Dante e la mappa del mondo

di Valeria Noli | Chiose
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La fama di Dante disegna una mappa speciale della cultura italiana nel mondo. La Commedia, “Divina” solo da Boccaccio in poi, ricorre anche, citata a memoria dal popolo, nelle novelle tardo trecentesche di Franco Sacchetti, ambientate quando Dante era ancora in vita.

Ma, per la sua ricchezza di termini “popolari”, Pietro Bembo escluse il grande capolavoro che tutti amiamo dalle sue Prose della volgar lingua, in favore del modello poetico di Petrarca. Era il 1525 e si può ritenere che da questo momento in poi questa esclusione abbia rallentato la diffusione della Commedia in Europa per almeno due secoli.

Il mondo dell’arte, che si tiene spesso oltre i margini della morale comune, non smise di dimostrare simpatia per il Poeta. Michelangelo, Ariosto e Raffaello, tra altri grandi artisti, onorarono il genio dantesco nelle loro opere, per non tacere del giottesco ritratto di Dante al Bargello, Firenze.

La Germania, almeno fino al Settecento, non smise di apprezzare in Dante l’autore politico, secondo quanto riferisce Klinkert nel ricordare anche le oltre 170 traduzioni della Commedia in tedesco, con versioni integrali e non. La Riforma luterana contribuì a salvare l’opera dagli effetti della Controriforma, che aveva messo all’indice della Chiesa cattolica il De Monarchia in quanto testo filo-imperialista. Questa diffidenza sarebbe stata superata solo a inizio Novecento, a seicento anni dalla morte di Dante.

Dopo il Settecento

Il Romanticismo tornò a frequentare l’opera più nota del nostro Poeta per lo stile intriso di pathos e simboli, immagini e modelli impressi anche nella cultura popolare. Fu poi il Risorgimento, prediligendo la lettura anti-papale e anti-temporalistica di Dante, a trattarlo come un simbolo dell’unità linguistica e nazionale. La sua vicenda umana e artistica fu cara a molti esuli in Inghilterra a inizio Ottocento, tra cui Ugo Foscolo e naturalmente Gabriele Ferretti.

Ma in Inghilterra Dante era già approdato con Geoffrey Chaucer.

Avendo conosciuto l’opera dantesca durante un viaggio in Italia, lui esaltò Dante definendolo “poeta per eccellenza” e richiamando la storia del Conte Ugolino in un racconto dei Canterbury Tales. Anche Paradise Lost (Milton) riconosce il valore iconico dell’inferno di Dante, che echeggia anche tra Coleridge, Byron e Shelley.

Dall’Ottocento in poi, Dante è tradotto e amato per la sua poesia in Spagna, mentre in Francia fece il suo effetto il petrarchismo filo-bembiano della Pléiade accanto a un certo gusto per il classicismo. Neanche gli illuministi apprezzarono di più il nostro Poeta, la cui visione di Dio era considerata “medievale”. Voltaire, in un discorso del 1746 all’Académie Française, definì la Commedia in massima parte “poco comprensibile”.

Ma nel 1921, per i 600 anni dalla morte di Dante, papa Benedetto XV ne ricondusse la figura e l’opera entro il perimetro della cultura cristiana, con l’enciclica In praeclara summorum. La popolarità contemporanea di Dante è nota, anche fuori d’Europa e nella cultura di massa tra cinema, fumetti, videogiochi e internet.

Tra le citazioni di Dante in opere straniere, è celebre la dedica “al miglior fabbro” indirizzata a Ezra Pound (citando il Purgatorio) all’inizio della Wasteland di Eliot. Lo stesso Pound, peraltro, cita Dante nel suo The cantos. Persino Henry Miller (Tropico del Cancro e Tropico del Capricorno) fa riferimento al nostro autore, così come il russo Osi’p Mandel’štam che lo definisce “un inno alla libertà” contro il totalitarismo stalinista. Celebri poi i lavori di Borges e Kadaré.

La fortuna del nostro Poeta ha inciso da diversi punti di vista nell’intera storia del pensiero e del “Canone occidentale” (Harold Bloom) che tra i 26 autori imprescindibili per la storia della cultura dell’Occidente include Dante accanto a Shakespeare.

Grande poesia e grande schermo

Il mondo del cinema, un altro mondo da esplorare ricordando che già nel 1911 esce il film muto Inferno (De Liguoro-Bertolini-Padovan) ispirato a Dorè e con moltissime comparse. Segue un altro Inferno, questo di Helios Film, andato distrutto per via della censura che considerò il suo contenuto troppo “erotizzato”. Cento anni fa, nel 1919, anche la pellicola Beatrice, sull’incontro tra Dante e la sua musa, diretto in Italia dall’irlandese Herbert Brenon.


Anche la Società Dante Alighieri ha realizzato una versione integrale cinematografica della Divina Commedia (In viaggio con Dante), formata da 100 film di 12 minuti ciascuno che fanno scorrere sulle parole di Dante le immagini filmate in tutta Italia. 

 

Fonti:

 

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