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Giulietta e Romeo, “I dui sfortunatissimi amanti”

di Valerio De Luca | Ficcanaso
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Martedì 18 febbraio alle ore 17,30 a Palazzo Firenze (Roma) il Comitato romano della Società Dante Alighieri presenta “Giulietta e Romeo, I dui sfortunatissimi amanti” (novella di Matteo Bandello), di e con Vittorio Viviani. Spettacolo tratto da Quel copione di Shakespeare (le novelle italiane che il Bardo ha «copiato»), progetto teatrale di V. Viviani. Introduce e coordina Michele Canonica, presidente del Comitato di Roma della Società Dante Alighieri.

Diciamolo, William Shakespeare (1564-1616) ha « copiato » almeno dieci dei suoi capolavori dalle novelle italiane degli anni e dei secoli precedenti! Ovviamente, il termine « copiato » è una provocazione. Le opere italiane, sin dai tempi di Dante e Boccaccio, erano conosciute in tutta Europa. L’italiano era la lingua della cultura, della comunicazione e della diplomazia. La regina Elisabetta I scriveva in italiano, con raffinata padronanza, a re e imperatori. La nostra era la lingua che univa l’Europa.

Una delle novelle « copiate » dal Bardo è la più famosa storia d’amore del mondo, Giulietta e Romeo, nella versione di Matteo Bandello (1485-1561): una storia d’amore le cui origini si perdono nella notte dei tempi. La struttura della vicenda è assolutamente uguale rispetto all’opera teatrale di Shakespeare, ma il finale della novella è molto più commovente. Bandello scrisse « La compassionevole istoria di due sfortunatissimi amanti » a metà del ’500 « copiandola » a sua volta dal coevo Luigi da Porto (1485-1529).

L’attore napoletano Vittorio Viviani accompagna il pubblico in un’ora di racconto affabulatorio, divertente, emozionante: pieno di sentimenti e di aneddotica per esaltare la preziosa raffinatezza della novella italiana. Riscoprendo la bellezza di una lingua vivida, espressiva, teatrale, moderna. E comunque, anche per riconoscere l’immensa arte del più grande drammaturgo di tutti i tempi, William Shakespeare.

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