Film “Ricordi?”di Valerio Mieli, frammenti di un discorso amoroso.

di Pasquale Colizzi | Ficcanaso
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“Leggere l’aria” è un’espressione tipica giapponese che indica la capacità di saper ascoltare prima di parlare, di tollerare un silenzio per comprendere meglio una situazione, di sapersi fermare laddove si sospetta che un’insistenza possa creare imbarazzo o disagio. Sarebbe un esercizio utile per la salute delle relazioni, specie in presenza di disperata vitalità, che tende a mostrare tutto, verbalizzare ogni emozione, drammatizzare gli eventi trasformandoli in scene madri che esplodono e sanguinano. Con Ricordi?, opera seconda presentata alle Giornate degli autori di Venezia, Valerio Mieli pare usare una perizia orientale nel costruire un film a tratti impalpabile come una costruzione di legno e carta di riso. Non che manchi di carne e sangue ma ha una grazia speciale e un tatto rari. Rispetto all’esordio (Dieci inverni), che aveva incuriosito molti, stavolta siamo di fronte ad un’opera a suo modo coraggiosa e insolita, a tratti sfidante quasi quanto Three of Life di Terence Malick, e cerebrale e onirica come i marchingegni magici di Michel Gondry. Un racconto racchiuso in una bolla del tempo che appare un piccolo classico quando cita gioiosamente il Fellini dei racconti di famiglia.

La storia d’amore di “Lui e “Lei” (Luca Marinelli e Linda Caridi), dall’incontro casuale alla scoperta quotidiana, dalla passione alla crisi, dall’essersi trovati al perdersi pian piano, è disegnata con la delicatezza dei colori pastello, in un flusso di coscienza cangiante. La relazione tra i due non è a somma zero, i protagonisti si attraversano e si trasformano reciprocamente, revisionando continuamente la mappa dei propri ricordi, come se gli elementi nelle foto a un tratto cambiassero di posto. Tormentato, insofferente, spesso goffo “Lui”, che è amaramente comico come un personaggio morettiano; naturalmente vitale, aperta, leggera e solida “Lei”. Nell’arco di diversi giri di un cariollion che pare suonare una nenia malinconica e rassicurante dei Cure (in realtà sentiamo variazioni sul tema di Bach, Vivaldi, Debussy, Tchaikovsky), Ricordi? consegna alla fine due figure di cui sentiamo una sussurrata disperazione di vivere, una tensione esistenziale anche bizzarra, irruente, molto vicina.

Prodotto da Angelo Barbagallo, che ha il merito di aver riportato sullo schermo dopo dieci anni un autore di cui si parlerà ancora, il film è un caleidoscopio di elementi che si fa sinfonia. Efficace l’amalgama tra Luca Marinelli e Linda Caridi, che maneggiano i loro caratteri da fumetto senza uscire mai troppo dai contorni, accelerando e rallentando in una danza di corpi. Suggestiva la fotografia di Daria D’Antonio e mai come in questo caso fondamentale la “seconda scrittura” del montaggio di Desideria Rayner, che grazie alla meticolosità e ispirazione di Valerio Mieli ha intessuto una ragnatela fitta, geometrica e leggerissima. Ricordi? gioca di accumulo e sottrazione, di esplosioni e dissolvenze, di inconscio che rigurgita come l’acqua sorgiva delle terme, di mostri infantili che prendono la forma del giardino di Bomarzo, di case, luoghi e oggetti mai neutri, di assenze che parlano.

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