Il patto di Amore di Dante e Beatrice

di Giuliana Poli |

Dante condannò all’inferno il “pastor senza legge” che compì la “laid’opera” di vendere i Templari al re di Francia e schierò nell’immenso anfiteatro dell’empireo la dispersa “milizia di Cristo”.

(…) Qual è colui che tace e dicer vole,

Mi trasse Beatrice e disse: “Mira

Quanto è il convento delle bianche stole!…(…)

                                          

                                                      (Par. XXX. 127-128)

 

 

Beatrice, traendo a disparte Dante, sussurrò a labbra strette, in modo che nessuno si accorgesse che gli stava parlando: “Guarda quanti templari sono convenuti quassù, dalle prigioni e dai roghi di Filippo il Bello!”

Questa frase detta proprio da Beatrice rappresenta il patto d’Amore, l’intesa iniziatica tra Dante e la Donna amata. Per bocca di Lei parla la Sapienza divina, la Sophia. Tra i due quindi esiste un sigillo di fedeltà e di appartenenza, indissolubile. Beatrice che più volte nella Commedia è assimilata alla Vergine vestita di Sole è complice di Dante e Dante è Suo e di nessun’altra. I Fedeli d’amore sono quindi milizia dell’antica religio legata alla genetrix dell’universo. Il fuoco divino rappresenta per gli esponenti dell’amor cortese l’Auctoritas, la Sapienza Santa in quanto creazione e dominus di tutto. La poesia d’amore riprende a modello le Mille e una notte, favola amata dai bambini, ma che in realtà è un testo sacro di matrice erotica legata ai culti solari. Eros è la fiamma che si alza verso l’alto, l’eccitazione d’amore mediante la quale la principessa Shahràzad difende la propria virtù e salva le giovani dal re Shahriyar. Il sire odia le donne dopo il tradimento della moglie, che vendica attraverso la congiunzione carnale con una vergine ogni notte, che puntualmente fa uccidere all’alba. La principessa Shahrazàd, richiesta dal vendicativo re, per salvarsi, per mille e una notte, tiene desta la curiosità del sovrano con i suoi racconti straordinari, che faranno dimenticare a Shahriyàr la sua ossessione contro le vergini, riconciliandolo con la vita. La principessa ormai divenuto mito, con la sua intelligenza e fascinazione è riuscita a far entrare in una polla estatica il re attraverso la seduzione ed incarna non l’elemento passivo ma il fuoco d’amore della Madre divina. L’energia che ne scaturisce è il principio stesso della vita, che non si può spegnere, pensiamo alle vestali che dovevano tenere costantemente accesa la fiamma, in realtà il loro stato di eccitazione.

Shahrazàd, a differenza delle altre vergini che sono state uccise ha Intelletto e consapevolezza del proprio essere femmineo in quanto Fuoco divino. Beatrice è al massimo livello della scala iniziatica femminile alla quale Dante giunge e al quale è arrivato attraverso il desiderio sessuale non consumato. Attraverso la materia che è la visione dell’immagine dell’oggetto amato nasce la passione d’amore. Amore chiama amore. Francesca donna amabilissima viene messa all’Inferno da Dante  tra i lussuriosi non perché non sia stato puro il suo amore, ma in quanto non ha saputo sublimare il desiderio erotico derivante dall’immagine dell’amore (il libro e la bellezza di Paolo). Nell’atto magico di entrare in risonanza in astrale e di proiettare la propria ombra nell’ombra cosmica, non è riuscita ad entrare in contatto con il proprio Spirito. Lei è stata uccisa poiché il piacere carnale, quando non viene proiettato nel cosmo, lascia una sensazione di morte e di dispersione della forza. La povera Francesca che intenerisce i cuori tanto da far svenire Dante, non ha avuto la consapevolezza e la forza di rimanere lucida ad uno stato più profondo. Il bacio galeotto che ha scatenato la passione ha permesso di “cadere” prima  dell’unione spirituale.

La magia dello specchio e quindi dell’immagine del desiderio è la preparazione del doppio magico. Il simbolo dello specchio è il velo delle donne simbolo di nobiltà di animo, che rappresenta la capacità di separare il “sottile” (la donna nobile di spirito e quindi consapevole), dallo spesso (la schiava d’amore).

Dante anche se in maniera molto camuffata descrive tutti i passaggi sapienziali legati all’Eros e ci rivela che la via per raggiungere il Paradiso è l’Inferno e non a caso alla fine del triangolo rovesciato verso il centro della terra c’è Lucifero, il portatore di Luce nella materia oscura. Dante riuscirà ad andare in Purgatorio verso la montagna che ascende con la punta verso l’alto, con la forza motrice dell’Angelo decaduto e attaccandosi al “vello” di Lui. Solo attraverso il primo chakra si può ascendere. San Francesco anch’esso un Sufi scrive Fratello Sole e Sorella Luna, uno scritto dolcemente erotico, nel quale l’acqua e fuoco per far si che si congiungono alchemicamente necessitano della terra. Senza la materia, il fuoco e l’acqua si annullerebbero a vicenda e la vita fisica e spirituale non esisterebbe.

Per i cavalieri la congiunzione carnale, viatico verso la conoscenza della propria coppia filosofale avveniva solo in un secondo momento, quando l’incontro amoroso era già avvenuto in astrale, luogo unico, lontano dalle forze arimaniche e totalmente puro. In quel luogo di sogno che è più vero del vero, Lui rientrando in Lei, completava l’amore immortale, compiendo un atto di necessità animica. Francesca povera creatura ha amato con passione ma è rimasta prigioniera dei propri istinti, impedendo l’evoluzione della propria coscienza. L’atto del vero congiungimento è patto d’amore, non una mescolanza, ma sintesi che non confonde.

Giuliana Poli è giornalista, ricercatrice di antropologia culturale, scrittrice di Tradizione, scrittrice di monografie e testi su opere d’Arte, analista ed esperta d’iconografia ed iconologia di opere d’arte. Si occupa anche di ricerca semantica del linguaggio dell’Arte e della parola e di comunicazione strategica.