Il verso del mondo. Le nuove Rime di Dante

di Irene Chieli | Chiose, Libri
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Dante? Commedia. L’associazione è immediata. È chiaro – è giusto: la Divina Commedia, oltre ad essere indissolubilmente legata alla figura del suo autore, è un’opera d’arte totale, di respiro e di portata universale, tanto imponente quanto nota, tanto studiata quanto ancora da studiare. E spesso, perciò, si ha la convinzione che possa concentrare ed esaurire, da sola, l’intera personalità complessa e poliedrica dell’autore. Eppure, forse, è tramite la produzione vasta ed eclettica del versificare dantesco, di quelle “rime sparse” lungo tutta una vita, che si approda ad una visione globale, ricca e sorprendente – inattesa talvolta – del mondo e del pensiero del Sommo. Un mondo ed un pensiero composito per temi, toni e forme; macchiato di trivialità e invettive, intriso di dottrina e allegorie, offeso dal rifiuto di (un) Amore o elevato nella sua fedele contemplazione. Tanti versi per seguire di volta in volta il verso in cui si dirige l’animo di Dante, le strade intraprese e quelle abbandonate, in modo da capire, insieme al sentire autoriale, le radici e gli sviluppi del sentire medievale.

Anche per questo, e cioè per riscoprire Dante ed il suo tempo, è da segnalare la nuova edizione commentata delle Rime dantesche, appena pubblicata dalla Salerno Editrice. Il volume è dotato di un ampio ed accurato commento critico e, insieme al precedente, apparso nel 2015, raccoglie tutta la produzione lirica dantesca: si segue la penna e l’intima pena del Sommo Poeta, inoltrandosi al di là della pura superficie dei versi, sospesi tra tradizione latina, scolastica e provenzale, e innovazione originale.Rime II cop. def. 668x1024

L’edizione si innesta – com’è lecito, trattandosi di versi danteschi – su un imponente apparato critico e bibliografico che viaggia dalle fonti medievali fino alle proposte esegetiche degli ultimi anni, e restituisce una documentazione esaustiva ed esauriente, frutto della ricerca, dello studio e della passione di chi ha curato il volume con la reverenza, la curiosità e la dedizione che esso richiede. Ciò che ne risulta è uno strumento efficace e completo, agile e ricco, che può accomodarsi non solo tra le “sudate carte” degli addetti ai lavori – che più apprezzeranno la nota ai testi, il rimario o la bibliografia – ma anche sulla scrivania di chi voglia avvicinarsi alla poesia dantesca, leggendola e capendola davvero: il che non è così scontato. Se è vero, come è, che la lingua di Dante – al di là delle impervie e talvolta “aspre” arguzie stilistico-retoriche che avvolgono il dettato – ci è ancora piuttosto familiare (si ricordi che è stato Dante, il padre della nostra lingua, ad aver consegnato all’italiano gran parte del lessico base attuale), la sua veste culturale non lo è più: le parole di Dante sono come fili che tessono intrecci di trama e ordito con la filosofia, il pensiero e la società del suo tempo; giunture visibili solo dall’interno ma che sono indispensabili a dare forma e consistenza all’abito. Per un lettore superficiale che osserva e ammira il prodotto finito, ciò che sfugge è una parte nascosta ma fondamentale di creazione e modulazione artistica, e cioè il panorama culturale in cui vengono forgiati i versi, che oggi ha tanto più bisogno di essere svelato quanto più appare celata la sua necessaria evidenza.

Uno dei meriti di questa nuova edizione delle Rime è certamente questa operazione di illuminazione e di recupero di una realtà imprescindibile dall’autore. Ma è più opportuno che il senso ed il valore più profondo di questa edizione e, in generale, del discorso su Dante, lo si chieda a chi si è cimentato in prima persona nella curatela, mettendo la sua voce al servizio di quella di Dante: Marco Grimaldi, filologo romanzo, docente alla Sapienza (“Il regalo di Dante” un’altra intervista al prof. Grimaldi).

Perché una nuova edizione delle Rime di Dante?

La prima ragione è ovviamente di carattere editoriale, perché, benché esistano molte edizioni delle Rime di Dante, soprattutto negli ultimi anni ne sono state pubblicate varie dopo la pubblicazione dell’edizione critica uscita nel 2002, edizione che si aspettava da molto – quella precedente non era un’edizione propriamente critica e risaliva al 1921, quindi è stata una svolta molto importante all’interno della storia editoriale di Dante – ebbene dicevo, dal 2002 ci sono state varie edizioni commentate delle Rime, ed alcuni importanti editori tra cui Mondadori e, nel mio caso, la Salerno Editrice volevano ragionevolmente dotarsi di una edizione commentata delle Rime all’interno di piani editoriali più ampi. La mia esce all’interno della Nuova Edizione Commentata delle Opere di Dante, che è una impresa collettiva condotta da vari studiosi e coordinata da Enrico Malato, di pubblicazione in edizione non necessariamente critica ma criticamente sorvegliata, e che soprattutto abbia un commento di ampio respiro rivolto ad un pubblico il più vasto possibile. Sono usciti già vari volumi delle opere dantesche o attribuibili a Dante: il Fiore, la Monarchia, il De vulgari eloquentia; ed è uscita un’importante opera che si chiama Codice Diplomatico Dantesco, che è una raccolta di tutta la documentazione relativa a Dante e ai suoi avi e ad alcuni suoi discendenti; ed era prevista la pubblicazione della Vita nuova, il primo libro di Dante, e poi appunto delle Rime. Le Rime sono tutte le poesie liriche di Dante che la Salerno ha deciso di accogliere in due tomi, uno uscito qualche anno fa assieme alla Vita nuova, curata da Donato Pirovano, l’altro uscito invece adesso, da solo, che raccoglie tutto il resto della produzione lirica di Dante.

C’è però anche una ragione scientifica, che è quella che mi interessa di più. Ci si potrebbe forse limitare a dire che il commento ad un autore ricco, vario e stratificato come Dante è un’operazione in qualche modo inesauribile, perché ciascun commento risponde alle esigenze dell’epoca in cui viene realizzato e quindi ogni epoca, ogni generazione di critici e di studiosi ha bisogno dei suoi commenti. La storia della critica letteraria, la storia delle edizioni è segnata anche da alcuni importantissimi commenti – c’è tutta una stagione di studi e di poesia italiana che è influenzata in maniera determinante dal commento alle Rime di Dante che Gianfranco Contini pubblica nel 1939. Una serie di intellettuali e di poeti – per fare un solo nome, Eugenio Montale – legge per la prima volta davvero le Rime di Dante in quella edizione e se ne lascia influenzare. Molto spesso si parla del Montale lettore di Dante, dando per scontato che sia soprattutto lettore della Commedia – certo, è lettore della Commedia come tutti lo siamo stati e lo siamo – ma è anche e soprattutto un finissimo lettore delle Rime. Anche noi quindi abbiamo bisogno di nuovi commenti alle Rime, ed io mi sono impegnato in questa impresa per due ragioni fondamentali. La prima è che ero persuaso che il mio sguardo da filologo romanzo – perché sono un filologo romanzo di formazione – potesse offrire dei contenuti innovativi, convinto come sono che i testi danteschi – in particolare i testi lirici, ma si potrebbe svolgere un discorso simile per la Commedia – non sono comprensibili al di fuori del contesto in cui erano inseriti e che il compito principale del commentatore, dello studioso, oggi, quando la conoscenza complessiva mediata dalla scuola e dall’università sul Medioevo e sulle letterature romanze è forse necessariamente più ridotta rispetto a qualche decennio fa; mi sono convinto, dicevo, che ci fosse bisogno di uno sguardo più ampio, per inquadrare con maggiore precisione ognuno di questi componimenti poetici nella tradizione cui appartiene. L’altra ragione, più puntuale: nel corso dei miei studi mi ero reso conto che, nonostante i commenti usciti negli ultimi anni, ci fosse bisogno su tanti aspetti puntuali di approfondimenti sia sul piano filologico, sia sul piano dell’interpretazione.

È stato detto tutto su Dante?

No, non è stato detto tutto su Dante. Questa è l’impressione che può avere un lettore non necessariamente ingenuo, ma è un’impressione che Dante può dare. È stato scritto moltissimo su Dante: Dante è probabilmente assieme ad Omero e Shakespeare l’autore in assoluto più studiato nel mondo e sicuramente l’autore italiano più studiato insieme a Pirandello, Calvino e a pochissimi altri. È stato detto tantissimo, anche perché l’esercizio critico su Dante inizia subito: esiste quello che si chiama il Secolare Commento, vale a dire un secolare esercizio di commento della Commedia di Dante che ha preso avvio subito dopo la sua morte, e che dura tuttora. I commenti scolastici che oggi utilizziamo non sono altro che i discendenti dei commentatori più antichi. La Divina Commedia ha sempre avuto bisogno di essere commentata. E gli studi sono tantissimi, ma non è sorprendente che ci siano ancora tante cose da dire. Ciascuna epoca ha il suo Dante, ciascuna epoca lo interroga in modo differente per cui le risposte possono essere differenti; in molti casi è la documentazione a mutare, ad esempio possono essere ritrovati nuovi manoscritti. Non esiste un autografo di Dante, ma esistono centinaia di manoscritti della Commedia, centinaia di manoscritti delle Rime: sono le due opere che hanno in assoluto il maggior numero di manoscritti, quasi 800 manoscritti per la Commedia, 450 circa per le Rime. Sono numeri molto alti; ma oltre alla possibilità di ritrovare nuove testimonianze, queste testimonianze possono essere vagliate nuovamente, lette con nuovi metodi. E intendo anche nuovi metodi scientifici: manoscritti che non era possibile leggere fino a qualche decennio fa, con tecniche e tecnologie innovative vengono letti più correttamente oggi, oppure vengono ritrovate testimonianze che erano sfuggite perché non era possibile effettuare ricerche approfondite in alcune biblioteche e via dicendo. E perché cambiano i metodi, soprattutto i metodi di ricerca: ad esempio oggi, e in questi ultimi decenni, c’è stata una nuova stagione “positivistica” di ricerche storiche sulla biografia e sui documenti legati a Dante, e abbiamo scoperto tante cose che prima non sapevamo sulla sua vita. Quindi la risposta è no, non è stato detto tutto, ci sono tante cose nuove da scoprire, e soprattutto c’è da trovare nuovi modi per trasmettere il sapere che abbiamo oggi su Dante ai lettori di domani, che ci si augura siano sempre nuovi.

Dante Alighieri, Vita Nuova · Rime, Volume I, Tomo II, Le Rime della maturità e dell’esilio, a cura di Marco Grimaldi, (Nuova Edizione Commentata delle Opere di Dante), Salerno Editrice, 2019, XLIV-744 pagg, 49€

https://www.salernoeditrice.it/prodotto/vita-nuova-rime-tomo-ii/

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