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Storie d’amore (e) di libri

di Irene Chieli | Ficcanaso
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Si può avere una storia d’amore con un oggetto? Se si tratta di libri, la risposta di Floramo è sì. Lo afferma forte e chiaro nel suo ultimo libro, appunto, destinato a diventare l’amante fedele di molti lettori, come testimonia l’affluenza coinvolta e attenta del pubblico che ha assistito alla presentazione di La sensualità del libro (Ediciclo editore, 2019) durante Più Libri Più Liberi, la fiera nazionale della piccola e media editoria conclusasi domenica. Il vivo interesse suscitato dalle narrazioni che Floramo e Boitani hanno offerto riguardo alle avventure rocambolesche per il recupero di prime edizioni e alle riflessioni legate al libro in sé, è indice di quanto la passione e la mania bibliofila non sia, fortunatamente, una malattia così rara.Floramo

Il viaggio che l’autore invita ad intraprendere tramite le sue pagine è infatti un percorso immersivo, a trecentosessanta gradi, lungo le esperienze che l’oggetto libro, in quanto vero e proprio soggetto d’amore, è capace di far vivere: quella che si ha con il libro, si è detto, è una storia d’amore, e come tale va considerata in ogni suo aspetto. Amore spirituale, certo, ma anche fisico, materico e materiale, tanto che “non ci dovrebbe essere proprio nessuna barriera, nessun filtro tra la pelle che accarezza e quella che viene accarezzata” scrive Floramo, intendendo con una pelle la mano del paleografo, dello studioso emozionato, e con una pelle quella del dorso di una cinquecentina, ad esempio.

La stessa ricerca del libro, la sua scoperta e la necessità feticistica e narcisistica di possederlo, è una conseguenza naturale del Sacro Fuoco che arde nell’animo degli amanti delle lettere. Cercare un libro, una prima edizione, tentare di consultare un manoscritto sono questioni che possono impegnare mesi e anni, diventando così alla pari di una quête per raggiungere la donna desiderata, e finalmente trovarla, possederla, amarla, anche e nonostante la strada che ha già percorso – gli uomini che la hanno già amata, ossia gli occhi da cui il libro è stato già letto, le mani che lo hanno già toccato. E in entrambi i casi il privilegio di “essere il primo” resta spesso insoddisfatto, ma bilanciato dal piacere immenso e fiero della conquista, dall’imposizione del senso di appartenenza. Perciò, se pure molta grande letteratura è stata digitalizzata, resa accessibile, divulgata e diffusa, Boitani – bibliofilo e bibliomane, oltre che professore e grande critico letterario – inveisce contro l’assenza pressoché totale di godimento estetico proveniente, ad esempio, dalla lettura telematica di un sonetto di Shakespeare: “non ci posso mica fare all’amore con quella roba!”. Ma con i libri, sì – e la poligamia è fatto ammesso e moralmente accettato dalla comunità dei “fedeli d’amore”, per dirla con Dante.Floramo (2)

La particolarità e insieme la qualità del lavoro di Floramo è, quindi, nel circolo vizioso e virtuoso che genera: il suo libro diventa subito mise en abyme: pagine che raccontano di altre pagine, parole che suggeriscono la percezione tattile, visiva ed olfattiva di altre parole scritte e lette, e di esperienze vissute, immaginate, desiderate. Si va nei secoli tra ex libris, torchi, erranze e conquiste, e l’autore – carico d’esperienza professionale e di grazia affabulatoria – prende per mano il lettore, tornando sui suoi passi per ripercorrere ancora una volta quel viaggio d’amore tra biblioteche, scaffali, case, storie e aneddoti. E libri, ovviamente.

Angelo Floramo, La sensualità del libro. Piccole erranze sensoriali tra manoscritti e libri antichi, Ediciclo editore, 96 pagg, 9,50€

[Foto in evidenza di Pietro Piupparco in CC via Flickr]

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