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Luigi Garlando: Dante parla ai giovani perché ha il cuore in fiamme come loro

di Valerio De Luca | #LItaliadiDante, Chiose, Libri
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Abbiamo intervistato Luigi Garlando, firma di punta della «Gazzetta dello Sport» e autore di libri per ragazzi, che per Rizzoli ha pubblicato “Vai all’inferno, Dante!“. Un appassionante romanzo che in chiave ironica e fantastica, riporta sulla Terra il giovane Sommo Poeta “evocato” da una mamma disperata bisognosa di un “mentore” per suo figlio.
Un Dante quanto mai vicino agli adolescenti di oggi per tanti motivi. Parla ai giovani perché ha il cuore in fiamme come loro. Vive l’amore con lo stesso impeto. E ancora: “Un Dante scriveva rime a 20 anni, che è età da rapper (e non da dotto cattedratico). Come i rapper ricorrono ai dialetti delle periferie, così Dante, in modo rivoluzionario, per la Commedia ha scelto il volgare, che in gran parte ha creato, e non il latino, la lingua dei dotti”.

La trama.4678003 9788817144988 285x424

A Firenze c’è una sontuosa villa cinquecentesca, la Gagliarda, residenza dei Guidobaldi e sede dell’impresa di famiglia. È lì che vive Vasco, quattordici anni, un bullo impenitente abituato a maltrattare professori, compagni e famigliari. A scuola Vasco fa pena, in compenso è imbattibile a Fortnite, progetta di diventare un gamer professionista e ha già migliaia di follower. Perché Vasco è così, sa di essere in credito con la vita e di avere diritto a tutto. Finché un giorno, a sorpresa, viene battuto da un avversario che si fa chiamare Dante e indossa il classico copricapo del Poeta. “Oh Guidobaldi, becca Montaperti! Or mi conoscerai, vil ghibellino. Ben ti convien tenere gli occhi aperti” chatta il misterioso giocatore. Ma chi è? E perché parla in versi? Appena può, Vasco torna in postazione e cerca la rivincita per umiliarlo come solo lui sa fare, senza sapere che la più esaltante e rivoluzionaria sfida della sua vita è appena cominciata. Luigi Garlando dà vita a un romanzo pirotecnico dove, a colpi di endecasillabi e battaglie reali, un adolescente di oggi dovrà vedersela con il più illustre e scatenato dei maestri: Dante Alighieri.

REDAZIONE Parlare di Dante e di poesia ai ragazzi può sembrare un’impresa ardua. Lei con il romanzo “Vai all’inferno Dante” ha trovato un approccio originale e molto legato a temi di attualità, come il bullismo, la solitudine dei giovani, la dispersione scolastica, la mancanza di valori.
Cosa l’ha fortemente ispirato? Perchè ricorrere a Dante? Perchè era necessario farlo tornare tra noi?

LUIGI GARLANDO Questo libro parte da lontano, dall’innamoramento per Dante che è caduto in età di università, quando alla Cattolica ho biennalizzato il corso di Filologia Dantesca. Da allora il Poeta è stato una presenza discreta, ma costante, al mio fianco. Anche in forma bizzarra… Amo per esempio scrivere in terzine dantesche. Lo faccio ogni tanto con diletto enigmistico, direi. Gioco a incastrare le rime come altri giocano a sudoku. E colleziono traduzioni della Divina Commedia, approfittando delle molte trasferte che mi impone il mio lavoro di giornalista sportivo. Sapevo che prima o poi avrei trascinato Dante in un romanzo per ragazzi. Infatti l’ho rimesso al mondo, a 700 anni dalla sua scomparsa. L’ho riportato nella sua Firenze per aiutare Vasco, ragazzo di 14 anni, a uscire da una selva oscura di dolore e bullismo. Sì, apparentemente è stata un’operazione ardita, perché il Dante scolastico, sofferto e subito alle medie e al liceo, non è certo una passione istintiva. Ma solo perché lo si presenta esclusivamente come il Sommo Poeta, austero, lontano e inarrivabile. Io sono convinto invece che i ragazzi siano gli interlocutori privilegiati dell’Alighieri, perché il poeta spiritualmente è vicino a loro. Dante scriveva rime a 20 anni, che è età da rapper e non da dotto cattedratico. Come i rapper ricorrono ai dialetti delle periferie, così Dante, in modo rivoluzionario, per la Commedia ha scelto il volgare, che in gran parte ha creato, e non il latino, la lingua dei dotti. Il paragone con i rapper non è gratuito come sembra. Oggi i rapper sono gli ultimi paladini della rima. Rap non significa parlare a caso su una base musicale, ma seguire una precisa metrica. La rima deve cadere rigorosamente in corrispondenza del battito di una percussione, così come l’accento deve cadere principalmente sulla quarta o sulla sesta sillaba dell’endecasillabo dantesco per ottenere il ritmo musicale del verso. Ma soprattutto, rime e musica a parte, Dante parla ai giovani perché ha il cuore in fiamme come loro. Vive la sua passione politica con il massimo coinvolgimento, fino a scendere in battaglia a Campaldino e rischiare la vita, fino a morire in esilio. E vive l’amore con lo stesso impeto. Ama per una vita intera una ragazza, Beatrice, che ha incontrato un paio di volte. I ragazzi, che sanno idealizzare i propri sentimenti, e non hanno ancora bisogno dell’appagamento del possesso, possono comprendere l’amore di Dante meglio degli altri. Per tutte queste ragioni (poesia, passione, tensione ideale) ero convinto che Dante potesse e dovesse parlare ai ragazzi. Ero convinto che, presentato in modo diverso, avrebbe trovato molti amici tra i giovani lettori. Molti di loro mi hanno scritto per confermarmelo. Di tutti i romanzi che ho scritto, “Vai all’inferno, Dante!” è quello che è partito meglio. Amore a prima vista. Da vecchio amico di Dante, sono contento…>

R: Cosa ha in comune il nuovo romanzo con suoi precedenti libri scritti per le scuole e i ragazzi (che tra l’altro hanno avuto notevole successo editoriale) “Camilla che odiava la politica”, “L’estate che conobbi il Che” e “Io e il Papu”?

LG: Lo affiancherei soprattutto a “L’estate che conobbi il Che” e a “Mister Napoleone”. L’operazione, tutto sommato, è stata la stessa: staccare dalla parete un quadro antico, togliergli la polvere e portarlo in mezzo ai banchi di scuola. In altre parole: creare una cornice di fantasia attorno a un personaggio e a un contesto storico particolari per comprendere ancora meglio quel personaggio e quel contesto. È il tipo di letteratura che prediligo, come scrittore, ma anche come lettore: immaginare ciò che sarebbe potuto accadere per interpretare più a fondo ciò che è accaduto. Il gioco letterario riesce a una condizione: che sia credibile. L’idea di “Mister Napoleone” mi venne leggendo la biografia di Alexandre Dumas. Lo scrittore francese racconta che negli ultimi giorni a Sant’Elena, più che il rimorso per le centinaia di migliaia di morti causati dalle sue campagne militari, gli pesavano sulla coscienza una dozzina di giovani cadetti che aveva fatto morire per errore in una battaglia simulata sul Col di Tenda. Da quel rimorso storico, documentato, è nato il mio Napoleone che a Sant’Elena s’ingegna per lasciare in eredità alle generazioni future un gioco di pace, la parodia di una battaglia tra due eserciti in cui però non si farà male nessuno. Napoleone inventa così il gioco del calcio. Allo stesso modo, mi sono preoccupato di dare credibilità al mio Dante che non è una caricatura gratuita, anche se va allo stadio e ascolta rap. In più parti del romanzo sono riconoscibili le sue autentiche convinzioni religiose, politiche e artistiche. Anche la molla dell’azione fa eco alla Commedia vera: come Beatrice mosse Virgilio in soccorso di Dante, così nel mio romanzo è la madre di Vasco che muove Dante in soccorso del figlio Vasco”.

R: Perché in Italia e soprattutto tra i giovani si legge poco?

LG: Domanda eterna e difficilissima. Io più che lanciare accuse ai giovani lettori, muovo un sospetto di responsabilità agli scrittori: forse perché non parliamo abbastanza delle cose che piacciono ai ragazzi e restiamo distanti dalla loro sensibilità. Faccio un esempio banale. Io mi sono preso un rischio a dare tanto spazio e tanta rilevanza, all’interno del romanzo, a Forntnite, popolarissimo videogioco, amato dai ragazzi e demonizzato da molti genitori e insegnanti. Ma sapevo che trasformare Dante in una skin di Fortnite e far giocare lo stesso Vate alla PlayStation mi avrebbe aiutato ad accorciare le distanze tra i lettori e il poeta e mi avrebbe permesso di creare situazioni assolutamente particolari. Io da 14 anni porto avanti una fortunata serie di libri per bambini che si chiama “Gol”. Protagonisti sono le ormai mitiche Cipolline: amici appassionati di calcio. Quando iniziai la serie pubblicata da Piemme, nel 2006, praticamente non esisteva nulla sul calcio per bambini. Assurdo che il gioco più amato fosse completamente ignorato. In questi 14 anni tantissimi bambini si sono avvicinati alla lettura attratti dal pallone delle Cipolline, poi hanno scoperto che la lettura è un bellissimo gioco in sé e sono passati a storie molto più interessanti del calcio. Senza dimenticare che, anche attraverso lo sport, si possono trasmettere ai giovani lettori valori importanti e racconti appassionanti. Social, nuove tecnologie, nuove suggestioni per il tempo libero e l’intrattenimento… La nostra quotidianità è cambiata moltissimo e velocemente. Ci possono essere responsabilità storiche sul calo dell’interesse per la lettura, ma chi scrive per ragazzi non deve mai rinunciare allo sforzo di accorciare le distanze con il mondo e le sensibilità del suo possibile lettore”.

R: E in definitiva, perchè Dante è sempre attuale ? Perché la nostra società deve ispirarsi al pensiero, alla poesia e all’esempio morale dell’Alighieri?

LG: Io la penso come la pensava Vittorio Sermonti, illustre studioso e divulgatore di Dante: “Non c’è bisogno di rendere moderno Dante, Dante è già moderno”. Nel momento in cui crea il suo Ulisse e lo spinge oltre le Colonne d’Ercole, affamato di conoscenza, il Sommo Poeta mette al mondo il primo vero uomo moderno della storia, che non si accontenta più dei dogmi medievali, ma ha un disperato bisogno di sondare lo sconosciuto e di indagare ciò che non è razionalmente spiegabile. L’”orazion picciola” del canto XXVI è il vagito del primo vero uomo moderno che arriverà a camminare sulla luna. Dante è moderno perché ci ha regalato la lingua che parliamo oggi. Quando compilo la pagella di un calciatore sulla Gazzetta dello Sport, io spesso scrivo: “Senza infamia e senza lode: voto 6”. Sappiamo bene di citare il poeta fiorentino quando diciamo “mi fa tremar le vene e i polsi”, oppure “non ragioniam di lor, ma guarda e passa”, oppure “Galeotto fu…” Ma non sappiamo che Dante è con noi anche quando minacciamo qualcuno: “Se non vieni subito, stai fresco…” “Fresco” come i dannati immersi nel ghiaccio. Ed è con noi quando usiamo aggettivi banali come “fertile” e “mesto”, apparsi per la prima volta nella Divina Commedia. Dante è presente nella nostra quotidianità, quasi come in quella di Vasco. Due cose, più delle altre, può insegnare ai nostri tempi. La prima: la coerenza tra il pensiero e l’azione. Pensiamo alla distanza che corre oggi tra un impegno elettorale e i comportamenti successivi o al disinvolto mutar di pelle e di schieramento politico. Dante non ha mai campato in zone grigie e ha sempre pagato le sue scelte nitide, fino all’esilio. Secondo insegnamento: la tensione etica. In tempi di troppa impunità e troppi compromessi, rileggere l’intransigenza del sistema dantesco e i contrappassi della Commedia può far bene. Come consolazione, almeno.

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