Il regalo di Dante

di Irene Chieli | Chiose
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Molto spesso si discute, tra aule accademiche e riviste letterarie, dei classici della letteratura. Quegli stessi che oggi sono definiti classici hanno discusso in prima persona la questione, senza farne ovviamente una “questione privata”, autoreferenziale – si pensi ad esempio a Calvino e al suo Perché leggere i classici. A dire il vero, il Parnaso degli auctores italiani è abitato da una selezione piuttosto stabile di nomi, ed il primo, giustamente irrinunciabile, è sempre quello di Dante. La sua supremazia – intesa come notorietà, diffusione, successo, devozione tributata, sia tra gli studiosi sia tra i lettori non professionisti – è innegabile e straordinaria. Ci si potrebbe chiedere, ancora, perché: l’ho chiesto al professor Marco Grimaldi, medievista e docente di filologia italiana alla Sapienza.

Perché lei ama Dante, e perché tutti dovrebbero amarlo?

Io amo profondamente Dante perché sono persuaso che sia autore dell’opera più importante della letteratura mondiale – la Commedia ovviamente – forse una delle pochissime degne di sopravvivere a tutta l’umanità, assieme alla Bibbia, a Omero, l’Eneide, il Faust di Goethe e pochissime altre. L’ho letta come tutti gli italiani sin da piccolo, e l’ho letta autonomamente: mi ero illuso di poterla leggere da solo già ai primi anni del liceo senza l’accompagnamento degli insegnanti – idea totalmente illusoria, perché la Commedia è un testo difficile e ha bisogno del commento e dei maestri – quindi in qualche modo l’ho scoperta da solo, l’ho letta, quasi subito, come un romanzo – come andrebbe letta – e non a episodi, con tutti i suoi snodi narrativi, nella complessità della trama.
Questa è una ragione biografica, certo; le ragioni principali per cui amo profondamente Dante sono due. Da un lato amo la sua disponibilità all’interpretazione: Dante è ricchissimo, infinitamente interpretabile ed infinitamente adattabile alle domande che di volta in volta ci poniamo sul mondo e sulla letteratura. Però questa infinita capacità di rispondere alle domande è anche pericolosa, perché c’è il rischio molto frequente di iperattualizzare Dante. Infatti, l’altra cosa che mi interessa di Dante è proprio la sua diversità, la sua irriducibilità al presente. Ciò che mi interessa di Dante è quello che non conosco, quello che non conosciamo: c’è la necessità di dover scoprire, per scoprire Dante, tante cose diverse sulla storia, sulla poesia, sulla politica, sulla filosofia di un mondo completamente diverso dal mio. E credo che questa sia la ragione fondamentale per la quale Dante debba interessare a quelli che verranno dopo di noi e in particolare ai miei giovani studenti della Sapienza, ma anche agli studenti delle medie e delle superiori: perché Dante può essere il veicolo per continuare a trasmettere un insieme estremamente diversificato di saperi e di conoscenze.

Cosa ci regala, ancor’oggi, Dante?

Dante è bello, scrive in una lingua che è ancora comprensibile per noi, è capace di vette poetiche non più raggiunte, è il creatore di personaggi immortali: tutti elementi che avvicinano i lettori – sia quelli italiani che lo leggono in italiano, sia quelli internazionali che lo leggono in traduzione. Tutte queste componenti sono più o meno facili da trasmettere – è facile appassionarsi alla storia d’amore di Paolo e Francesca: quello che non è facile è capire in che modo Dante narra di un amore come quello di Paolo e Francesca. Il caso è emblematico: tutti ci appassioniamo alla storia di due peccatori morti tragicamente, due adulteri morti tragicamente, e tutti in qualche modo partecipiamo all’emozione e alla compassione del Dante personaggio che addirittura sviene davanti alla pietà per i due amanti. Quello che però è difficile da capire è la ragione per la quale il narratore Dante partecipa della pietà, mentre il Dante autore li condanna senza remissione: da un lato Dante riesce a descrivere l’amore con le nostre stesse parole, dall’altro viveva in un mondo che aveva delle idee sull’amore completamente diverse dalle nostre. E questa diversità, questa irriducibilità di Dante al presente è quello che me lo fa amare in maniera viscerale, e credo sia una delle ragioni per le quali si debba amare Dante.

[Nella foto in evidenza: il ritratto di Dante fatto da Domenico di Michelino, fotografia in CC di Jim Forest]

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