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DANTE. STORIA DI UNA PASSIONE POLITICA

Pezzi d'Italia

Date evento

05 Dicembre 2019 - 05 Dicembre 2019

Comitato

Bergamo (Italia)

Indirizzo

Sala delle carte-Centro Culturale delle Grazie-Bergamo-Viale papa Giovanni XXIII, 13

DANTE. STORIA DI UNA PASSIONE POLITICA
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Gianfranco Bondioni presenta:

Le Epistole di Dante non costituiscono un’opera completa pensata dall’autore, come sono invece le epistole ciceroniane o quelle petrachesche: si tratta di una raccolta di lettere sparse iniziata da Boccaccio e completata sostanzialmente in età umanistica, tramandate da pochi codici, spesso in copia unica. Inoltre si ha la certezza che alcune epistole sono andate perdute. Nell’età moderna si sono avanzate proposte di espungere come non dantesche alcune epistole o parti di esse o, al contrario, ve ne sono altre, fra cui una, assai improbabile, in volgare, candidate a entrare nel novero di quelle oggi riconosciute autentiche. Queste sono tredici, di contenuti diversi, alcune scritte da Dante in prima persona, altre su incarico di importanti personaggi dell’epoca, ma tutte unificate dall’uso della lingua latina, dal carattere di opere destinate alla pubblicazione (quindi non sono mai private ma sempre ufficiali) e soprattutto dal rispetto delle regole retoriche del genere “epistola” e dall’uso quindi dell’ars dictandi.

Fa storia a sé, anche come tradizione nei codici, l’Epistola XIII in cui Dante dedica il Paradiso a Cangrande della Scala, signore di Verona e vicario imperiale in Italia, e fornisce una autoesegesi, il metodo di interpretazione autentica del poema, cioè il metodo “giusto” per leggerlo, secondo l’autore, un po’ come i commenti della Vita nova. È la più nota e anche la più discussa, in tutto o in parte, come attribuzione.

Le Epistole direttamente di argomento politico sono ben sei su tredici, ma il riflesso della passione politica di Dante si può cogliere anche in altre: nella firma polemica di exul inmeritus della III, o nelle attestazioni di onore rivolte all’imperatore nell’VIII, nella IX e nella X.

Il tema della pace fra Bianchi e Neri è il tema della I; la discesa in Italia di Enrico VII e le speranze dantesche di una restaurazione del potere imperiale seguite dal crollo di esse sono l’argomento delle Epistole V, VI e VII. Delle colpe politiche del papato e della speranza di un rientro a Roma da Avignone della santa sede si parla nell’XI. Il rifiuto sdegnato ad ammettere una propria colpevolezza nei confronti di Firenze e ad accettare una umiliante pratica perché gli sia tolto il bando d’esilio è l’argomento della XII. Quest’ultima epistola, proprio per il suo contenuto, è strettamente legata alla rivendicazione del proprio ruolo di poeta contenuta nelle terzine iniziali del canto XXV del Paradiso dove vi è la famosa definizione della Commedia come poema sacro.

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