La lingua italiana nel 2020

di Daniela Di Iorio | Chiose, Lingua
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Buone nuove per la lingua italiana nel 2020: è infatti di pochi giorni fa la notizia della prima uscita sul Corriere della Sera della collana “Le parole dell’italiano” a cura del linguista Giuseppe Antonelli, allievo dello storico della lingua italiana e vicepresidente della Società Dante Alighieri, il Professor Luca Serianni. I due linguisti più influenti d’Italia conversano infatti insieme nel libro del maestro, dal titolo “Il sentimento della lingua”,  che ha tra le altre cose ispirato il nome di uno degli spazi della Fiera “Più libri più liberi”, nei quali è intervenuto l’autorevole Professore.

Nello spazio della Sala Robinson, nella Nuvola a Roma il 6 dicembre, nell’incontro “Voler bene all’italiano” (https://video.repubblica.it/dossier/piu-libri-piu-liberi-2019/piu-libri-piu-liberi-voler-bene-all-italiano-con-andrea-marcolongo-e-luca-serianni/349647/350224) moderato da Claudia Arletti, e che si è svolto anche con la scrittrice Andrea Marcolongo, il Professor Luca Serianni ha esordito ponendo l’accento sul valore non solo formativo ma anche civile della lingua italiana. Il Professore ha infatti ricordato la missione del linguista rispetto alla lingua italiana, spiegando che si sente in missione perché tiene al rapporto con la società nel quale si trova a vivere “nel senso che dovremmo cercare di coinvolgere persone, al di fuori della ristretta cerchia degli addetti ai lavori, sulle cose che facciamo”.

Riguardo al compito del linguista, lo storico della lingua italiana ha spiegato che questo consiste nello studiare i vari aspetti nei quali si manifesta la lingua: “Personalmente ho studiato quella letteraria, poetica, prosastica – ha precisato -, ma ultimamente mi sono appassionato al linguaggio medico e al linguaggio del diritto, perché sono gli unici linguaggi settoriali che fanno un uso ancora molto notevole dell’italiano”.

Sulla domanda della moderatrice ai due relatori rispetto al loro rapporto coi social network, e se questi abbiano responsabilità  nel distruggere la lingua italiana, la Marcolongo ha voluto rimarcare che “è troppo facile addossare la colpa ai mezzi, la responsabilità è nostra perché sarebbe sufficiente prestar cura quando scriviamo”, che si tratti di una mail o d’altro. Le ha fatto eco il Professor Serianni che ha detto di farne uso anch’egli con una notevole attenzione per la lingua italiana, ma di utilizzare solo la posta elettronica e gli sms, dove fa uso costante del punto e virgola.

Qual è il nemico dell’italiano?

Per Andrea Marcolongo, il nemico dell’italiano sono gli italiani perché le lingue sono in buona salute grazie a chi le parla, e muoiono quando si smette di farne il mezzo di comunicazione e di condivisione del pensiero. E, rafforzando la tesi del Professor Serianni, la scrittrice ha rimarcato la necessità di sentire tutti un profondo senso di missione, non solo per salvare l’italiano ma per prendersi cura della società in cui viviamo, per proteggerci dalle continue sbavature, dal voler far dire alla lingua italiana quello che non ha intenzione di dire per definizione: “Ci si può prendere cura dell’italiano anche smettendo di rispondere a messaggi scritti con troppa fretta perché alla base c’è un pensiero frettoloso, non c’è bisogno di sputare parole spinti dalla fretta”, ha voluto specificare.

Per il linguista Serianni il principale nemico è l’uso violento e volgare di esso, quando si usa la lingua per “aggredire”, come accade nei social in modo sistematico: “Chi scrive così non fa quella necessaria operazione di autoeducazione, di autoriflessione, che è alla base dello stesso principio di educazione. Aggredire – ha chiosato – diventa un uso cattivo anche dell’italiano perché un’attenzione alla lingua non va a occuparsi solo di un’attenzione alle parole adatte ma anche a un messaggio che deve essere selezionato prima”.

Sul rischio della scomparsa del congiuntivo, Serianni nota che si usa poco nel linguaggio parlato perché le frasi sono brevi, l’indice di subordinazione normalmente è molto ridotto, e si usa soprattutto nelle proposizioni principali con valore volitivo.  Nella lingua scritta e complessa invece si usa, come il caso dell’editoriale giornalistico, dei libri di testo, sia a scuola che all’Università, dove il pensiero si fa complesso rispetto al discorso usuale quotidiano e familiare. Il Professore rileva, inoltre, che il rischio della scomparsa del congiuntivo è un problema nuovo perché in passato non esisteva un italiano parlato, c’erano i dialetti, e il congiuntivo era presente soltanto nella lingua scritta.

Riguardo alla questione su come sia percepita la lingua italiana all’estero, la Marcolongo ha fatto sapere di essere  rimasta incantata dal rispetto, l’ammirazione e lo studio dell’italiano all’estero, non solo tra i figli degli emigrati ma anche tra i curiosi che non hanno origine italiana, come ad esempio in Francia, dove vive attualmente, e “dove molti conoscono l’italiano grazie all’opera e al fascino che mantiene la nostra lingua”.

Anche Serianni ha notato che “stupisce che, non essendo l’italiano una lingua veicolare, la stessa ha un numero considerevole di persone all’estero che la studiano”, e spiega il fenomeno attraverso la presenza degli stereotipi positivi: “Esiste poi uno stereotipo positivo per cui l’Italia si associa ad alcuni elementi positivi reali, come il clima, la cucina”, e il suono dolce della lingua.

Inoltre, il linguista ha voluto ricordare che “una caratteristica che rende unico l’italiano rispetto alle altre lingue è che mantiene una notevole continuità con le fasi più antiche perché ha una letteratura che ha una forte identità: non a caso Dante possiamo leggerlo non capendo molte cose ma capendone molte altre, in quanto le cose che non capiamo non sono difficoltà linguistiche ma di contenuto, per riferimenti che ci sfuggono quando attinge al repertorio mitologico e biblico, però non è difficoltà quasi mai di tipo linguistico. E’ una caratteristica eccezionale – ha commentato – perché tanti secoli di distanza comportano di solito una modificazione totale,che nel caso dell’Italia non è avvenuta”.

Riguardo alla lingua straniera più amata dai due interlocutori, se per la Marcolongo sono il greco antico e il francese,  per il Professor Serianni, invece, è lo spagnolo, per due importanti ragioni: la prima è l’aria di famiglia molto forte con la lingua italiana; la seconda è un sistema ammirevole di riproduzione dei suoni attraverso l’ortografia che riesce a rendere molto bene le caratteristiche dei suoni grazie alla precisione degli accenti.

 

 

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