De Montis: “Valorizziamo la cultura della montagna per rispettare la natura”

di Valerio De Luca | Chiose
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In attesa della pubblicazione del bando della settima del Premio Nazionale Mario Arpea Letteratura, abbiamo intervistato il nuovo Presidente onorario Alessandro de Montis.
Dottore de Montis, il Premio Nazionale Mario Arpea Letteratura e poesia di montagna rappresenta oramai uno degli appuntamenti culturali nazionali più importanti. Quali sensazioni prova per la recente nomina di “Presidente onorario”?
Mario Arpea è stato nella vita pubblica ciò che è sempre stato nella sua vita privata: un uomo mite e nel contempo carismatico. Una figura che ha lasciato insegnamenti di cui tutti coloro che lo hanno conosciuto conservano memoria. Mario – o meglio Marp – era uomo colto, non erudito, semplice nel suo modo di interessarsi a chiunque, senza fare distinzioni di rango o di provenienza.
Mi sento onorato a rappresentare con questa nomina il suo operato, a valorizzare la Sua figura e il Suo pensiero di cui sono stato impregnato fin dall’infanzia.
 
Quali novità ci può anticipare per la prossima edizione?

Lo scopo principale di questo premio è quello di diffondere la cultura della montagna e la valorizzazione del rapporto con la natura. Le parole nella prosa così come nella poesia possono trasmettere i suoi valori fondamentali: il rispetto delle cose e delle persone, il desiderio di raggiungere e conquistare obiettivi che sono in alto e che richiamano alla cautela ma anche al coraggio, la bellezza della natura e la sua forza, la caducità e vulnerabilità dell’essere umano verso l’imponenza e la fierezza delle cime.
Date le drammatiche circostanze che stiamo vivendo a causa della pandemia non ho ancora avuto la possibilità di esporre al Presidente quanto mi stia a cuore ma posso anticipare che proporrò un potenziamento del premio, integrandolo con nuove iniziative; forse attraverso un premio internazionale per le scuole e uno dedicato ai giovani poeti potremo diffondere questi valori e dare un segno tangibile della nostra volontà di trasmettere il rispetto per la montagna.
Sarebbe interessante anche il lancio di una mostra itinerante dedicata all’arte e la montagna, che possa mettere in evidenza le emozioni che questa scatena nell’espressione delle arti, sia quelle figurative che quelle della parola, come la poesia.

La poesia e la letteratura di montagna hanno registrato molti casi letterari di successo negli ultimi anni. Quali sono i suoi autori preferiti?
Un titolo recente, uscito da poco (novembre 2019): I sogni non sono in discesa, autobiografia di Simone Moro. Mette in risalto la passione, che è la forza propulsiva delle grandi conquiste nella vita. Le scalate come grandi imprese insegnano che per andare oltre gli ostacoli e le difficoltà, bisogna avere la forza e l’entusiasmo di un grande alpinista.
Un titolo classico: Il monte Cervino di Guido Rey, guida del CAI, del 1904, ancora oggi considerato un capolavoro della prosa alpinistica. Mi piace ricordarne un passo, che racconta della soddisfazione, mista alla stanchezza, di chi arriva in cima:
“Provai sensazioni che niuna cosa mi aveva mai dato prima: il piacere istintivo di elevarsi al di sopra della bassura, la voluttà della grande fatica e del profondo riposo che la seguiva. Il pane che divoravo lassù aveva sapore che non avevo mai gustato. E scopersi la gioia nuovissima, inesplicabile, di giungere sul punto culminante, ove è la vetta, ove il monte ha cessato di salire e l’animo cessa di desiderare”. 
(Guido Rey, I Monte Cervino, Hoepli Editore 1904, pag. 165)
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