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La storia siamo noi: intervista ad Alessandro Barbero

di Valeria Noli | #LItaliadiDante, Ficcanaso
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Dal 23 al 27 settembre, per la XIX edizione, si svolgeranno i Dialoghi di Trani. Un’edizione speciale, alla quale si partecipa solo con prenotazione e che punta l’attenzione sul presente come Tempo delle domande. Mentre attendiamo il ritorno ad una ideale normalità, su questo concetto si aprono interrogativi e dubbi, spinte al cambiamento e imprevisti che lo mettono in discussione. Che cosa significa “normale” e a quale situazione torneremo con il superamento dell’emergenza pandemica? Il festival coinvolge donne e uomini di scrittura, arte e pensiero in un programma che tocca anche la grande tematica del ritorno alla storia come ad un riferimento, un’esperienza da fare propria per intepretare il presente. Quali sono le domande che ci facciamo oggi, pensando all’umanesimo, considerando l’avanzata tecnologica e i suoi imprevedibili effetti e una rinnovata attenzione verso l’equilibrio tra uomo e ambiente?

Abbiamo colto l’occasione per chiedere allo storico e divulgatore Alessandro Barbero, presente a Trani il suo nuovo libro Le ateniesi (Mondadori, 2020), di aiutarci a comprendere il rapporto tra la storia e il presente. Ecco che cosa ci ha risposto:

La storia, materia “ostica” per molti, ora affascina il pubblico televisivo. Possiamo definirla una metamorfosi e come si è innescata?

Ma la storia non è affatto una materia ostica e la prova è che ha sempre affascinato il pubblico televisivo. Negli anni Sessanta avevano successo sceneggiati a tema storico e romanzi sceneggiati in costume, e già prima al cinema trionfavano filmoni in costume come Via col vento o Ben Hur. Quello che era considerato ostico erano i libri di storia, perché non c’era alternativa, o quasi, fra il manuale scolastico, inevitabilmente arido (ma non è che quello di algebra lo sia di meno, intendiamoci!), e il libro scritto da specialisti per gli specialisti. L’equivoco era di credere che quei libri fossero noiosi o difficili perché gli storici non erano capaci di scrivere per farsi capire dalla gente. In realtà in tutti gli ambiti gli specialisti discutono fra loro, e devono fare così, ci mancherebbe che gli scienziati che cercano il vaccino per il Covid-19 quando discutono fra loro dovessero preoccuparsi di farsi capire da me! Però oggi agli storici si chiede di scrivere anche libri divulgativi, e ci sono tante altre modalità di divulgazione della storia, dai festival ai cicli di Lezioni di storia ai programmi di Rai Storia, e gli storici da quando esiste una domanda sostenuta si sono dimostrati molto disponibili a impegnarsi anche in questa direzione.

Davanti a fatti eccezionali, spesso cerchiamo risposte nel passato: l’uomo si chiede sempre le stesse cose?

No; in passato la storia era considerata il racconto delle grandi imprese, e della vita dei grandi personaggi, che offrivano dei modelli da ammirare. Oggi invece pensiamo che la storia sia fatta delle vite di tutti, non solo dei grandi, e sia anche la storia della vita quotidiana, non solo dei grandi avvenimenti: non serve a offrire dei modelli eccezionali, ma a capire meglio chi siamo, come funzionano gli esseri umani in società.

Quanto differisce il Dante del suo nuovo libro da quello letterario?

Io non sono uno studioso di letteratura e non sarei mai capace di analizzare l’opera letteraria e filosofica di Dante, non è quello il mio mestiere. Io ho analizzato l’uomo, ho cercato cioè di scoprire, e di far capire, tutto quello che ha fatto e vissuto quest’uomo che oltre a essere un genio era anche un uomo del suo tempo. Non è un Dante diverso rispetto al Dante di cui parlano i commentatori della sua opera, è un altro pezzo, meno noto, dello stesso personaggio.

Dante

A. Barbero, Dante, Laterza 2020

Le Ateniesi di un altro suo libro, stavolta un romanzo, scioperano per sostenere una richiesta così come i lavoratori di oggi rivendicano diritti o negoziano. Come si è evoluta la sensibilità sociale, per esempio su come interpellare un signore?

In realtà le società del passato avevano spesso una maggiore facilità di accesso ai potenti rispetto ad oggi. Si dice a volte che nel nostro mondo si può passare dalla persona più modesta fino al presidente degli Stati Uniti con solo sei passaggi, ma nel Medioevo erano ancora meno: il più povero dei contadini conosceva personalmente il suo signore, il signore conosceva personalmente il principe territoriale della zona, e quest’ultimo conosceva personalmente il re. Quello che era più difficile fare in passato, rispetto a oggi, era organizzarsi per presentare rivendicazioni collettive, perché il potere diffidava di ogni forma di organizzazione o lega fra i lavoratori; del resto, solo nell’Ottocento queste hanno smesso di essere considerate illegali. Le rivendicazioni si presentavano piuttosto come rivendicazione collettiva di tutti gli abitanti di una località, anziché, poniamo, dei soli contadini, e in questa forma era possibile la contrattazione; diciamo quindi che c’era più margine riconosciuto di rivendicazione e di negoziato quando le richieste erano di tipo politico piuttosto che di tipo economico.

Molti autori raccontano il modo in cui i personaggi si presentano alla loro fantasia: immaginazione, intuizioni, sogni. Come funziona per lei e come sceglie i temi dei suoi romanzi?

Per me il processo che porta alla scrittura di un romanzo è lo stesso che in altri casi mi porta a scrivere un libro di storia: mi innamoro di un argomento, di un avvenimento, di un personaggio, di un’epoca. In certi casi si tratta di vicende più legate al mio mestiere di studioso del Medioevo e di storia militare, e ne nasce un libro di storia; in altri casi si tratta di temi su cui non avrei le competenze, e neanche il desiderio, di scrivere un saggio storico, ma che ho comunque voglia di fare miei, di digerire, e di usare per costruire qualcosa: e in quei casi nasce un romanzo.

“La storia è maestra di vita”: che cosa ne pensa?

È vero, nel senso che sapere cosa hanno fatto gli esseri umani prima di noi è utile per orientarci nella vita; non è una garanzia, non salva dal commettere magari gli stessi errori, ma è comunque uno strumento in più. Capire chi siamo e come funzioniamo si può fare in tanti modi, attraverso la sociologia, la neurobiologia, e chissà cos’altro; ma si può fare anche attraverso lo studio del passato.

 

Crediti Immagine:  vettore creata da pch.vector – it.freepik.com 

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