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“…Con altra voce ritornerò poeta”. Il Ritratto di Dante del Bronzino alla Certosa di Firenze”

di Valentina Spata | #LItaliadiDante, Chiose
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Non tutti sanno che uno dei ritratti più celebri di Dante Alighieri ha avuto una travagliata vicenda attributiva. La critica ha trovato finalmente una “duratura” concordia nel 2002 nel ratificare l’attribuzione definitiva di Philippe Costamagna a Agnolo Tori, detto il Bronzino. Nel 2005 è stata esposta per un periodo nella Sala 65 della Galleria degli Uffizi, attestandone con forza la paternità. La storia della lunetta/ritratto trova riscontro nella Vita di Bronzino di Giorgio Vasari. Il progetto iconografico prevedeva la realizzazione di tre lunette raffiguranti  i tre padri della letteratura italiana: Dante, Petrarca e Boccaccio. Le opere erano state commissionate dal mecenate repubblicano, amico di Michelangelo, Bartolomeo Bettini, destinate ad essere collocate nella sua abitazione privata.

Come scrive Vasari riferendosi a Bronzino: “et arrivato in Firenze fece, quasi per passatempo, a Bartolomeo Bettini, per empiere alcune lunette d’una sua camera, il ritratto di Dante, Petrarca e Boccaccio, figure dal mezzo in su, bellissime”. Dei ritratti l’unico arrivato fino a noi è quello di Dante, ascrivibile ad esso un disegno preparatorio conservato a Monaco e una copia di bottega su tavola conservata nella Collezione Kress della National Gallery of Art di Washington. Sono ignote le vicende che hanno espunto il ritratto dalla proprietà Bettini fino all’attuale presenza in una collezione privata (con la speranza che venga fatta una donazione ad un ente museale che assicuri la conservazione vista la cagionevolezza del supporto su tela). L’appartenenza ad un privato collezionista rende rare le opportunità per poter ammirare il capolavoro di Bronzino.

L’opera sarà visibile in occasione della mostra …con altra voce ritornerò poeta che anticipa le celebrazioni per il settimo centenario della morte di Dante, presso la Certosa del Galluzzo di Firenze.  Un progetto ideato da Antonio Natali, ex direttore degli Uffizi,  in collaborazione con Alessandro Andreini, e organizzato sotto l’egida dell’Arcidiocesi di Firenze dalla Comunità di San Leolino, dall’Opera di Santa Maria del Fiore e dall’Opera di Santa Croce.

Al centro dell’opera (olio su tela, 130 x 136 centimetri) campeggia Dante incoronato di alloro, simbolo della gloria poetica, regge il libro del suo poema aperto sull’introduzione del XXV Canto del Paradiso. Dante rivolge lo sguardo verso il Monte del Purgatorio mentre la sua mano destra si distende sopra un modellino della città di Firenze, visibili la cupola di Santa Maria del Fiore e  il Campanile di Giotto. Centrale è il tema dell’esilio, nell’incipit del canto, in primo piano, i versi che manifestano il desiderio e la speranza di poter far ritorno nella sua amata terra lontana, Firenze lontana dai suoi occhi “accarezzata” idealmente nell’iconografia del dipinto.

Il Ritratto allegorico di Dante sarà esposto presso la Pinacoteca della Certosa, una opportunità per potere ammirare, inoltre, i cinque affreschi del Pontormo, raffiguranti le Scene della Passione realizzati con la collaborazione dello stesso Bronzino dipinti intorno al 1523, anno in cui gli artisti trovarono ricovero presso i monaci per sfuggire ad un focolaio di peste. Sempre nella sala della Pinacoteca  in mostra le copie in scala ridotta realizzate da Jacopo da Empoli e da altri pittori fiorentini dell’Accademia delle Arti del Disegno intorno al 1582.

www.certosadifirenze.it

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