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Dante e il Paese delle aquile

di Valeria Noli | Chiose
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Con una lettera di 12 anni fa, don Enzo Mazzi invitava il Comune di Firenze a considerare la riabilitazione di Dante Alighieri sotto un profilo etico oltre che letterario, perché il Poeta con la sua grande opera “rovescia in positivo il senso del torto subito”.

La parola esilio risale al latino “ex-solum”, cioè “senza terra”, così come i migranti di cui parlava don Mazzi quando si appellava a Firenze affinché con l’annullamento della condanna dantesca manifestasse anche “la visione di quanti oggi provano sulla loro pelle ‘come sa di sale / lo pane altrui’ in modo da aiutare i fiorentini stessi a gestire positivamente e rendere digesta l’insicurezza e la paura”.

“Lo pane altrui” sa di sale perché in ogni luogo del mondo questo alimento così basilare si prepara in modi caratteristici e differenti. Il pane della nostra località è un modo per “sentirci a casa”. Ma il pane è in tutto il mondo perciò questo alimento così semplice ci unisce nella diversità. Mentre l’isolamento ci vieta di percorrere la terra, come siamo abituati a fare più o meno liberamente, sperimentiamo tutti un isolamento forzato, con la paura. Siamo tutti senza terra, cerchiamo conforto negli affetti e nella cultura e li possiamo trovare anche in Dante.

Sappiamo che il Poeta, per Ismail Kadarè “l’inevitabile”, è amato in tutto il mondo. L’ha dimostrato anche il recente Dantedì che il 25 marzo ha raccolto un pubblico mondiale e la rete Dante (comitati, centri certificatori e la Scuola italiana a Tirana, primo centro Dante nel mondo) nella lettura online del canto di Paolo e Francesca promossa dalla Società Dante Alighieri con #stoacasacondante.

Il messaggio di Dante 

Se questa iniziativa, accanto alle altre promosse e organizzate in Italia a partire dall’ufficiale #ioleggoDante del Mibact con #WeAreItaly della Farnesina, ha toccato il cuore di tante persone è perché il messaggio di Dante è sentito e attuale. Lo chiariscono alcuni passaggi entrati anche nel linguaggio comune, che giustificano la scelta ermeneutica di studiosi come Vittorio Imbriani: “leggiamo Dante con Dante”.

La Commedia, nella sua trama immaginifica, è anche un trattato di comunicazione. Si avvale di espedienti per chiarire il pensiero di Dante, come nel dialogo con l’antenato Cacciaguida dove si confronta l’antica Firenze onorata dai costumi e dalla produttività con la città del 1300. È un modo della ricostruzione storica, come anche il confronto tra Dante e Virgilio. E trattandosi di un “modo”, oltre che di un messaggio, è sempre valido. Il nostro Poeta è amato nel mondo per la purezza linguistica, la metrica, l’universalità del messaggio, l’elevazione e la profondità del pensiero: i livelli danteschi sono un metodo che raggiunge mondi ideali e reali, lontani e vicini.

Dall’Albania un contingente medico è arrivato qualche giorno fa a supportare l’Italia in un momento difficile. Il Primo ministro Edi Rama ha rafforzato il bel gesto di solidarietà del popolo albanese pronunciando un messaggio in italiano: questa è la lingua che Dante ha fondato qui dove il sì suona, ma anche un po’ e idealmente nel Paese delle Aquile.

 

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