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Sant’Antonio e il sacro fuoco del cinghiale bianco: Paradiso Canto XXIX

di Giuliana Poli | Chiose
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Di Giuliana Poli

“… Or sai tu dove e quanto questi amori
furon creati e come: sì che spenti
nel tuo disio già son tre odori…”

“…Voi non andate giù per un sentiero
filosofando: tanto vi trasporta
l’amor dell’apparenza e il suo pensiero!…”

“…Non disse Cristo al suo primo convento:
“Andate e predicate al mondo ciance;
ma diede lor verace fondamento…

…”Di questo ingrassa il porco di sant’Antonio,
ed altri assai che sono ancora più porci,
pagando di moneta senza conio…”

Oggi diciassette Gennaio è la festa di un Santo universale: Sant’Antonio Abate, cui è legata la Tradizione più profonda, il sacro fuoco. Ecco allora il significato dei numerosi falò che si accendevano in questo giorno nelle campagne italiane ed europee. Il fuoco propiziatorio di fertilità, protettivo e purificatore, un fuoco che appartiene alle tradizioni passate, ma capace di restare acceso anche nella modernità, il fuoco ardente che deve rimanere sempre acceso.
Nel Canto XXIX del Paradiso si parla appunto del fuoco sacro, dei primi figli di Dio: gli Angeli.

In questo canto Beatrice illustra la creazione degli Angeli e dice a Dante di non aver bisogno di fare domande poiché legge i suoi desideri nella mente di Dio. Nella spiegazione di Lei, l’Altissimo creò le Intelligenze angeliche affinché il suo splendore potesse riflettersi in altri esseri all’infuori di Lui. L’atto della creazione fu immediato, come quando il laser della luce attraversa una forma corporea trasparente. Forme e materie perfette, unite e separate. Con le sostanze angeliche fu creato anche l’ordine dell’universo, in modo che il puro atto creò gli angeli, la pura potenza di fuoco creò il mondo sensibile, potenza ed atto uniti formarono i Cieli. Come scrisse San Girolamo, gli Angeli vennero creati prima del mondo e questa è una grande Sapienza, ma ancor più grande sapere è che il mondo si creò attraverso il sacrificio degli angeli considerati ribelli. Gli Angeli furono dotati di Intelletto e Volontà e nel momento in cui fissarono lo sguardo nella mente di Dio ebbero ed hanno solo la Memoria di Dio e non di altro, quindi rappresentarono e rappresentano la Verità.

E’ sul concetto della Verità che è in seno alla memoria e al fuoco di Beatrice che s’incardina la figura di Sant’Antonio Abate protettore degli animali, ed è il motivo per cui Beatrice condanna tutte le scuole filosofiche dei pensatori sulla Terra che divulgano insegnamenti contraddittori, per il desiderio di potere, di fare sfoggio di Sapienza creata dall’umano che niente ha a che fare con la Verità, ma soprattutto Beatrice accusa i predicatori di imbrogliare il popolo attraverso la vendita d’ indulgenze e di raccontare “ciance” per ottenere interessi economici.

Nella tradizione popolare i fuochi accesi in tutta Europa avevano come scopo quello di favorire la salute e la riproduzione del bestiame per l’intercessione del santo in onore del quale erano stati accesi. E’ facile quindi vedere in quest’usanza il rituale di antichi riti pagani rielaborati ed adattati al contesto religioso cristiano. In questo caso il ruolo di un santo patrono degli animali domestici, si sovrappose a quello di un’arcaica divinità protettrice, o “signora” del bestiame, sul tipo della romana Pales o della sabina Vacuna molto vicina alla dea Northia, tutte deità legate al fuoco celeste ed al fuoco ctonio.
Nei rituali precristiani il bestiame era costretto a saltare i fuochi o le braci, o a passare correndo attraverso il fumo, come avveniva con i “fuochi della miseria” accesi in varie parti di Europa. Vi è poi una netta coincidenza temporale nell’antichità romana dopo la metà di Gennaio, infatti venivano celebrate le Feriae Sementiuae in cui si sacrificava un maiale, duplice festività posta sotto la protezione di due dee Tellus e Ceres (Ovidio, Fasti 1,657-696) Tellus è la potenzialità della terra feconda, la sua capacità generativa, il potere latente nei semi oscuri del suolo (Angelo ribelle che crea Ceres), Cerere il cui nome deriva dalla stessa radice di crescere, generare e manifesta la fertilità della terra. Le Cerialia erano festeggiate il 19 di Aprile. Motivi pagani e cristiani s’intrecciano e quando questi culti sono presenti tra il popolo, non è mai invenzione oppure una mera superstizione in quanto la tradizione popolare ripete fideisticamente una “fonte” legata a memorie antiche legate all’origine.

Retrocedendo quindi alla fonte del tutto e per capire ancor di più il perché Dante cita il Santo è bene osservare i simboli di Antonio. Innanzitutto è importante affermare che è un santo di origine egiziana al quale i devoti affidano se stessi, la famiglia ed i propri animali perché capace di sconfiggere il demonio.
Il primo simbolo di Antonio Abate è il fuoco che sancisce l’origine e la fine dell’universo, (gli Angeli). Non dimentichiamo che il fuoco è il simbolo di comunicazione tra l’uomo e il misterioso manifestarsi di Dio, come afferma Dante nel Paradiso. Il simbolo del fuoco è il TAU che vediamo impugnare da Sant’Antonio nelle iconografie più diffuse. Secondo la tradizione Antonio sarebbe sceso agli inferi e, dopo aver acceso il suo bastone, sarebbe tornato sulla terra per donare il fuoco di vita agli uomini. Una specie di Prometeo cristianizzato. Il simbolo del Tau richiama la croce egizia e sta ad indicare l’immortalità, ovvero la Memoria celeste che è scesa agli inferi ha generato la vita, ma poi ritorna sempre alla sua Fonte primaria: il Sole, poiché il TAU che è la diciannovesima lettera dell’alfabeto greco coincide con il diciannovesimo arcano maggiore che è il Sole, l’Amore incondizionato. Quindi il bastone di Antonio rappresenta il meteorite di fuoco celeste simbolicamente rappresentato dalla spada, dal tirso, dalla ferula della tradizione pagana o il pastorale nel cristianesimo, ovvero l’asse del potere che mette in relazione i due mondi: la luce e l’ombra, il sacro ed il profano. Altro simbolo è la campanella che rappresenta il suono armonico di creazione: il famoso canto degli angeli. Antonio gira poi sempre con un maiale: “il porco di Sant’Antonio” come scrive Dante. In realtà non si tratta di un porco ma di un cinghiale e quest’associazione ci porta al mondo celtico. Per i Celti il cinghiale era associato alle funzioni dei druidi, tra i quali il più noto è Merlino/Myrddin. In cinghiale selvaggio era stato assunto dalla civiltà celtica quale simbolo di Sapienza.

Sant’Antonio Abate è l’immagine dei simboli che hanno originato l’universo, ed è per questo che Beatrice dopo aver parlato degli Angeli e della loro funzione, si scaglia contro coloro (i più porci del porco) che sono contro la memoria del Cristo e che hanno “usato” la “fonte di Verità” quali i simboli di Sant’Antonio e l’immagine del Santo stesso, ovvero i codici della Sapienza, in dolore, finti peccati, in un mercimonio, una finta conoscenza che ingrassa e produce solo soldi per i falsi profeti.

Nella foto in alto: particolare della Natività. Chiesa di Sant’Antonio Abate. Milano. 1565. Bernardino Campi e Camillo Procaccini

Qui sotto Trattato alchemico italiano sec. XVI

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Giuliana Poli è giornalista, ricercatrice di antropologia culturale, scrittrice di Tradizione, scrittrice di monografie e testi su opere d’Arte, analista ed esperta d’iconografia ed iconologia di opere d’arte. Si occupa anche di ricerca semantica del linguaggio dell’Arte e della parola e di comunicazione strategica.

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