#Raffaello2020. Al via i festeggiamenti con la mostra “Raffaello e gli amici di Urbino”

di Emanuela Gregori | Chiose
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Dopo Leonardo sarà la volta di Raffaello. Nel 2020 ricorrerà il cinquecentenario dalla morte dell’Urbinate, il Raffaello Sanzio, o Santi, tra i più noti artisti del Rinascimento italiano. La città natale, Urbino, gli dedica una mostra, la prima di una trilogia, per celebrare il periodo formativo del Divin pittore che nel Ducato e presso la corte dei Montefeltro trovò “ambiente di coltura e cultura” idoneo a recepire le novità del linguaggio artistico che si verificarono al mutare del secolo, tra Quattrocento e Cinquecento. “Raffaello e gli amici di Urbino” è stata inaugurata lo scorso 3 ottobre, alla Galleria Nazionale delle Marche, con la curatela di Barbara Agosti e Silvia Ginzburg. Il corpus della mostra è costituito da 19 opere di Raffaello provenienti dai maggiori musei del mondo: l’Ermitage di San Pietroburgo (Madonna Conestabile), il Louvre, il Brititish Museum (Madonna Aldobrandini), il Kunsthistorische Museum di Vienna e la National Gallery di Londra. Accanto agli olii e ai disegni dell’Urbinate, altri 65 capolavori di artisti legati al pittore, come quelle dei più maturi concittadini Timoteo Viti e Girolamo Genga, con cui Raffaello era entrato in contatto, traendone ispirazione e a sua volta divenendone fonte.

Si ripercorre la formazione di Raffaello, la pratica nella bottega paterna, il suo spostamento presso il Perugino, poi i suoi soggiorni a Firenze, a Siena e a Roma dove la sua arte raggiunge la maturità stilistica e culmina negli affreschi delle stanze vaticane.

“È muovendo dal retroterra comune, dalle esperienze condivise, e dal confronto con le differenti reazioni di fronte ad analoghe sollecitazioni di cultura figurativa, che meglio risalta l’eccezionale ‘stacco’ compiuto dal giovane Raffaello, e che si intendono caratteri e limiti del percorso degli artisti urbinati contemporanei a lui in quel momento più legati,” sottolineano le Curatrici della mostra, e in tal senso si comprende anche meglio il ruolo di scuola che aveva assunto l’esperienza di Raffaello in età leonina con l’emergere della figura di Raffaellino del Colle e soprattutto attraverso l’omaggio ai modelli formali che gli rende il concittadino Genga all’indomani della sua prematura morte.

Aperta con qualche mese di anticipo rispetto alla data dell’anniversario (Raffaello morì il 6 aprile del 1520 di febbre provocata “da eccessi amorosi”, come scrive il Vasari) l’esposizione a Palazzo Ducale sarà seguita da altri due appuntamenti che permetteranno di conoscere due aspetti solo apparentemente considerati minori della grande arte rinascimentale: la produzione della ceramica e quella degli arazzi. Con “Raphael ware. I colori del Rinascimento”, si aprirà una finestra sulla produzione dell’arte della ceramica che nel Ducato raggiunse i più alti livelli nel corso del Rinascimento e che favorì la diffusione degli stilemi e di un repertorio iconografico classico fuori dai confini italiani. Nel 2020 aprirà, in collaborazione con i Musei Vaticani e le Mobilier Nationale de France la mostra “Sul filo di Raffaello” dedicata alla realizzazione dei cartoni che il Sanzio ideò per la Cappella Sistina e che conobbero un successo duraturo tanto da essere replicati fino alle soglie dell’età moderna. Urbino, Palazzo Ducale, fino al 19 gennaio 2020 

#Raffaello2020 #Anniversari

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