non aspettar lume cadde acerbo” (cadde precipitato). Nel suo Liber de gradibus humilitatis et superbiae, Bernardo addebita la colpa al peccato di superbia più grande quello della curiositas (1) la quale ha creato la divisione tra gli angeli obbedienti e gli angeli ribelli.  Il primo di questi ultimi è colui  che è la summa di ogni creatura. Consideriamo una massa cosmica informe, ad  un tratto l’angelo con il più alto grado di splendore, impazzisce, inizia a tintinnare danzando, poi si ferma e in quell’attimo crea un vuoto, la prima caverna alchemica dell’universo, all’interno del quale nasce l’acqua. L’angelo si specchia e si vede bellissimo e da quel momento dal Non Essere Lucifero crea l’Essere, l’Io Sono. La prima caverna è l’uovo cosmico. Venendo all’etimologia del termine uovo vediamo che deriva dal greco oon e oion e dal latino ovum, ed è riconducibile all’accadico uwwu (uwum, uwun) cioè utero.

L’Uovo afferma René Guenon: “Rappresenta la figura non del cosmo nel suo stato di completa manifestazione, ma di ciò a partire da cui si effettuerà il suo sviluppo”. E’ il punto primario iniziale, il sasso lanciato nel mare dal quale poi partiranno cerchi concentrici di espansione che determineranno l’universo, è il nucleo dell’esplosione iniziale “. Esso quindi continua Guénon, “è centrale rispetto al cosmo”. E’ l’occhio iniziale. Dante collocherà la potenza angelica, nella misura in cui sono più o meno distanti all’occhio di Dio,  a quel punto di massima energia.

Lucifero la cui figura deriva dalla Lilith mesopotamica, in fondo compie un atto di amore, guarda se stesso e s’innamora credendo di vedere l’immagine di Dio, quindi si dona a Dio e donandosi, cade.

La donna dona. Attraverso la N che differenzia il nome dall’aggettivo, il nun (pesce in aramaico ma nel proto-cananeo il nun è serpente) avviene il movimento e quindi la propagazione tipica del messaggero.

Grazie al Serpente Lucifero nasce la vita attraverso l’eros dell’acqua e questo liquido di vita è messaggero.  L’angelo ha creato un’implosione perché voleva conoscere se stesso creando un’autocoscienza attraverso l’incarnazione nella materia. Solo attraverso l’innamoramento della forma (il vedere la materia attraverso lo specchio) ha creato la luce degli occhi e quindi la consapevolezza del proprio essere e della propria psiché.

Questa è la visione Sufi tanto cara a Dante ed ai fedeli d’amore, in fondo il dio Pan, il dio della natura e Lucifero sono la stessa cosa: ovvero la luce della natura che illumina l’essere. Con Lucifero in realtà nasce l’Anima. Dante nel  XVIII Canto del Purgatorio (15-42) afferma che l’Anima è libera, non ha sensi di colpa è Lei in realtà la ribelle perché è pura non ha regole e “si volge verso ciò che le piace”, “non appena la cosa piacevole pone in atto la sua disposizione ad amare”. L’Anima non ammette di essere strumentalizzata, quando si accorge che l’oggetto dell’amore non è puro, ovvero non è Eros ovvero rapimento d’amore che innalza ma  voluttà sessuale e appagamento di meri impulso o brama lo lascia da solo. Ciò determina lo sprofondare dentro l’Inferno che come il Paradiso rappresentano stati dell’Essere dentro di noi.

L’Amore è sia natura virtuosa che brama. L’Inferno e il Paradiso non sono nient’altro che le due diverse vie: la via lunare che è illusione e la via solare che è verità. L’acqua che è magia, tutto può, perché sempre fugge e chi la conosce ha trovato la pietra filosofale di Lucifero, ma se non la conosci, è inganno, ti può deviare e far impigliare nell’oscurità. L’Eros ti porta in uno stato di grazia che è identificato con il drago ed il serpente che è acqua di fuoco e potenza dell’acqua dentro la soglia della coscienza.  Essa si rivela come brama che ha bisogno del suo flusso come dice Dante e va sempre verso la gioia. E’ una luce astrale luciferina invisibile ai profani che non riusciamo a catturare. La vera conoscenza non può prescindere da Lucifero che è vita, ma è libera, scivola via, siamo noi che con la nostra volontà d’intelletto la dobbiamo  ricondurre alla nostra solarità. Lucifero quindi può essere inferno o essere paradiso e questo stato dipende solo da noi. Nel compiere questo percorso ci vengono in aiuto gli angeli ed arcangeli che sono anch’esse anime dotate di corpi per essere strumento di aiuto agli uomini. Sono Spiriti guida che si susseguono man mano che cambiamo il nostro grado di luce, accompagnandoci fino a che non riusciamo a vedere il vero Amore.

Dante ci insegna in generale che il contrasto tra bene e male non esiste. Possiamo trovare Dio attraverso l’Amore che deve rimanere sempre puro anche nell’atto sessuale. L’Arcangelo Michele, colui che è come Dio, il cui nome deriva da Maat, matematica, misura è il principe che vince sul demonio con la sua bacchetta magica (non la spada). Egli combatte con Lucifero, ma non lo uccide, ma in realtà lo controlla tenendo in equilibrio il cosmo e sicuramente lo ama.

Note

1) Marcello Simoni, Angeli l’obbedienza e la ribellione, Enaudi, edizione 2021, pag.14.

Giuliana Poli è giornalista, ricercatrice di antropologia culturale, scrittrice di Tradizione, scrittrice di monografie e testi su opere d’Arte, analista ed esperta d’iconografia ed iconologia di opere d’arte. Si occupa anche di ricerca semantica del linguaggio dell’Arte e della parola e di comunicazione strategica.

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