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Dante nella Verona Scaligera

di Valerio De Luca | Libri
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Verona celebra il Sommo Poeta a 700 anni dalla sua morte con un’opera editoriale di elevato valore letterario e artistico. Dalla penna di Andrea Mirenda e dalla matita di Giancarlo Zucconelli in arte “Zuc” prende vita il libro illustrato dal titolo “Dante nella Verona Scaligera“.

Il volume, realizzato con il sostegno della Fondazione Cariverona, in collaborazione con il Comitato di Verona della Società Dante Alighieri, si onora della nota introduttiva di Milo Manara, che scrive: “il sapere e l’immaginare non sono antitetici, non si escludono a vicenda. Il testo sapiente di Mirenda, frutto di ricerche meticolose e appassionate, fiorito di aneddoti, comunque documentatissimi, permette anche a noi di sapere, oltre che di immaginare”.

Nel volume il racconto dell’esilio di Dante nella città scaligera parte dalla sua missione diplomatica a Roma da Papa Bonifacio VIII, per conto del governo di Firenze, città che subito dopo, a causa delle lotte tra le sue fazioni politiche, bandirà e condannerà a morte il “guelfo bianco” Alighieri.

Dante, deluso e tradito, fu ospite dei “signori” della città veronese, prima del Gran Lombardo Bartolomeo della Scala (da qui il nome di Verona città “scaligera”) e poi di Cangrande, che divenne suo grande amico e protettore.

A Verona Dante visse un primo periodo del suo esilio (1303-1304) e successivamente tra il 1312 e il 1318. Andrea Mirenda racconta nel volume le varie tappe del soggiorno nella città, dai rapporti con la corte ai suoi incarichi diplomatici, dai luoghi, le piazze e le chiese che frequentava.

L’Arena, Piazza delle Erbe, la Chiesa dei Santi Fermo e Rustico, Santa Anastasia, i Palazzi Scaligeri, il Ponte Pietra sull’Adige. Tutti luoghi della Verona di oggi che ci riportano indietro nel tempo e ci fanno capire quanto forte era il prestigio e il potere della dinastia scaligera.

Le illustrazioni a colori di Zuc ripropongono un Dante che in qualche modo già conosciamo, come il suo volto e il suo aspetto severo e pensoso. Ma al contempo l’immaginazione ci porta a pensare la quotidianità del Sommo Poeta nel periodo veronese e gli incontri con i personaggi storici dell’epoca. E, attraverso vari aneddoti sulla sua vita riportati nel libro, conosciamo meglio un Dante che all’epoca era già molto ammirato.

Gli autori del volume pongono grande attenzione sul rapporto di amicizia tra l’Alighieri e Cangrande della Scala. L’Esilio da Firenze fu certamente un duro colpo alla coscienza e all’orgoglio di Dante, che vide in Verona prima, e Ravenna poi, una grande opportunità di riscatto. Aver nella propria corte un intellettuale e maestro come Dante, fu poi per i Signori dell’epoca un’opportunità incredibile, tant’è che molti incarichi diplomatici importanti gli furono affidati.

Ma i doni più grandi che queste città “illuminate” regalarono a Dante furono la serenità, lo spirito e lo spazio per ispirare Dante, che ha regalato all’Italia e al mondo una delle opere letterarie, filosofiche e morali più importanti della modernità: la Divina Commedia.

particolare dell'immagine di Zuc di Dante all'Arena di verona

Particolare dell’immagine di Zuc di Dante all’Arena di Verona. Il Poeta la “visitò” più volte.  Secondo Andrea Mirenda, Jacopo della Lana, uno dei primi commentatori trecenteschi della commedia, scrisse che l’Inferno ricordava una forma “per gradi a modo di scala, siccome l’arena di Verona”.

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