La lingua più elegante, la più bella del mondo

di Valeria Noli | Chiose
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La lingua italiana è sempre più amata: una delle più studiate, tra le più presenti nelle insegne commerciali di tutto e addirittura la più bella del mondo, citando il titolo dell’ultimo libro del prof. Stefano Jossa (Director of Italian, Director of Graduate Studies, Italian Year Abroad Officer – Royal Holloway University of London) pubblicato da Einaudi.

Tra le ragioni per le quali la lingua italiana è amata anche al di fuori dell’ampio bacino degli italofoni e italo-discendenti, c’è anche il meccanismo dell’italsimpatia, con l’apprezzamento per le espressioni del mondo dell’impresa, a rappresentare il sistema-Italia e le sue eccellenze.

La Dante in Qatar

La moda è uno dei nostri settori trainanti anche nel Qatar. Oggi, 3 aprile, il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, con il Segretario generale della Società Dante Alighieri Alessandro Masi, ha inaugurato il nuovo Comitato Dante a Doha. Avrà sede all’interno della Camera di Commercio italiana in Qatar, e lavorerà per valorizzare l’identità culturale in quanto “cemento di qualunque sviluppo”, come ha dichiarato il Prof. Conte. che ha definito l’apertura della prima sede Dante in Qatar “frutto di un grande lavoro di squadra.” Il Segretario Generale Masi ha anche ricordato che “l’apertura di un nuovo Comitato Dante in Qatar, grazie al significativo aiuto dell’Ambasciatore italiano Pasquale Salzano, avvia un lungo periodo di dialogo e crescita bilaterale in ambito culturale” (leggi il comunicato stampa). 

Nel dare il benvenuto al nuovo Comitato nella rete Dante, ricordiamo che la moda è una delle eccellenze più significative del modo di “Vivere all’italiana”, e che “il comparto tessile in Italia muove un rilevante volume d’affari (www.italia.it)  e rappresenta larga parte di una produzione di qualità esportata in tutto il mondo.”

Tra moda e storiografia

“L’Archivio di Renato Balestra”, come riporta un articolo de Il Messaggero, è stato  ad esempio dichiarato di “interesse storico particolarmente importante”. La motivazione della Soprintendenza archivistica e bibliografica del Lazio e del Ministero per i beni e le attività culturali e che «L’archivio, nella sua unitarietà ed eterogeneità, riveste un grande interesse storico per la conoscenza e l’approfondimento dello stile e della creatività dello stilista Renato Balestra, firma storica dell’Alta moda italiana. Ma anche della storia del costume e del made in Italy, mistura di tradizione tecnica ed artigianale, in cui la costruzione sartoriale degli abiti si sposa con il sapiente uso dei tessuti e dei ricami».

Se la cultura accelera le economie

Ragioni non solo storiche sono quelle che oggi stanno trasformato molte delle case di moda italiane in vere e proprie “multinazionali”: Prada, Armani, Versace, Gucci, Tod’s sono alcuni dei “brand” che parlano d’Italia affacciandosi dalla vetrina dei negozi più esclusivi, dalle fotografie degli artisti e – perché no – dai grandi schermi del cinema. Anche il turismo dedica spazio agli eventi della moda, tra sfilate e settimane come quella di Milano (nel “quadrilatero della moda” tra le vie Montenapoleone, Sant’Andrea, della Spiga e Manzoni) o la più recente AltaRoma, manifestazione organizzata nella Capitale dove sono presenti boutique soprattutto tra piazza di Spagna, Trinità dei Monti, via Condotti. Non dimentichiamo la fiorentina Pitti immagine, con la  sezione riservata alla moda dei più piccoli, e la tradizione toscana nella lavorazione di pellami. Altre città italiane, tra cui Venezia o Genova, offrono angoli della moda tutti da scoprire.

Nel 2016, nonostante la crisi, le esportazioni del settore “hanno registrato un secco +1,1% in termini di valore e +1,2% in volume.” Il valore complessivo ammonta a ben 417 miliardi, mentre le importazioni raggiungevano “un -1,4%”. Il saldo commerciale è stato di 51,6 miliardi di euro. “Il valore più alto mai registrato dal 1991, anno in cui l’ISTAT iniziò ad analizzare i dati”, conclude Italiani.it, spiegando che in paragone all’anno precedente sono numeri notevoli.

Ma sono i dati di Sistema moda Italia a far sperare sempre meglio per questo settore così importante del nostro saldo commerciale. Nel sito, gestito dall’organizzazione federale che rappresenta gli industriali del tessile e moda (settore con oltre 400.000 addetti e quasi 50.000 aziende) è anche riportato lo studio di Confindustria moda con i dati aggiornati al 2018 per i diversi comparti.

In particolare, nella pagina “press”, si trovano note economiche con dati di dettaglio su settori come quello della moda femminile o per bambini. Nonostante un generale rallentamento – su stime preliminari effettuate dal Centro Studi di Confindustria Moda per SMI – “nel 2018 la moda junior per ragazzi/e di età tra 0-14 anni – assisterebbe ad una prosecuzione del trend positivo del giro d’affari. Anche se su ritmi più affievoliti rispetto a quelli sperimentati nel corso del 2017, il turnover settoriale dovrebbe infatti sperimentare un aumento pari al +2,3%, portandosi così al di sopra dei 2,9 miliardi di euro.”

Il quadro non è del tutto privo di ombre e c’è spazio per migliorare, ma la tendenza positiva della moda italiana nei mercati extra-occidentali sembra indicare un preciso scenario di sviluppo per il sistema-Italia nel mondo.

 

 

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