La casa delle opinioni, nella penisola che non c’è

di Valeria Noli | Chiose
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«Ma la gente, che cosa pensa?». Il presidente di IPSOS Nando Pagnoncelli racconta in un libro scorrevole che si lascia leggere anche da non specialisti la sua esperienza nel sondare le opinioni degli italiani. Sono 3 capitoli che, ricchi di riferimenti e citazioni anche letterarie, tratteggiano la storia dell’opinione pubblica e la fotografano sotto svariati aspetti.

Il titolo del saggio chiarisce subito che la foto non è statica, somiglia invece ad una successione di immagini cangianti, tra cui ce ne sono alcune non  oggettive.

La penisola che non c’è, edito da Mondadori, allude significativamente all’isola immaginaria di Peter Pan, che si può raggiungere solo grazie all’immaginazione. Il regno confinante è quello della percezione, dove si estende La realtà su misura degli italiani indicata dal sottotitolo del libro.

L’autore lo presenta a Palazzo Firenze, nell’omonima piazzetta romana dove ha sede la Società Dante Alighieri, il 1° ottobre alle 17.30, con il Presidente della Dante Andrea Riccardi  e il Professor Agostino Giovagnoli, storico.

Il saggio descrive una “repubblica del consenso” che fa tornare in mente anche la fabbrica di Noam Chomsky e apre a grandi interrogativi: che cosa pensa “la gente”? Che cosa sogna e che cosa desidera? Soprattutto, di che cosa ha paura?

Ogni quesito è un punto focale che coagula il consenso della pubblica opinione in forme e disposizioni che cambiano con le epoche storiche o le prospettive socio-politiche. Una forma che, anticipata dalla grande letteratura distopica (come l’orwelliano 1984), è stata preconizzata negli anni Venti da politologi come Walter Lippmann. In Public Opinion, Lippmann descrive un futuro mondo della comunicazione e del consenso che somiglia molto alla realtà di oggi: «Quando tutte le informazioni sono di seconda mano e tutte le testimonianze incerte, la gente non crede più alla verità e si affida semplicemente all’opinione.» E, continua, «L’ambiente in cui agisce non è quello della realtà, ma è lo pseudoambiente delle voci, delle ipotesi, delle supposizioni… Tutto si pone sul piano dell’asserzione e della propaganda».

La penisola che non c’è chiama in causa molti aspetti della nostra vita, dalla dissonanza cognitiva al rumore comunicativo che ci sovrasta con la sua mole di dati, impossibile da elaborare e gestire per una visione personale e diretta della realtà. Informazioni e interpretazioni altrui ci raggiungono tramite smartphone, social network, organi di informazione, tradizionali e cross-mediali, pubblicità e discussioni con i colleghi o con gli amici, e così via. Siamo sempre connessi, ma la questione è molto più grande.

Riguarda il modo in cui le opinioni nascono e si affermano se, come scriveva Seneca duemila anni fa, «spesso nel giudicare una cosa ci lasciamo trascinare più dall’opinione che non dalla vera sostanza della cosa stessa.»

Forse, parlando di sondaggi demoscopici, Pagnoncelli indica anche cose più universali: il luogo dove le opinioni si formano, la natura del pensiero umano.

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