Il Piave mormorava… 24 maggio: 1915 – 2019

di Anna Maria Siena Chianese | Chiose
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Un consuntivo che la storia e la giustizia c’impongono

Per fortuna la posta portata in spalla non esiste quasi più, ma non per questo i contatti tra gli abitanti del pianeta Terra sono interrotti, tutt’altro: provenienti da qualcuno che non ci conosce e che non conosciamo s’impulciano oggi i computer di notizie alle quali siamo nel migliore dei casi indifferenti o curiosi quel tanto necessario a compiere il rituale dell’apertura; in altri casi forse un tantino sorpresi dall’estraneità e dalla inattualità del tema o attratti da incontri troppo ravvicinati che richiederebbero l’ubiquità del partecipante ma niente cambia: la valanga dei ‘segni’ continua a precipitare su di noi, virtualmente, ma non virtuosamente perché per aderirvi in minima parte dovremmo essere onniscienti, onnipresenti e debitamente alati, dati il traffico e le attese dei mezzi di trasporto cittadini che ci divorano intere giornate.filangieri 1 filangieri 2

Gaetano Filangieri, questo sconosciuto

Ci colpisce particolarmente la massa di incontri promossi su Filangieri, il giovane principe napoletano mai abbastanza compreso, amato, letto, pur se il suo pensiero primeggia nella storia dell’illuminismo mondiale e nelle costituzioni-fonti di diritti che furono quella americana, due di quelle francesi, la nostra insuperabile – e insuperata – Costituzione napoletana del 1799 di Mario Pagano.

Nella valanga celebrativa che lo coinvolge e ci coinvolge, non una voce si è levata dal coro che si chiedesse – e chiedesse – il perché lo studio del nostro filosofo, illuminista illuminato quanti altri mai, sia stato soppresso dai programmi di filosofia del Liceo classico.

Abbiamo cercato di procurarci gli atti dei vari convegni su di lui nelle sedi istituzionali, ma evidentemente sull’argomento si recita a soggetto e lascia non piacevolmente sorpreso chi ricorda il convegno su Filangieri all’Istituto Italiano per gli Studi filosofici con relativa mostra, presentato e spiegato dall’avvocato Marotta e da Luigi Miraglia in latino.

La lingua ‘morta’ era quella comunemente parlata dalla folla di allievi di varie nazionalità che era venuta in visita alla mostra e alla lezione.

Tutti studenti, malgrado le differenza etniche e linguistiche, del ‘Vivarium’ di Miraglia dove apprendevano greco  e latino come lingue vivissime, essi compresero appieno la lezione in latino sul nostro filosofo e vi parteciparono con profonda cognizione di causa.

Il coraggio della verità

Solo il mai abbastanza rimpianto Gerardo Marotta aveva il coraggio e l’acume, la vista lunga, oltre i confini di casa, per far conoscere a migliaia di giovani il sogno di  Gaetano Filangieri che era stato condiviso dal mondo e che avrebbe unito il mondo nella stessa speranza, il ‘diritto alla felicità’ del popolo: pensiero che percorre quella ‘Scienza della legislazione’  il cui titolo è già progetto di storia e di futuro.

Resta comunque irrisolvibile l’interrogativo sui motivi della cancellazione del Filangieri, detto anche il filosofo scomodo,  dai programmi scolastici. E allora, anticipando e prevedendo che le cose scomode o vengono omesse dal dibattito pubblico o vengono alterate da storici in cerca di un’originalità che non posseggono, vogliamo ricordare una data che evoca un’altra guerra che un poeta cantò nella sua accorata ‘Leggenda’ perché solo una leggenda avrebbe potuto rendere avverabile un sogno: ‘La leggenda del Piave’.

Siamo al 24 maggio del 1915. I soldati italiani marciano lungo il fiume Piave, un fiume che parte dalla storia e che affonda le sue radici nel fiume Scamandro, o Xanto, e nella sua vendetta dell’esercito-martire cantata nell’Iliade. Dopo migliaia d’anni, nel 1915, un altro fiume si erge contro lo straniero che  ne arrossa le acque di  sangue in una guerra che la storia stessa considera iniqua.

Lo straniero-aggressore ‘non passerà’ neppure in questo caso perché un poema che viene da lontano glielo vieta con un esempio luminoso,  fors’anche illuministico: un Fiume che, come quello di migliaia di anni fa, travolse il nemico facendo giustizia.

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Elvira Donnarumma, E. A. Mario, con il mandolino, nel 1925

Questo è il significato della ‘Leggenda del Piave’ che personifica un fiume come Virgilio aveva personificato lo Scamandro: che giustizia sia fatta, e questo va ricordato ogni volta che viene eseguito questo che fu per un breve periodo Inno Nazionale, tuttora Inno di apertura delle celebrazioni solenni della ‘patria’.

E a proposito del termine ‘patria’ quanto mai desueto, sarebbe il caso che  l’Accademia della Crusca desse un significato a quel ‘sovranista’ che chi ha studiato a suo tempo che lo Stato ha quali elementi costitutivi il Popolo, il Territorio e la Sovranità non riesce a comprendere nella sua accezione dispregiativa.

 Sogni d’amore

Quanto alla ‘Leggenda’ va detto che è stata eseguita, oltre che nelle celebrazioni ufficiali, presso i più importanti Istituti di cultura e sale da concerto, dal Conservatorio San Pietro a Majella alla Biblioteca Nazionale alla Società Napoletana di Storia Patria.

Ad apertura del ricco pot-pourri delle canzoni d’amore paterne, inestimabile patrimonio poetico-musicale, la splendida artista Bruna Gaeta Catalano figlia di Giovanni Gaeta, in arte E. A: Mario la ‘Leggenda’, il grande sogno d’amor patrio del Poeta, s’integrava alla perfezione nel tessuto musicale delle canzoni d’amore.

Tammurriata nera

Nel 1944 E.A. Mario compone con Eduardo Nicolardi la canzone che sarebbe diventata anch’essa un Inno, un inno alla vita  che  tuttora e in tutto il mondo viene eseguito e studiato da musicisti e poeti: ‘Tammuriata nera’.

In quegli anni, dal 1915 al 1918, molti erano gli artisti che partecipavano anche con la loro arte alla guerra.

Nelle trincee italiane, Montale e Ungaretti scrissero di Patria come Hemingway dalle trincee alleate con ‘Addio alle armi’. Colpito in pieno affacciandosi da una trincea nemica, il protagonista del romanzo di Remarque, morendo mentre seguiva il volo di una farfalla, pensò che quel giorno non era successo ‘Niente di nuovo sul fronte occidentale’.

Dall’Italia partì la ‘Leggenda’, si mossero Virgilio e la Grecia antica, Troia con le sue Torri assediate, gli inganni dei greci e la loro sagacia guerriera.

Per non dimenticare

Che il 24 maggio sia una data scolpita nel vivo della storia del mondo è una certezza, che continui a esserlo una speranza e un augurio: in entrambi i casi, significa infatti che i nostri eroici ‘ragazzi del ’99’, mandati a morire per la patria, non hanno combattuto invano, che le loro giovinezze non sono state inutilmente troncate, che il loro coraggio e il lancinante dolore per la perdita dei loro anni ancora in fiore non siano stati vani.

Da questo 24 maggio 2019 vada al 24 maggio del 1915 tutto il nostro ricordo, il nostro rispetto, il nostro amore.

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