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Un Natale Speciale. Verso l’Intelligenza divina

di Giuliana Poli | Chiose
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Vergine Madre figlia del Tuo Figlio,

umile e alta più che creatura,

termine fisso d’etterno consiglio

tu sei Colei che l’umana natura

nobilitasti si, che ‘l suo fattore

non disdegnò di farsi sua fattura.

Nel ventro tuo si accese l’amore,

per lo cui caldo nell’etterna pace

così è germinato questo fiore.

Il Natale è una emozione, un  frastuono interiore di un’acqua serena di sorgente che sgorga dalla terra, una antitesi interiore, una apparente disarmonia che genera vita nuova. Forse questo è il senso che vuole dare Dante a questa prima strofa del XXXIII canto dell’Inno che San Bernardo rivolge alla Vergine. Nella prima riga troviamo tutte  insieme le parole Madre Figlia e Figlio, la trinità perfetta. L’apparente contrasto della frase  “figlia del Tuo Figlio” significa che la figlia è Madre e sorella e si rinnova in maniera perpetua.

 Molti, ormai, ignorano, che durante il Natale in questi particolari giorni del ciclo annuale, si ripetono i veri miracoli divini, gli eventi cosmici che, nella Tradizione Primordiale, assumevano un alto valore spirituale e simbolico. Il termine Tradizione, infatti, deriva da “tradere”, cioè “trasportare” da genitore a figlio, i valori più profondi di una spiritualità legata all’origine. L’associazione che fa Dante Madre Figlia e Figlio è il termine fisso d’etterno consiglio, il principio immortale della Luce che vince sulle tenebre.

Da quando il “tradere” si è interrotto per i più, assistiamo alla scomposizione  dell’uomo dal Cosmo. Delle feste natalizie originarie, sono rimasti i simboli, l’Avvento, la nascita del Bambino, il vischio, l’agrifoglio, l’Albero di Natale, il Presepe, Babbo Natale, il Ceppo natalizio, la Befana, lo stare formalmente assieme, divertendosi e giocando anche d’azzardo… Tutte simbologie e consuetudini riprese dal passato ed adattate ad un nuovo modo d’intendere la ragione, sicuramente diversa da quella che intendeva Dante. In questa prima strofa dell’Inno alla Vergine, il Sommo poeta descrive l’atto magico che va dal Solstizio d’Inverno al Natale. La chiusura di un ciclo cosmico e l’inizio di uno nuovo. Un momento di silenzio, di passaggio delicatissimo, nel tempo in cui la luce è angusta e genera un momento di massima drammaticità e sofferenza della Natura pur nella massima armonia serena. Ilsenso di sopraffazione, di soffocamento e di morte, preludio del mistero più profondo: la nascita “della Sole” della scintilla, come erano soliti chiamarla i nostri antenati originari.  Nel ventro tuo si accese l’amore, per lo cui caldo nell’etterna pace così è germinato questo fiore scrive Dante.  il Natale è la festa del Mistero più profondo, della genesi primordiale, della Madre Celeste Vergine (Donna perfectissima) che assimilando gli elementi cosmici con Intelligenza divina crea con Amore infinito Sua figlia, l’energia, la scintilla di Luce, la Rosa mistica che è colei che dà la vita: ovvero l’acqua, (figlia del termine fisso d’etterno consiglio) dalla quale si incarnerà il primo Uomo. Il ricongiungimento a “quella donna”, è un’esigenza  un riabilitare e rendere nobile la natura umana attraverso l’anima,  l’unico fiore che permette di  riconquistare la propria integrità originaria. Tu sei Colei che l’umana natura nobilitasti si, che ‘l suo fattore non disdegnò di farsi sua fattura.

Quando cala il buio sul futuro, Lei è il futuro soccorrevole che viene a noi, inconscio che si materializza ed emerge dalle acque. Buon Natale a tutti.

 

 

 

 

 

 

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