Dante e l’Argentina

di Valeria Noli | Chiose
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Dante Alighieri è il padre della lingua italiana, ma anche un importante simbolo culturale per tutto il mondo. Una dimostrazione di come “l’italiano ci unisce”. Ma quanto è amato, conosciuto e studiato Dante Alighieri in Argentina? Nella terra di storica emigrazione dove ha sede una delle più importanti comunità italiana fuori dall’Italia, tra 18 e 20 luglio 2019 è in programma l83° Congresso Internazionale della Società Dante Alighieri. A Buenos Aires, nella sede dell’Universidad Católica Argentina, sarà il primo congresso mondiale della rete Dante al di fuori d’Europa. Il titolo è “Italia, Argentina, mondo: l’italiano ci unisce”, il sito è congressoladante.org.

Dante e l’Argentina

Vi proponiamo qui un’intervista alla professoressa Renata Adriana Bruschi, che conosce bene Buenos Aires dove ha insegnato nel corso di 9 anni di insegnamento all’estero (2 anni e 6 mesi ad Asmara e il resto nella bairense Scuola Italiana Cristoforo Colombo) e in qualità di socia ADILLI (Associazione di docenti e ricercatori in lingua e letteratura italiana) con la quale ha collaborato per l’organizzazione di alcuni convegni. Tra le sue attività di ricerca indipendente, quelle relative alla diffusione in Argentina dei narratori italiani, e al ruolo di Victoria Ocampo quale mediatrice culturale tra i due paesi. Tra le attività più recenti, gli incontri “Un mar de libros” tenuti nelle librerie di Buenos Aires con scrittori italiani e argentini in dialogo, per festeggiare i primi 40 anni del giornale “Tribuna Italiana” di Buenos Aires nel 1987. Dal 2017, tornata in Italia, insegna nel Polo Aldi di Grosseto

Se dovessimo percorrere un “itinerario dantesco” nella città di Buenos Aires, quali sarebbero le nostre tappe?

Quando gli italiani visitano per prima volta Buenos Aires, restano immediatamente colpiti dalla somiglianza esistente tra la capitale argentina e alcune metropoli italiane, Napoli in primo luogo. In ogni angolo della città si respira un’aria di famiglia. Un itinerario pensato per visitare luoghi che abbiano attinenza con la diffusione della Commedia al Plata prevede purtroppo mete dislocate in punti distanti della topografia urbana. Un vero e proprio percorso dantesco in città, fattibile con mezzi propri, include soste nella zona di Congreso, di Plaza de Mayo e nei quartieri di San Telmo, Retiro e Palermo. A questi luoghi si può anche aggiungere una tappa fuori porta, verso il nord della città. Si tenga presente che il tour dantesco qui proposto consente di avvicinarsi al contempo alle principali mete turistiche di Buenos Aires.

Partendo dalla sede “centro” del Comitato Dante Alighieri, nell’edificio eretto a tal fine nel secondo dopoguerra su calle Tucumán, si potrà  andare verso Avenida de Mayo, per visitare il Palazzo Barolo, con una sosta di almeno 30 minuti per poter apprezzare ogni aspetto architettonico. In seguito, si può proseguire ancora lungo Avenida de Mayo verso la cosiddetta city, ovvero il cuore finanziario, fino ad arrivare alla Casa Rosada che si affaccia sulla nota Plaza de Mayo. In questa zona si trova anche la Manzana de las luces, fulcro della vita culturale coloniale come si ricava dal nome con chiara allusione alla cultura illuministica. Inoltre, si può visitare la chiesa di San Francesco, alla sommità della sua facciata la statua del patrono d’Italia è affiancata da quella di Dante, pensoso con la testa china, Giotto e Cristoforo Colombo. Da questo punto, basta percorrere poche “cuadras”, vale a dire i cento metri che separano le traverse di ogni “calle” nella pianta ortogonale della città, per raggiungere il Museo Mitre, casa del primo traduttore argentino della Commedia dantesca ed anche Presidente dell’Argentina tra 1862 e 1868. La sua dimora, in cui funzionò pure la prima redazione del giornale “La Nación”, oggi è grazioso museo. A questo punto, spostandosi in macchina, si percorre la Avenida del Libertador per giungere alla sede della Biblioteca Nacional, la cui sala del Tesoro conserva cinquecentine e numerose edizioni ottocentesche della Commedia. La biblioteca conserva pure gli esemplari con annotazioni autografe di Jorge Luis Borges, risalenti agli anni ’40 e ’50. L’edificio della Biblioteca, progettato da Clorindo Testa, si trova nel quartiere di Palermo e in quella stessa zona si potrebbero visitare la casa museo di Jorge Luis Borges, quella del suo amico Xul Solar e di Ricardo Rojas, altro ammiratore di Dante, come dimostra il busto conservato sulla sua scrivania. Quest’ultima visita, in verità, va proposta con attenzione, perché se da un lato l’interesse di Rojas, critico letterario e primo autore di una storia della letteratura argentina, merita un discorso a sé, che esula dalla diffusione della Commedia in Argentina, dall’altra parte è anche vero che l’edificio stesso della casa museo risulta essere d’interesse in quanto si tratta di una copia della famosa dimora sita nella provincia di Tucumán, dove nel 1816 si riunirono i rappresentanti dei territori che proclamarono l’indipendenza dalla corona spagnola e crearono il primo nucleo dello Stato Argentino.

A patto di avere tempo, la visita dei luoghi danteschi in Buenos Aires potrebbe concludersi con un percorso “fuori porta” per raggiungere la località di Béccar, dove si trova Villa Ocampo. L’edificio costruito dall’ingegner Ocampo, padre di Victoria, sul finire dell’Ottocento, è oggi patrimonio UNESCO. La sua visita permetterà di conoscere meglio la personalità dell’intellettuale argentina che fondò la rivista letteraria “Sur”. La biblioteca fornitissima di volumi in spagnolo, inglese, francese, conserva diversi libri dedicati anche alla letteratura italiana delle origini e a Dante Alighieri. Il luogo, circondato da un gran parco, si trova a pochi metri dalle coste del fiume e alcuni punti panoramici della zona consentono di osservare da lontano la città di Buenos Aires, con i suoi alti edifici e le imbarcazioni a motore o a vela che punteggiano lo specchio delle acque fluviali.

Ci può dare qualche elemento sulla ricezione di Dante in Argentina?

La questione della fortuna della Commedia dantesca in Argentina è singolare, sia per la varietà di approcci all’opera (chi la leggeva in versione originale, chi invece nella traduzione allo spagnolo, al francese o all’inglese), sia per le motivazioni che animavano i diversi lettori. D’altra parte, il poema dantesco sintetizza una tale varietà di stimoli e contenuti da offrire spunti fecondi a lettori con diverso grado di preparazione. Compito del tutto ingrato è tentare una sintesi, ci rinuncio per scongiurare il rischio di banalizzare l’argomento, di incorrere in colpevoli omissioni.

Ma mi pare giusto precisare che la fama del poema è stata sostenuta inizialmente nei primi decenni del XIX secolo dagli esuli mazziniani che trovavano riparo nelle repubbliche sudamericane dopo le sconfitte subite in territorio italiano. Poco dopo, verso la fine del secolo, mentre la Commedia di Dante attira l’interesse dei filologi in Europa, a Buenos Aires e nella città di La Plata (capoluogo della provincia di Buenos Aires) vengono attivati corsi di laurea in discipline umanistiche, con il concorso di docenti esperti provenienti dall’Italia. Proprio in questi anni, apre le porte il primo Comitato Dante Alighieri in Argentina e poco dopo, nel 1913, Francesco Sansone avvia un ciclo di letture dantesche nella neonata Università di La Plata. Nei giornali dell’Urbe risuona il plauso per l’iniziativa di Sansone, ma in Argentina le polemiche infuriano. Sansone, infatti, farmacista di professione, risulta essere atipico nel panorama accademico di allora, dominato da professori laureati in lettere classiche in Europa. La collettività degli italiani in Argentina ha talvolta mostrato momenti di rissosità che non l’ha certo favorita.

Molto più conosciuti sono gli aspetti relativi alla passione per Dante alimentata da Bartolomé Mitre, da Jorge Luis Borges, e da altri letterati argentini. Rimando alla cospicua bibliografia disponibile.

Credo che sia interessante sapere che la passione degli argentini per Dante pare non tramontare mai. Proprio in questi mesi Daniel Alejandro Capano, professore di Letteratura Italiana all’UCA ora in pensione e critico letterario, ha tenuto due corsi nel 2018 inseriti nel programma dell’Associazione Amici del Museo di Belle Arti di Buenos Aires. Il primo riguardava l’intera Commedia, a richiesta dei soci nel secondo semestre si è tenuto un corso sulla cantica dell’Inferno. Per il 2019, sono previsti altri due corsi, in modo da completare la lettura delle tre Cantiche. In questo caso, Capano propone la versione di Battistessa, ma sia la versione originale, sia le altre traduzioni sono state utilizzate dai  partecipanti, che erano in maggior parte professori di lettere, personale in pensione delle aziende italiane che operano in Argentina e di appassionati di letteratura italiana. Ci tengo a ringraziare il professor Capano per avermi fornito le informazioni relative al corso da lui tenuto (in particolare, testo utilizzato e partecipanti).

Qual è stato il lavoro della poetessa Victoria Ocampo su Dante Alighieri?

In anni recenti, l’interesse di Victoria Ocampo (1890 – 1979) per la Commedia dantesca ha attirato nuovamente l’attenzione dei ricercatori. Forse i tempi sono maturi anche per una rivalutazione della sua figura quale intellettuale e donna nei decenni centrali del Novecento. Victoria fu spesso bersaglio di feroci critiche, per le sue posizioni anticonformiste in un ambiente assai conservatore, e non lesinò sforzi per sostenere l’impegno civile delle donne. Merita una rivalutazione anche in funzione del suo ruolo nella diffusione degli autori italiani, argomento di cui mi sto occupando da alcuni anni. Prima donna ad occupare nel 1977 uno scranno nell’Academia Argentina de Letras, la Ocampo promuove in Argentina la conoscenza di autori europei e americani attraverso la rivista letteraria “Sur” da lei ideata e diretta per oltre quattro decenni ad iniziare dal 1931. Il suo primo avvicinamento al poema dantesco avviene all’età di 16 anni, a Buenos Aires, durante le lezioni di italiano. In seguito, stando a Parigi nel 1909 insieme alla sua famiglia, Victoria segue da uditrice le lezioni di Henri Hauvette, allievo di Pio Rajna e di Pasquale Villari. Hauvette, rientrato a Parigi dopo un soggiorno a Firenze, ottiene una cattedra alla Sorbonne nel 1906 e porta avanti gli studi su Dante. Ma la stessa Victoria più volte ha sottolineato con orgoglio il suo personale approccio alla Commedia, approccio da ‘common reader’ per riprendere l’espressione da lei tanto amata. Pur conoscendo i commentatori, Victoria dimostra indipendenza di giudizio quando interpreta le terzine dantesche.

La sua lettura diretta e partecipata dell’opera è riportata nel suo noto saggio Da Francesca a Beatrice, che Ortega y Gasset ha voluto pubblicare in Spagna e che è stato pure stampato in Francia nel 1926. Quando Maria Montessori, in visita ufficiale a Buenos Aires negli anni venti, ebbe occasione di incontrare Victoria, ricevette una copia di quest’opera che iniziò a leggere nel viaggio di rientro, manifestando la volontà di tradurlo all’italiano. Ad oggi, non mi risulta che ciò sia stato fatto, per questo motivo mi sto cimentando nella traduzione, certa che il testo della Ocampo potrà interessare gli studiosi italiani.

Quali sono le traduzioni della Commedia più attuali e diffuse oggi in Argentina?

In questi ultimi anni, nella sala della Biblioteca Benedetto Croce (Istituto Italiano di Cultura), Claudia Fernandez tiene un ciclo di letture dantesche molto seguito. Affronta una cantica all’anno e ogni tre anni riprendere da capo la lettura del poema. In questo contesto, come anche nel caso delle scuole superiori bilingui, si affronta la lettura della Commedia in italiano. I liceali delle numerose scuole bilingui italoargentine dispongono di edizioni scolastiche italiane commentate, in uso nelle scuole metropolitane. In università, l’esame di letteratura italiana, se incluso nel corso di laurea in Lettere Moderne, prevede la lettura di opere in traduzione, con indicazioni dei docenti sulle versioni da preferire.

Per quanto riguarda le traduzioni apparse in Argentina, dopo quella molto citata di Mitre, riscosse anche successo la traduzione portata a termine da Angel Battistessa, che fu docente alla UBA. Pochi anni fa, l’editore Fernando Fagnani, di Edhasa Argentina, venuto a sapere che Jorge Aulicino, poeta e critico letterario, si cimentava nelle terzine dantesche, non esitò a pubblicare l’opera con testo originale a fronte. L’opera si trova ancora in commercio, in una riedizione meno voluminosa perché contiene solo il testo in castigliano. Sul criterio che lo ha guidato nel tradurre, Aulicino ha  precisato nel prologo di aver voluto avvicinarsi alla “radice latina” dei termini, comune alle due lingue, e di aver condotto nella variante rioplatense dello spagnolo, cioè nel castigliano, “una parafrasi naturale e somigliante per quanto possibile alla cangiante e varia materia dell’originale.”

Oltre al Palazzo Barolo, le risulta che in Argentina vi siano state altre riprese della Commedia in ambiti artistici non letterari?

Le tavole realizzate dal pittore spagnolo Salvador Dalì risultano abbastanza note ai lettori argentini. Il surrealismo di Dalì incontra il gusto tutto argentino per la dimensione fantastica, che tanta buona letteratura ha prodotto nel corso degli ultimi secoli con Borges, Cortázar e tanti altri. Forse proprio gli elementi fantastici della Commedia attirano la sensibilità dei lettori argentini. Mi piace concludere questa intervista citando il caso dell’artista Nicolas Gabriel Barna che nel 2013 ha realizzato a Buenos Aires alcune tavole di grande impatto ispirate alla Commedia e in questi mesi si è riproposto di tornare sul testo per realizzare una nuova serie di quadri, come ha recentemente confermato. Barna, nato in Ungheria ed emigrato in Argentina, psichiatra in attività e artista apprezzato dalla critica, legge il testo di Dante in versione originale, servendosi dello stesso libro appartenuto a sua madre, studentessa a Budapest della scuola italiana negli anni Trenta. Ha recentemente dichiarato che se in gioventù avesse iniziato a leggere l’opera dell’Alighieri, avrebbe forse scelto di dedicarsi alle lettere e in particolare allo studio della Commedia. Personalmente, credo che la scelta di Barna sia significativa della portata universale delle parole di Dante e confermi ancora una volta che i lettori si avvicinano a Dante incuriositi dalla fama dell’opera, desiderosi di addentrarsi nei contenuti del poema, e finiscono per subire il fascino della musicalità di quei versi così complessi da riproporre in altre lingue.

 

Una breve selezione di opere di Gabriel Barna ispirate alla Divina Commedia, gentilmente concesse dall’autore:

Barna_Obra_201
Catedral del Sur
Barna_Obra_253

Caronte

Barna_Obra_336
La Pez
Barna_Obra_411
Canto XXV

 

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