I libri della settimana: Farinaccio, Patota, Pischedda

di Valerio De Luca | Libri
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Anche questa settimana la Redazione della Dante consiglia una selezione tra narrativa e saggistica di autori italiani.

Le poche cose certebassa mond

di Valentina Farinaccio
Mondadori
17 euro, 156 pagine

Arturo si era convinto di potere una vita speciale, ma poi non muoveva passi, verso l’ignoto, per paura di una vita vera. Il risultato era una vita fasulla, come quella delle formiche inoperose.” È da dieci anni che Arturo non sale su un tram. L’ultima volta che lo ha fatto era un giovane attore di belle speranze e andava a incontrare una ragazza perfetta e misteriosa, con il nome di un’isola, quella leggendaria di Platone: Atlantide. Ma il destino cancella il loro appuntamento e, da lì in poi, niente andrà come doveva andare.

Oggi Arturo è un quarantenne tormentato da mille paure. Mentre attorno tutto si muove, lui resta fermo, immobile, come un divano rimasto con la plastica addosso in quelle stanze in cui non si entra per paura di sporcare. Quando sale sul tram 14, che da Porta Maggiore scandisce piano tutta la Prenestina, ha un cappellino in testa per nascondere i pensieri scomodi e nella pancia il peso rumoroso dei rimpianti. E mentre i binari scorrono lenti, in una Roma che si risveglia dall’inverno, e la gente sale e scende, ognuno con la sua storia complicata appesa al braccio come una ventiquattrore, Arturo, che nella sua vita sbagliata ha sempre aspettato troppo, fa i conti con il passato, cercando il coraggio di prenotare la sua fermata. Perché nel posto in cui sta andando c’è forse l’ultima possibilità di ricominciare daccapo, e di prendersi quel futuro bello da cui lui è sempre scappato.

Valentina Farinaccio è nata a Campobasso e da molti anni vive a Roma. Il suo primo romanzo, La strada del ritorno è sempre più corta (Mondadori, 2016), ha vinto il premio Rapallo Opera Prima, il premio Kihlgren, e Adotta un esordiente. Giornalista e critico musicale, scrive per “Il Venerdì di Repubblica”, e parla di musica su Radio Capital e Rai1.

La grande bellezza dell’italianoDante, Petrarca, Boccacciopatota bassa

di Giuseppe Patota
Laterza
pagine 304, 20 euro

La grande bellezza della lingua italiana – e dei classici che per primi le hanno dato forma – è qualcosa di cui tutti dovrebbero godere.
Per questo ho scritto il libro che avete in mano.

L’associazione fra l’italiano e la bellezza ricorre da secoli fra le persone colte di tutto il mondo. Nel corso del tempo, la nostra lingua è stata definita armoniosa, delicata, dolce, elegante, gentile, gradevole, graziosa, melodica, piacevole, seducente. «Gli angeli nel cielo parlano italiano», fa dire Thomas Mann al protagonista di un suo romanzo.
Tutto cominciò nel Trecento, con i capolavori di Dante, di Petrarca e di Boccaccio. La Divina Commedia, il Canzoniere e il Decameron rappresentano il momento di fondazione di un modello linguistico e letterario a lungo ritenuto insuperato.
Giuseppe Patota riscopre per noi la bellezza della lingua inventata e usata dai grandi del nostro Trecento, illustrandone le opere e svelandone i segreti. Scopriamo così, pagina dopo pagina, un Dante capace di tendere l’italiano come se fosse un elastico, fino all’estremo della sua capacità espressiva, un Petrarca che domina i numeri e il sistema binario al pari di un genio dell’informatica, un Boccaccio straordinario prestigiatore linguistico che estrae meraviglie verbali dal cilindro del suo Decameron.

Giuseppe Patota, professore ordinario di Linguistica italiana nell’Università di Siena-Arezzo, è Accademico della Crusca, membro del suo Consiglio Direttivo e socio nazionale dell’Accademia dell’Arcadia. Ha al suo attivo circa centotrenta pubblicazioni scientifiche, didattiche o divulgative dedicate alla lingua italiana, alla sua storia e al suo insegnamento. Alcuni suoi lavori sono stati tradotti e pubblicati in Francia e in Giappone. È condirettore, con Valeria Della Valle, del Nuovo Dizionario Treccani e consulente scientifico del Thesaurus Treccani, entrambi usciti nel 2018. Da oltre dieci anni è consulente di Rai Scuola per la realizzazione di programmi destinati all’insegnamento dell’italiano a stranieri.

Dieci nel Novecentobassa carocci

Il romanzo italiano di largo pubblico dal Liberty alla fine del secolo
di Bruno Pischedda
Carocci
268 pagine, 20,40 euro

Guido Da Verona e Camilleri, Pitigrilli e Guareschi, Annie Vivanti, Liala, Brunella Gasperini, Giorgio Scerbanenco, Stefano Benni e Oriana Fallaci: il volume spazia nel Novecento italiano esaminando dieci romanzi molto letti. Come per i più grandi capolavori contemporanei, l’autore non tralascia nulla: mette sotto la lente i personaggi, le trame, lo stile, i dati di vendita, il contesto culturale in cui ciascuna opera apparve. Il contrasto dei pareri, e delle reazioni da parte dei tradizionali custodi del bello scrivere, è dato per assodato. Discutere nel merito è sempre meglio che riposare nel pregiudizio. Ne risulta una rassegna analitica e al tempo stesso avvincente, decisa a non fare sconti in termini di valore estetico, ma anche essenziale per chi voglia avere una più larga conoscenza delle nostre tradizioni narrative.

Bruno Pischedda è narratore e contemporaneista. Tra i suoi ultimi libri si segnalano: La grande sera del mondo. Romanzi apocalittici nell’Italia del benessere (Aragno, 2004); Scrittori polemisti (Bollati Boringhieri, 2011). Con L’idioma molesto. Cecchi e la letteratura novecentesca a sfondo razziale (Aragno, 2015) ha vinto nel 2016 il Premio Viareggio per la saggistica. Ha scritto per Carocci Eco: guida al Nome della rosa (2016)

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