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Comunicazione responsabile e democrazia: intervista a Sabino Cassese

di Valeria Noli | Ficcanaso
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La democrazia esige che la comunicazione pubblica e politica prestino la massima attenzione al modo e ai contenuti espressi, ma anche ai media utilizzati per comunicare.

Oggi, nella cultura “social”, prevalgono la velocità e il flusso ininterrotto di messaggi, anche nei messaggi di rango politico: quanto è importante la buona comunicazione politica per salvaguardare la democrazia?

Il prof. Sabino Cassese, tra l’altro giudice emerito della Corte Costituzionale e professore emerito della Scuola Normale Superiore di Pisa, parlerà anche di questi temi il 18 settembre ai Dialoghi di Trani. La comunicazione responsabile sarà infatti l’argomento dell’incontro La svolta. Dialoghi sulla politica che cambia (Il Mulino, 2019), in programma alle 18.30 nel Palazzo delle Arti Beltrani.

Leggi di più sui Dialoghi di Trani

Abbiamo chiesto al Prof. Cassese di rispondere ad alcune domande sulla relazione tra buona comunicazione e democrazia.

Qual è l’effetto di un uso impreciso della lingua italiana sulla democrazia?

Democrazia implica dibattito pubblico nello spazio definito pubblico. Se si fa un uso improprio del linguaggio, il dibattito non sarà chiaro, obiettivi e strumenti non saranno visibili, vi sarà incomprensione, quindi poca democrazia.

Assegnare nomi colloquiali ai provvedimenti aiuta a capirli o no?

Purtroppo, i provvedimenti normativi possono essere indicati o con un numero, oppure con il titolo. Spesso il titolo di uso corrente non corrisponde al titolo ufficiale della legge o del decreto. Occorrerebbe unificare e semplificare il titolo ufficiale, al quale fare ricorso nella comunicazione pubblica.

La semplificazione amministrativa, grande tema degli anni Novanta, riguardava anche la comunicazione tra Stato e cittadini. Che cosa ne è stato di quelle riforme?

Si sono fatte belle accademie, con scarso frutto. Nel 1993-1994, quale ministro della funzione pubblica del governo Ciampi, produssi un “codice di stile” con indicazioni precise sul linguaggio da adoperare dal legislatore e dalla pubblica amministrazione. Il “codice di stile” continua ad avere successo tra gli addetti ai lavori. Ma chi scrive norme e atti amministrativi non lo legge e la politica se ne disinteressa.

Che cosa differenzia la democrazia dallo “spontaneismo armato” dei social media?

Il dibattito, il ragionamento, la ricerca della conoscenza, il tentativo di convincere, il ricorso ad argomentazioni, lo sforzo di dare razionalità, tutti elementi assenti dello spazio pubblico di oggi, dove prevalgono slogan, affermazioni, “meme”, disattenzione per le opinioni degli altri.

Nel suo ultimo libro – La svolta – parla di una politica che cambia. Come sta cambiando?

In molti modi, principale quello che riguarda la comunicazione. Questa avviene in forme destrutturate, a causa dell’assenza di quei grandi educatori pubblici che erano i partiti. Quindi, l’intreccio di messaggi si sostituisce al dibattito, le dichiarazioni agli argomenti, la bocca alle orecchie. Questo produce ulteriori cambiamenti sul sistema politico complessivo.

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