Anche il Dizionario appassionato di Napoli parla in italiano

di Anna Maria Siena Chianese | Chiose, Libri
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È stato tradotto finalmente in lingua italiana il Dizionario amoroso di Napoli, scritto da Jean-Noël Schifano nel 2007, durante la sua lunga esperienza napoletana di direttore dell’Istituto Grenoble e di attento osservatore della vita cittadina, di quella che passa sotto gli occhi di tutti e di quella che si occulta e si riserva solo a chi sappia, e osi, cercarne il senso del bandolo.

Il nuovo testo si è caricato dell’impegno culturale e civile vivido di passione che ne ha reso possibile il naturale, secondo battesimo.Schifano

Fortunata coincidenza l’uscita del Dizionario appassionato e i dieci anni di vita della casa editrice  il mondodisuk, fondata giusto dieci anni fa dalla giornalista e scrittrice Donatella Gallone ed oggi editrice del  Dizionario che non ha realizzato senza una lunga, intelligente e ardita strategia la sua impresa. Col titolo S. O. S. per Napoli, cento artisti per la città al quale hanno aderito ben più di cento artisti non solo italiani donando le loro opere, ha creato il sostrato indispensabile all’operazione dando prova che il mondo dell’arte può unirsi in una solidarietà che ne supera le diverse espressioni coniugandole nel nome di una diffusione senza confini.

Il Dizionario appassionato di Napoli è stato presentato nei luoghi deputati della cultura della città, dall’Università di Suor Orsola Benincasa alla Fondazione Premio Napoli: presenti i diversi rappresentanti, dal presidente Domenico Ciruzzi al presidente dell’Ordine dei giornalisti della Campania. Ottavio Lucarelli, dal rettore Lucio D’Alessandro ad Alvio Patierno, coordinatore del progetto, con Francesca Fichera con le giovani francesiste d Suor Orsola Benincasa.

Anche il primo tempo dell’eroica impresa di Donatella Gallone si è svolto nella sfera dell’arte e della cultura, varo il Castel dell’Ovo, punto di sosta la Basilica di San Giovanni Maggiore Pignatelli, una delle gemme di Napoli debitamente restaurata: una vampata d’orgoglio che ben presto, appena sul Largo prospiciente, diventa di rossore, ma se ne parlerà strada facendo.

LE PAROLE E LE IDEE

È il momento di sfogliare dall’A alla Zeta le seicento pagine di lettere alfabetiche.  Cercando di trarre dalle parole l’identità che l’autore stesso vi attribuisce; ci inoltriamo lungo i viali di concetti, di deduzioni che percorrono di solito i vocabolari, talvolta lungo luminose foglie grigioazzurro d’olivi, talvolta nella fioritura di un hortus conclusus che solo in alcuni luoghi riesce a serbare il suo incantevole mistero e ci chiediamo anche il perché di questa coraggiosa levata di vele di un intellettuale proveniente dalla Ville Lumiere che ha vissuto stralci della sua vita nella Ville de La Mere ne consideri tra le luci più importanti le stille luminose sgrondate millenni fa dalla coda lucente di una Sirena o le gocce di rugiada che l’alba condensa sulle colline  digradanti verso il mare solcato dai riflessi della luna e dalla luminosità dei tramonti. Lo sguardo di Schifano è profondo, ma attento a restare apparentemente alla superficie delle parole dove la verità di dispiega e scavarvi con l’idea il concetto che la riempie di contenuto.

Dalla amorosa visione di Schifano ecco delinearsi la città nella sua ancestrale passione di vivere e nella  sua compassione di essere: città sotterranea e solare  agli antipodi di sé stessa. La sua danza tra inferno e paradiso le consente qualche sosta nel suo purgatorio naturale dove ricostruirsi in inebriante e dolorosa alchimia che non è arte di, arrangiarsi, ma di  inventarsi ogni giorno la vita, pena la perdita della propria identità e di sé stessa.

Di questa inconfutabile verità si fa testo esemplare Lo Cunto de li cunti,  terza raccolta di racconti dopo Le Mille e una Notte e il Decamerone: il Pentamerone basiliano che mette in scena, attraverso episodi  di costume e di vita, tutta la storia dell’antico regno: quel Regno delle Due Sicilie,  la Napoli isolana e quella continentale dalle abissali differenze tra loro e dai destini segnati dalle loro stesse culle di nascita.

LE DUE NAPOLI

E della Napoli insulare è figlio Schifano, e questa la dice lunga sul suo carattere e sulle affascinanti deduzioni, induzioni, definizioni e considerazioni del suo monumentale trattato.

Da quando l’S.O.S. Partenope capitanata da Donatella Gallone è salpata dal mare di Castel dell’Ovo, il Dizionario ha scosso dalle sue pagine parole e parole al vento di mare, com’è d’obbligo per chi di mare vive, talvolta muore e qualche volta vi resuscita. Ecco spandersi a fior d’onda la magia del Ramo d’Oro nel boschetto segreto dove si confrontano la vita, le sue alternative e i suoi opposti, nella sosta dei voli di gabbiani e tra gli echi  della dispettosa Sibilla, ovviamente  Cumana, che usa disperdere i suoi messaggi al vento, ma che accompagna Enea al profetico incontro con la sua famiglia, da Anchise al tenero Marcello… ed ecco i visitatori che ai Campi Flegrei si recano come  emblemi, espressioni, epifanie del mondo e della storia, da Ulisse, egli stesso mito leggenda miracolo  lanciato dai suoi dei  per mari in tempesta e profumi di ninfe…ma  miti, sogni e leggende cedono di fronte al bisogno di Paradiso che è in ognuno di noi e il divino Poeta ci aiuta paragonando il dissolvimento della visione paradisiaca al disigillarsi della neve al sole e alle sentenze di Sibilla disperse tra le foglie lievi… e traccia un ponte tra mito e leggenda, religione e cristianità, preistoria e futuro… Foto Jean Noel (2)

LE COORDINATE DEL DIZIONARIO

Sono le vicende della nascita di una città che non ha mai smesso di riferirvisi e fa dei suoi pregi  di nascita i requisiti di un permanente riscatto del presente e del passato. La Parthenope Neapolis è sullo sfondo, inquadra il foglio che non si ferma alla cadenza delle voci e al succedersi degli argomenti, ma spazia tra le coordinate nelle quali l’autore le “circoscrive”, coordinate amplissime che sconfinano nella nascita della città e nella sua perenne capacità di autorigenerazione.

Non è stato facile scegliere un metodo di lettura tra i tanti che presenta il Dizionario. e ci è sembrato uno dei più plausibili non seguire le voci per ordine alfabetico né per tempi, ma per ipotesi di possibilità dai limiti vastissimi, tanto quanto le origini della città e le vicende che l’hanno caratterizzata e alle quali l’autore fa costante punto id riferimento.

IL GRENOBLE

L’università di Grenoble fonda nel 1933 a Napoli l’Istituto Grenoble, il “magico palazzo “dove il tufo biondo napoletano, offre uno dei suoi incantevoli esemplari. Schifano ne organizza la intensa vita culturale ricordandone con nostalgia le feste, le mostre, i concerti,  sul terrazzo che si apre verso la collina.

Anni indimenticabili quelli napoletani: la città della tolleranza che accoglie da tremila anni le altre civiltà favorendone la civilizzazione, ma che si ribella ben tre volte al tentativo di rendere la città sede del Tribunale dell’Inquisizione spagnola.

Schifano torna quindi all’argomento già precedentemente sfiorato: Napoli, dove si crede ancora nel malocchio, è la città che la vince sull’imposizione del terribile Tribunale dalla quale nessuna città dell’impero di Carlo V  era stata esentata.

La lapide alla Certosa di San Martino è dedicata alla rivolta di un popolo che nel 1547, lacero, male armato e solo in Italia dimostrò che il servaggio è male volontario di popolo, ed è colpa dei servi più che dei padroni.

Picchi di civilizzazione, la “resistenza greca” di Napoli, definisce questi eventi Schifano, convincendoci ancora una volta che il suo Dizionario non può leggersi che per vaste pagine, e che ognuna di esse sconfina nella grandezza della Napoli delle origini, la dimensione soggettiva di una vera civiltà contro la debolezza della decisione e della scelta che demistifica il diavolo e  ne mortifica i santi.

L’ARTE E LA STORIA

L’arte e la storia continuano a modellare la città che vanta primati tecnico-scientifico-artistici in continua risalita, insieme alla memoria della sua storia plurimillenaria, materie prima della sua amalgama esistenziale.

Nei pressi della chiesa di Santa Patrizia, la Chiesa ricoperta d’oro per volontà della sue aristocratiche madri badesse, fu trovata una statua di Cerere, e fin dalla sua fondazione a Santa Patrizia presero forma levità e sapore le ostie che fornivano e forniscono tutte le chiese della zona. Il suo splendido Chiostro con Cristo e la Samaritana è uno dei capolavori dove il divino trasfigura il quotidiano con la stessa forte dolcezza di un’acqua sorgiva…

Salendo verso Neapolis lasciamo Cerere spighe e fontane e ci immergiamo in un’arte senza pari. Ecco un velo che l’alito modella sulla bocca di Cristo: un infinito dolore che non ha svelato ancora il suo mistero…

IL PRESEPE, LE TAVERNELLE, CARAVAGGIO, MODELLI DI UN DISCORSO AMOROSO

Sembra che sotto la grotta, sulle collinette e sul prato sia stato idealmente posto il popolo di Napoli nei diversi tempi della sua storia, ma ogni pastore ha la sua funzione che Benino, inconsciamente, guida nel suo sonno incantato.

Le tavernelle seguono il modello di quella inaugurata da Roberto d’Angiò circa 7 secoli fa, la Taverna del Cerriglio, modello e sintesi di stile di vita, di fuga e di morte, di sedimentazione secolare di quanto è seme e germoglio e frutto di una città che se affonda le sue radici nell’inferno caccia il primo virgulto in paradiso… ed è in grado di invertire le direzioni e le direttive della Stella polare, se questa è l’unica via di fuga dalla perdita  di se stessa.

È quanto cercò di fare un personaggio che visse e soffrì Napoli fino a morirne, il Caravaggio che, secondo uno dei punti di forza del Dizionario, non viene solo citato ma viene riaperta per lui la Taverna del Cerriglio, che ai tempi di Caravaggio ha già tre secoli di storia.

Il pittore intervalla le sue fughe da Napoli con i suoi dipinti mirabili e a Napoli e per Napoli esegue il più bello di essi, Le Sette opere di Misericordia, espressione insuperata di tutti i peccati e di tutte le virtù dei quali l’uomo è capace.

Siamo nel Seicento, Napoli spicca il suo volo europeo, l’ala della pittura alterna luci e tenebre, quella della musica è irrorata di luce: nella città dei Quattro Conservatori e dei grandissimi musicisti barocchi nascono le voci bianche che invaderanno l’Europa.

LE CIVILTÀ PERDUTE

Vien fatto di chiedersi perché Napoli e la sua civiltà millenaria non siano svanite come le grandi civiltà sepolte, come Ninive, Babilonia, Atlantide…

Ecco Schifano chiamare a testimoni quanti hanno consentito alla città di sopravvivere alternando le sue  vesti di regina a quelle lacere  che non le hanno risparmiato nemmeno i suoi secoli d’oro…

LA MADONNA E I SUOI FIGLI

Lello Esposito appartiene alla categoria degli  esposti alla bontà di chi deciderà di allevarlo:: è un figlio della Madonna, ma per Schifano non c’è dubbio:la sua identificazione è avvenuta nella zone flegrea, è lui il testimone che aggancia l’attualità alla sua grandezza antica, è nella zona flegrea che l’autore del più vero Pulcinella di tutti i tempi sembra aver inspirato il suo fiato creativo che lo ha lanciato verso Napoli… Non poteva che approdare a Palazzo San Severo, il più congeniale dei suoi habitat.

Le opere di  Lello Esposito figurano nel mondo da New York a Parigi al Vesuvio dove la sua maschera di Pulcinella è simbolo e trasfigurazione, o immedesimazione della città e nei suoi basoli, croce e delizia delle strade e della tradizione di Napoli…

LA CONTRORIFORMA: ARTE E MISTICISMO

Mentre il Barocco segna a Napoli la vittoria della Controriforma e scrive con le sue delicate efflorescenze una intensa pagina di storia anche nel campo della religione sul fronte dell’estetica, più che su un sentimento religioso, diventa canone a sostegno di un principio che ha i suoi testimoni.

Che Benedetto Croce, Raffaello Causa e Antonio Ghirelli e tanti altri degli intellettuali della Napoli di ogni tempo non amassero il Barocco è quasi intuitivo, ma è bene che intuizione e realtà si complementarizzino a conferma che il laicismo napoletano era anche simbolo di uno status socioculturale in continua affermazione di sé…

VINCENZO GEMITO

Gli artisti si susseguono lasciando indelebili impronte che sarebbe impossibile confondere con quelle di un’arte fiorita altrove. Come potrebbe non essere napoletana la struggente arte di Gemito, anche lui tra gli esposti, anche lui simbolo di una grandezza creativa che non lascia fiato? Guardiamo uno dei suoi Pescatorielli , la brocca poggiata all’anca che offre l’acqua del Chiatamone ai passanti che si fermano incantati. Secondo il principio  dell’armonia tra le forme d’erte, ecco la villanella che noi leggiamo accanto al Pescatoriello, un canto che certo trova in una lontanissima Sirena la sua possibile origine. La villanella è Fenesta vascia dove il pescatoriello dichiara alla nennella che s’affaccia di portare nella sua langella non acqua, ma lacreme d’ammore…

TUTTO È MUSICA, A NAPOLI

Nasce l’opera buffa a Napoli  tentando Mozart tra mare barche e vulcano nell’anfiteatro  naturale del golfo.

Corri a Napoli come Ulisse, come una Sirena che muore dando la sua forma alla città dove tutto sarà musica.

Sarà musica anche quella fiorita più recentemente, anche quella che non è musica e che non è antico, è qualcosa sbocciata all’improvviso, è il contemporaneo più amato della città: Il pibe de oro, Il nostro Dieguito, storia leggenda e mito, l’eterno fanciullo Diego Armando Maradona.

DIEGO ARMANDO MARADONA

Maradona è il terzo vulcano, ovviamente barocco, di Napoli; firma tra l’altro senza leggerli i documenti consegnatigli da Ferlaino, come un bambino generoso…

Nei preparativi della grande festa per la vittoria le insondabili statistiche che tastano il polso della città registrano un allentarsi delle sue  sotterrane tensioni: sospeso il golfo al pennacchio del Vesuvio, Napoli ritrova la sua levità di guache  nell’onda azzurra che si fa cielo di vicoli e riflesso di vetrate… sta per vincere il suo primo scudetto nel nome del ragazzo argentino dalla vitalità che ha galvanizzato la squadra e la città intera.

Dieguito non vuol esser considerato un simbolo perché questa città se la sente sua dal primo giorno che ha messo piede al San Paolo, ma la vittoria non cambierà la sua vita, perché la vita non cambia per cose come questa

La cosa più importante? la famiglia e l’amore…ecco la pagina del nostro apparente relatore sportivo allargarsi verso i massimi sistemi, ma il discorso non finisce qui.

Dove, se non a Napoli, poteva svolgersi un dialogo, che Schifano riporta,  tra quanti riposano nei vari cimiteri della città e i viventi sul tema di comune interesse più forte della morte: la vittoria dello scudetto? E dove, se non a Napoli, poteva svolgersi un dialogo del genere tra vivi e morti con altrettanta leggerezza e senso dell’humour se non nella terra compromessa  da responsi allestiti in un lago senza voli, senza onde e senza cieli, ma ben protetta da dei di ogni provenienza e di ogni orientamento storico e sociopolitico?

UN DUETTO CON L’ALDILÀ

Il giorno dopo la vittoria sui muri del cimitero attiguo al campo di calcio. ecco scritte poche parole e il gergo è decisamente congeniale ai cittadini di Napoli, vivi o morti che siano.

Al E che ve site pierze… rimprovero e rinfaccio dei vivi ai morti, ecco la sommessa risposta: E vuje che ne sapite….

Duetto che non ha bisogno di spiegazioni, ma che ci porta ancora alla larga pagina nella quale  Schifano usa inquadrare i suoi argomenti facendone costante, e ultima, cornice: la Napoli che continua ad attingere alla sua fonte originaria i suoi significati, ma soprattutto le sue luci identitarie. Che siano candele o lumini, fiaccole o petardi di un giorno di festa, ecco il nostro ricercatore selezionarle e collocarle nei punti giusti dai quali esse daranno alla città la sua giusta dimensione di nascita e di significato, di potenzialità  di vita, di incompatibilità con la morte.

POMPEI

Nella vastità dell’argomento ecco il tenero dialogo tra l’autore e il quadro di Edouard Sain: Scavi di Pompei” 1865 ragazza lavoratrice carica sulla testa di ceneri e lapilli che lo divora con gli occhi mentre lui la considera degna di esser divorata per amore nonostante i 10.000 morti che sotto il Vesuvio morirono nel più bello dolce e sensuale paesaggio del mondo

Non viene dimenticata Paestum che ha i tre templi greci più belli d’Italia. Il corpo affusolato del Tuffatore infrange i limiti del mondo dei piaceri e delle pene e fila nudo com’è nato verso l’aldilà, sublime sintesi di accesso e di scambio, tra vita morte e quel che c’è tra loro.

POZZUOLI

Ed eccola la terra alla quale Schifano si riferisce come a un documento d’identità, o come a un portabandiera, la terra a occidente della città, i Campi Flegrei, l’antica Puteoli, capitale della Campania prima di Napoli dove il porto si apre nella notte dei tempi ma dove tuttora la luna si frantuma in schegge sul mare…

Questa terra è una delle coordinate permanenti del vocabolario del nostro autore che ne ha studiato funzioni e metamorfosi, vizi di nascita  e costanti virtù.

È qui che Nerone decide di uccidere la madre, e la ferita di Nerone ad Agrippina è per Schifano la culla fatale di ogni napoletano che subisce l’imperio delle madri.

Questa è la terra dove sbarcò San Paolo per andare a Roma a farsi crocifiggere, ma i martiri sono tutti presenti, anche San Gennaro che all’altezza della Solfatara viene decapitato e il sangue raccolto nell’ampolla si liquefa tuttora ogni sei mesi nei luoghi dove scorse la prima volta.…

Ma erano passati per questa terra anche il trombettiere di Enea, Miseno e il nocchiero di Ulisse Bayos… e a tal punto un ringraziamento va a Schifano che, dopo decenni, ci riporta alla mente lo splendido libro di Anatole France, Il procuratore della Giudea, dove una risposta menzognera costerà a Ponzio Pilato dolore e pentimento. Non lo ricordo egli risponderà a proposito del Nazareno crocifisso, e questa risposta sarà la croce che porterà tutta la vita.

DOMENICO REA

La sala Dumas del Grenoble è gremita, Schifano vi ha allestito un omaggio all’intramontabile Rea che, da Spaccanapoli del 1947 a Ninfa plebea del ’93, ha scritto le cose fondamentali per la città e della città e al quale il nostro ricercatore ha intestato a Ischia un premio con relativo bronzo di Lello Esposito.

Rea comprendeva Napoli, l’amava e la disprezzava come di solito avviene in chi si fa continuatore dell’odio-amore catulliano tipico dei nostri luoghi. Non a caso il suo libro Cancro barocco fu intitolato da Mondadori Una vampata di rossore.

STRANIERI IN PATRIA

Da Anna Maria Ortese a Raffaele La Capria, per chi e per quanti e dove il mare non bagna Napoli? E fino a che punto Masaniello può ispirare un autore straniero a intrecciare suoni e danze in onore della sua onestà spirituale che diventa impegno civile e si smarrisce poi nella contraddizione di sé e dei propri sogni di giustizia?

Schifano è affettuoso con la Ortese che dimostra di comprendere pienamente in tutte le sue apparenti contraddizioni, ma è sereno giudice di La Capria e di quanti vollero nascondere anche a sé stessi  che cosa fosse e che cosa chiedesse Napoli alla loro giovinezza in fiore, oltre le spigole e i ritorni dopo le armonie perdute…e  recuperate, ma con l’energia di chi vi è rimasto, a Napoli, rinnovando quell’armonia che gli assenti avevano dato per perduta….

FRANCESCO ROSI

Schifano preferisce i suoi film meno impegnativi de Le Mani sulla città come C’era una volta, ispirato da una fiaba di Basile: La Bella e il Cavaliere.

Ne Le mani sulla città Napoli, privata dai Savoia del suo ruolo di capitale,  è sfigurata dalla speculazione edilizia, la corruzione politica ne impedisce la ripresa, ma l’Italia si arrende comunque a Napoli… e noi ci arrendiamo comunque a questo quasi ostinato amore del nostro autore… per entrambe.

PUNTA MASULLO

Ospite a Capri di  Axel Munthe  nel 1932 Curzio Malaparte, nome d’arte di Kurt Erik Sakert, acquista punta Masullo, uno sperone dell’isola a Marina Piccola  e vi costruisce La Casa Rossa o La Casa come me, vi scrive  la Pelle, punto di sintesi e di rottura delle varie espressioni della letteratura di tutti i tempi, pelle esangue, umiliata che solo Napoli, che ha pietà di sé stessa, può capire e perdonare… È il sentimento della pietà che rende possibile quello della libertà e della sopravvivenza dal naufragio a Napoli che non è una città, ma il mondo precristiano rimasto intatto alla superficie di quello moderno

L SEGNO DI VIRGILIO

Verga di lauro / verga fiorita / verga d’alloro / parola dei dormienti / albero delle partorienti/ramo d’oro / gloria di lauro / (….) vergini delle vergini / gloria di Partenope / tomba della sirena / (….) giardino  della vita porta di Napoli / uovo dell’inizio torre della purezza / patto candido / guida  e saggio del nuovo viaggio / Amen

Sullo stile della litania alla Vergine di Loreto, questo canto è dedicato a Virgilio da Roberto De Simone che nel suo splendido testo, Il Segno di Virgilio, riesce a spiegarci l’inspiegabile di una cultura e di una tradizione magiche. Nella grotta aperta in una notte tra Napoli e la zona flegrea da Virgilio mago, i culti mitralici si alterneranno e saranno poi sostituiti da  quelli alla Vergine e nei secoli alla Vergine saranno dedicate e offerte le canzoni delle quali Napoli è artefice fin dal suo nascere, per opera della Sirena e del Sebeto… Mago a Napoli e poeta a Baia, Virgilio scriverà a Megaride l’Eneide che verrà salvata solo per opera di Augusto, ma ogni suo libro serba un oracolo come i libri sibillini della sua antagonista, la Sibilla Cumana.

IL CASTELLO, VIRGILIO E L’UOVO, MA NON SOLO

Quella dell’Uovo non è una leggenda ma una permanente simbologia che prende forma e significato secondo il luogo e il tempo nei quali fiorisce.  Moschee greche ed egiziane  hanno un Uovo  in gabbia sospeso alla volta, ma non allontaniamoci troppo,  noi che abbiamo il previlegio di vivere in una città dove  Virgilio ha personalmente collocato l’Uovo sull’isolotto di Megaride, affidandogli le sorti della città. La Regina Giovanna provvide a sostituire l’uovo infranto dopo qualche secolo, ma la città non ha mai dimenticato che deve a Virgilio il salvagente d’origine, quello che da Castel dell’Ovo, appunto, continua a proteggere la città contro il pericolo della disgregazione  della propria identità e di sé stessa.

Ma torniamo a Megaride, villa di Lucullo e uno dei conventi più importanti d’Italia nel Medio Evo, sede della biblioteca donata dai Duchi di Napoli dove testimonianze della Villa di Lucullo in tutto il suo polisemantico splendore si palesano per tracce, dal giardino di delizie ai papiri  all’opera di agricoltore e di cuoco di Lucullo….Tutto questo su pochi metri quadrati di una terra antichissima come quella che, a poca distanza, conserva  la tomba di Virgilio e riporta le parole del poeta sulla sua identità.…Quel tenet nunc Parthenope è tutto nostro, c’è da trattenere il fiato, ma anche da farci una domanda. siamo proprio sicuri, e fino a che punto, che tutto questo sia per l’attuale cives  parthenopeus un vantaggio, un fiore all’occhiello, un vanto, un merito?

LA LEGGEREZZA, VALORE, MERITO O CONQUISTA

Verrebbe la tentazione di indire un referendum e di far scegliere tra una strada comunemente lastricata ed una a basoli, gli inconfondìbili basoli del Vesuvio che portano scalpellati nella loro compattezza invincibili volti e ristorantini tipici del vulcano, o se sia meglio non avere ne maghi ne poeti come autori della propria storia, ma qualcuno che sappia amare questa città e farla amare da chi ancora non la conosce nella sua irripetibile verità….ma pensiamo che per il cives neapolitanus di oggi sia  troppo tardi.

Schifano si è fatto erede responsabile  della  storia della città  e della sua bellezza, ma anche della sua poesia, a sua volta ereditata dalle fonti  che ogni tanto sembrano inaridite, ma che tornano sempre a pescare e a consegnarci dal passato quel filo, o ramo d’oro, che ne connota l’essenza.

QUANDO TRAMONTA IL SOLE

Non manca nel nostro Dizionario la citazione della canzone napoletana, anzi Schifano si preoccupa anche dell’andamento dei diritti d’autore, quando la Musikwerke subentra, in parte, ai diritti della casa editrice musicale del barone Bideri, che rappresentò quel periodo di felicità creativa che rese a Napoli il lungo tramonto della Belle Epoque luminoso e splendido come un’aurora. E da sottolineare che Schifano riporta il testo di una canzone che sarebbe sbagliato considerare  soltanto una delle più belle. È una canzone dove l’amore può esser solo sognato, lui parla di lei, sogna di lei, gli sembra di darle baci a mille a mille sempre sognando di lei…un amplesso sognante tra musica e parole, dove il possesso si sublima nella felicità di baciare un viso infinitamente, nel sonno di un sogno… Ma la commistione tra la canzone e la storia antica della città non ha bisogno di dimostrazione: basti pensare a quel carpe diem della grande letteratura del tempo… alle canzoni dove basta addormentarsi vicino a lei sotto la luna per sentirsi un re… cogliere il giorno, che tutta la poesia e la letteratura latina del tempo vogliono condurci a privilegiare…e conservare il sogno…complice un signore francese innamorato di Napoli già dai tempi di Parthenope e del Sebeto quando Carlo V scelse Napoli come citta musicale per eccellenza per celebrare il suo trionfo, ma anche la nobiltà napoletana cantò madrigali in onore dell’Imperatore perché ricordasse i privilegi promessi tra i quali quello di esonerare la città dal Tribunale dell’Inquisizione…

MASANIELLO E MURAT

Il nostro autore non poteva che amare le contraddizioni della storia di Napoli, come l’eroismo disinteressato di Masaniello che lo portò alla rovina e il grande amore per Napoli del re francese, quel Gioacchino Murat i cui pochi anni di regno a Napoli furono belli ed effimeri come una festa barocca (1767-1815).

Il re francese più napoletano che Napoli abbia avuto ha il senso teatrale della vita e la sua conquista di Capri  risulta tra le campagne napoleoniche, (Caprèe 1801). I suoi anni di regno si svolsero sotto il segno della gentilezza di Murat che fu messa in luce nello splendido film Fuoco su di me di Lamberto Lambertini. Fu con la gentilezza, la grazia, l’amore e la comprensione per Napoli che Murat si guadagnò la fama di ultimo re sul trono di Napoli, e con quella gentilezza Murat fu uno degli ultimi diffusori della civiltà napoletana, la più stratificata, complicata e falsificata dell’occidente.

Quanto a Masaniello, Schifano scrive un’opera, La danza degli ardenti che viene presentata  (Le Monde,30.9.889) a Piazza Dante, vista da Schifano anche nella sua qualità di contenitore

Si comincia con le ventisei statue emblematiche delle virtù di Carlo III che coronano l’emiciclo, il Foro Carolino dell’inizio, divenuto poi sbilenco con la Aulenti   e perennemente imbruttito dalla statua di Dante, colpevole di non essere andato in visita a Virgilio la cui tomba è a poca distanza  dal luogo dove il Divino Poeta sembra aver messo radici con la sua stazza marmorea…

TOTÒ

Ma non finiscono qui le voci di Schifano, che ha definizioni e arditi disegni per tutti i napoletani che meritano di venir ricordati, come TOTÒ del quale cita le due maschere, il doppio funerale, la  duplicità di turco-napoletano, di abile portatore di una miseria pregressa e di una nobiltà tutta nuova, ma già inserita in un DNA evidentemente antico, anzi atavico, ma di Totò è proibito parlare per cenni, per motti, per meriti o per demeriti: se ne può e se ne deve parlare solo per amore e sempre per amore, solo con amore…

A Schifano sono stati maestri IL TERREMOTO, il modo si lavorare dei Napoletani in quell’occasione, di LUCIO AMELIO per l’opera del quale ci vorrebbe un volume a parte come per quel suo addio lanciato agli amici dal Teatro Mercadante  con una canzone, forse Ma l’amore nol’amore mio non può…

… dissolversi nel vento con le rose… Napoli, matrice della luminosa armonia di G.B. VICO e della Scienza Nuova, dei corsi e ricorsi, del panta rei, terra dove ogni cosa torna e si rinnova, anche l’amore nel vento e con le rose  e quindi la felicità …dove si incrociano il basso e il palazzo principesco e quindi le civiltà, che la mano della storia capovolge di secolo in secolo nella sua  clessidra gigante?

Niente di quel che ha saputo costruire Amelio e gli altri come lui svanirà, anche se non tira buon aria per Napoli, considerata spesso una città morente  dove la plebe è la linfa vitale e dove le strade andrebbero ribattezzate  per ridar loro coscienza identitaria

L’ultima lettera dell’alfabeto ci riporta non la donna dai liberi costumi né la passionale interprete di alcune delle canzoni  celebri, ma una delle forme più dissolute della donna perduta…volgarmente detta zoccola, ma  ci riporta anche a Renato de Falco, all’avvocato grande ricercatore di  genesi storiche e letterarie. che concludeva ogni incontro con un auspicio:  statemi buono e statevi buono che Schifano augura di tutto cuore alla città che sente sua… dall’A alla Z.

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