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I libri della settimana: Conte, Visciano, Palmarini

di Valerio De Luca | Libri
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Anche questa settimana la Redazione della Dante consiglia una selezione tra narrativa e saggistica di autori italiani.

Dante in loveSchermata 2021 01 13 alle 11.38.56

di Giuseppe Conte
Giunti
pagg. 204, € 17

Una storia di fantasmi che vede protagonista Dante Alighieri ai nostri giorni. Da seicentonovantanove anni, per una sola notte, il Padre eterno lo fa scendere dal Paradiso a Firenze per scontare il suo amore eccessivo per la poesia e per la bellezza terrena. Accoccolato ai piedi del “suo” Battistero, guarda lo spettacolo delle donne che passano e riprende il progetto di catalogare le sessanta più belle. Alla settecentesima notte Grace, una giovane studentessa straniera, per la prima volta gli dà l’impressione di avvertire la sua presenza. Così la segue in una esilarante sequenza di incontri e le racconta, come se potesse sentirlo, del suo amore per Beatrice e della sua esperienza segreta di Fedele d’Amore. La invita poi a compiere insieme un viaggio d’amore sul vascello magico mandato dal mago Merlino. Dopo che Grace ha baciato il ritratto del poeta, tutto cambia…

GIUSEPPE CONTE (Imperia, 1945) ha pubblicato libri in versi come L’ Oceano e il Ragazzo e Ferite e rifioriture, saggi e libri di viaggio tra cui Terre del mito, e romanzi: da Primavera incendiata a Fedeli d’amore, da Il terzo ufficiale (Premio Hemingway) a La casa delle onde (finalista al Premio Strega) e a L’ adultera (Premio Manzoni). Nel 2018 esce per Giunti il romanzo Sesso e apocalisse a Istanbul, nel 2019 I senza cuore.

La Divina Commedia per immaginiSchermata 2021 01 13 alle 11.39.15

di Sergio Visciano
Edizioni Valdonega
3o euro, 87 pagine

Il progetto fotografico “La Divina Commedia per Immagini” si compone del libro, composto dalle immagini di 12 Canti per ogni Cantica e delle stampe fotografiche in originale, aventi dimensioni 18 cm x 18 cm, per un totale di 39 immagini (Paradiso XXXIII si compone di 4 immagini).
Lo scopo del progetto è stato di proporre una interpretazione fotografica di terzine scelte del Poema, cercando di dare corpo alle visioni dantesche attraverso il mezzo contemporaneo che, a parere dello scrivente, si adatta maggiormente a questo scopo, vale a dire la Fotografia.
Le immagini prodotte sono infatti foto reali e non costruzioni grafiche.
Così come il Viaggio di Dante è un viaggio dalla tenebra dell’Inferno ai bagliori del Paradiso, mi sono proposto attraverso la “Scrittura della Luce” di rendere palpabili gli abissi ed i paesaggi infernali sino al Paradiso, “La cantica dell’Ineffabile”.
Per fare ciò, oltre ad aver visitato negli oltre tre anni di preparazione dell’opera, vari luoghi danteschi, mi sono aiutato con soggetti statuari e con le precise indicazioni date dal Poeta riguardo i colori e le intensità delle atmosfere. (Sergio Visciano)

Sergio Visciano dapprima matura esperienze in ambito culturale con la partecipazione a Campi Archeologici con varie Università. Dopo la Laurea in Geologia e l’esercizio della libera professione che lo porta a lavorare prevalentemente a Verona, sua città natale, Venezia, Padova e infine Roma, come consulente del Ministero dell’Ambiente e dell’Agenzia Nazionale per l’Ambiente, rinnova la propria passione per l’arte e la fotografia partecipando a corsi con Mauro Fiorese, Marco Negri, il Centro Internazionale di Fotografia di Verona e come curatore di Eventi d’Arte presso il Centro Espositivo Sloveno di Venezia.

Nowa Huta, la città idealeSchermata 2021 01 13 alle 11.39.27

di Luca Palmarini
casa editrice Attyka
18 euro

Nowa Huta venne fondata nel 1949. Realizzata dal nulla e destinata alla classe operaia impiegata nell’industria pesante, la città, insieme alle vicine acciaierie, le più grandi della Polonia di allora, avrebbe dovuto rappresentare l’espressione materiale dell’ideologia imposta dal regime. Tuttavia si trattò di una vittoria effimera. Grazie alla caparbietà di Karol Wojtyła, allora arcivescovo di Cracovia, e di altri religiosi che decisero di seguirlo nel suo intento, Nowa Huta, la città senza Dio e senza una chiesa, finì paradossalmente per diventare uno dei più importanti baluardi della lotta per la libertà di culto religioso e per la democrazia. Persa la sua funzione ideologica, oggi Nowa Huta rappresenta una delle più interessanti testimonianze dell’applicazione del realismo socialista in architettura. La sua struttura urbanistica, chiara espressione del funzionalismo, si propone come la realizzazione della città ideale attraverso i concetti di unità di vicinato, città-giardino, città-fortezza, residenza destinata al popolo e di architettura al servizio del regime. Nowa Huta è un museo a cielo aperto, un luogo da conoscere nei suoi molteplici aspetti. Il volume di Luca Palmarini ce ne dà assoluta conferma.

Luca Palmarini, polonista e traduttore, è dottore di ricerca presso la facoltà di Italianistica dell’Università Jagellonica di Cracovia, città in cui abita da più di vent’anni. È autore di pubblicazioni scientifiche incentrate soprattutto sui rapporti storico-linguistici tra Italia e Polonia, ma anche sulla storia della lingua italiana. Inoltre, collabora con diverse riviste specializzate. Ultimamente ha pubblicato Polveri d’ambra (Ferrari Editore, 2019), una raccolta di leggende delle varie regioni della Polonia, analizzate dal punto di vista storico e geografico. E’ il Presidente del Comitato di Cracovia della Società Dante Alighieri.

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