La “Monarchia” di Dante

Pezzi d'Italia

Date evento

28 Novembre 2019 - 28 Novembre 2019

Comitato

Bergamo (Italia)

Indirizzo

Viale Papa Giovanni XXIII, 13, Bergamo, BG, Italia

La “Monarchia” di Dante
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Carla Caselli presenta:

 

Nota introduttiva

I tre libri della Monarchia costituiscono un trattato politico in latino, la cui datazione si può porre, per indizi testuali, tra il 1316 e il 1318. In esso si prova una parte della più ampia tesi dantesca circa l’organizzazione politica della società umana, già esposta per grandi linee nel IV trattato del Convivio. Fondamentale è l’assunto della Politica aristotelica secondo cui l’uomo è “animale politico” e il consorzio sociale è necessario per il suo sviluppo e per la piena realizzazione delle sue potenzialità: alla manchevolezza o erroneità dell’azione del singolo – per il cristiano Dante primo frutto del peccato d’origine – possono far fronte soltanto istituti universali, sul piano politico e su quello spirituale. Di conseguenza l’autore afferma nel libro I la necessità dell’impero o monarchia universale, a garantire, con la giustizia e la pace, la piena realizzazione della vita civile. Nel libro II egli mostra l’origine divina dell’Impero romano e di conseguenza illustra la legittimità del popolo di Roma a eleggere il monarca: ogni singolo imperatore è il custode dell’autorità imperiale (idea che si ritroverà nel VI canto del Paradiso), e ordina, secondo giustizia e “karitas” (“amore”), i rapporti tra le diverse componenti della società. Nel libro III infine, per chiarire il problema attuale dei rapporti tra impero e Chiesa (e, in genere, tra potere civile ed ecclesiale), Dante dimostra la diretta derivazione da Dio dell’autorità imperiale, autonoma nella sua sfera di attività e d’influenza e inferiore a quella del pontefice soltanto per il fatto di essere rivolto alla felicità terrena (primo gradino per il raggiungimento della vita eterna, che costituisce lo scopo ultraterreno della missione della Chiesa). I “duo lumina” che indicano all’uomo il suo duplice cammino, civile a spirituale, sono dunque reciprocamente autonomi perché l’Impero possiede gli attributi della necessità e della divina provvidenzialità: ne consegue un reciso giudizio negativo sulle pretese di coloro che indebitamente volevano sostituirsi, e in particolare sul diritto papale a confermare l’eletto e ad assumere il potere temporale in caso di vacanza imperiale.

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