Nella notte dei destini incrociati

di Valeria Noli | Chiose, Libri
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La notte in cui Mussolini perse la testa (Neri Pozza) è l’ultimo libro di Pier Luigi Vercesi, che descrive gli avvenimenti collegati all’ultima riunione del Gran consiglio del fascismo quando il duce fu indotto a dimettersi.

Il libro sarà presentato alla Dante giovedì 13 febbraio alle 17.30.

Il presidente della Società Dante Alighieri, Andrea Riccardi ne discuterà con l’autore e con lo storico Agostino Giovagnoli. 

La Dante, tra le sue iniziative per la grande storia del Novecento, prosegue così le sue attività di approfondimento e divulgazione, anche con gli approcci della public history, rivolgendosi a un pubblico sempre più ampio.

Un incontro segreto

Il 24 luglio 1943, il Gran consiglio era stato convocato a palazzo Venezia per le 17. L’incontro si svolse in segreto, tanto che non fu nemmeno stenografato. Fu il primo dall’inizio della guerra ma anche l’ultimo in assoluto perché il 3 agosto seguente Vittorio Emanuele III sciolse l’organo supremo del PNF.

Il re, secondo quanto ricostruisce il saggio in modo argomentato e per molti versi inedito, svolse un ruolo molto attivo nella caduta di Mussolini. Questo anche per un senso di rivalsa nei confronti dell’uomo che a suo tempo lo aveva del tutto esautorato. Così, in un paese devastato dalla guerra, Roma era diventata il teatro di numerose congiure di palazzo e Vittorio Emanuele sembrava essere l’unico capace di contemplare tutti i dettagli di quello scenario. Dettagli che in seguito fu capace di tessere in un piano che poteva funzionare.

Vercesi propone ai lettori, anche ai meno informati, tutti i dettagli di una situazione molto complessa; lo stile è quasi da libro giallo, delinea i tic e le personalità dei protagonisti e ricostruisce minuziosamente la riunione del Gran consiglio nella residenza del duce. Palazzo Venezia era arredato con intenzionalità, per esempio con pedane poste nei punti strategici per esaltare la supremazia del duce e costringere ogni interlocutore ad alzare la testa per guardarlo da sotto in su. L’artificio non intimidì Grandi quando venne il suo momento di leggere l’ordine del giorno che invitava Mussolini a dimettersi, approvato a maggioranza alle due del mattino del 25 luglio.

Il 19 luglio, mentre la capitale era devastata da bombardamenti, c’era stato “l’incontro di Feltre” tra Mussolini e Hitler. In poche ore di colloquio, contro i due o tre giorni previsti, il duce non riuscì a farsi ascoltare dall’alleato e non gli comunicò che l’Italia voleva uscire dalla guerra. Al suo ritorno si sarebbe dovuto misurare con lo scontento generale, culminato pochi giorni dopo nell’annuncio del giornale radio del 25 luglio: le dimissioni «del Cavaliere Benito Mussolini dalla carica di Capo del Governo» erano state accettate dal re.

Una domenica torrida

Secondo l’interpretazione del saggio, fu una domenica per molti versi incandescente. Il ruolo della corona si dimostrò fondamentale: senza l’intervento del re, i doppiogiochismi di basso cabotaggio o il venir meno del consenso degli italiani non sarebbero bastati a far cadere il busto del duce, simbolo di un potere totale e di lungo corso.

Grandi, principale oratore della riunione, non si mise alcun problema nell’argomentare che «Le donne in gramaglie di questa guerra, anche se vengono ad applaudire per le strade, (…) sono intimamente persuase che i loro morti non siano caduti per la patria, ma sacrificati dalla volontà di Mussolini». Gli sembrò utile calcare la mano, scaricando sulle spalle di “Adolfo Hitler” anche la responsabilità più grande: quella di aver “corrotto lo spirito del fascismo italiano”. Ma la guerra non era ancora finita…

La notte in cui Mussolini perse la testa 01

Titolo: La notte in cui Mussolini perse la testa
Autore: Pier Luigi Vercesi
Editore:
Neri Pozza
ISBN: 978-88-545-1992-3

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