1966: “L’Eredità di Dante” dalle rotative alla stampa d’arte

di Andrea Ciarlariello | Chiose, Libri
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Nel 1965 il mondo ha celebrato i 700 anni dalla nascita di Dante e nella sua Firenze il quotidiano La Nazione ha ospitato 11 opinioni di altrettanti illustri intellettuali (21 maggio, una delle presunte  date di nascita del Poeta). Si tratta davvero di nomi di primo piano della cultura critica e filologica del Novecento: sfilano in ordine alfabetico Luciano Anceschi, Mario Apollonio, Carlo Bo, Aldo Borlenghi, Umberto Eco, Giansiro Ferrata, Tommaso Gallarati Scotti, Cesare Marchi, Eugenio Montale, Salvatore Quasimodo, Emilio Radius. A questi il quotidiano aveva chiesto, come spiegato nell’introduzione del curatore Luigi Cavallo (autore del saggio “L’eredità di Dante” che chiude e dà il nome al volume), di “mettere in luce alcune domande facili ad affiorare in chi si accingeva ad una lettura o a una rilettura dantesca: ‘Quale messaggio o insegnamento appare più attuale nell’opera di Dante? Con quale delle sue componenti egli può inserirsi più a fondo nella nostra società? In che prospettiva e con quale animo dobbiamo rileggere e meditare il divino poema?’”.

Eredità di Dante Fontana (4)

Quello che oggi avremmo considerato un contenuto ormai esausto, già consumato da migliaia di lettori (sarebbe stato postato, spezzettato e poi twittato, rientrando auspicabilmente tra i trend topics del giorno), nel 1966 – ovvero a un anno dalla sua pubblicazione – era ancora un piccolo tesoro.

È in quell’anno che lo stampatore d’arte Giorgio Upiglio, titolare trentaquattrenne della “Grafica Uno” di Milano, decide di dare a quel prodotto una veste elegante e farne un oggetto di pregio: una tiratura di sole 400 copie numerate divisa in 4 versioni di 100 copie ciascuna; in ogni versione un diverso artista è stato chiamato a “introdurre” con delle acqueforti le opinioni di cui si è detto e il saggio di Cavallo. A queste si aggiungono 40 copie in tiratura di testa, contrassegnate con numeri romani, destinate agli artisti e agli autori.

Ci siamo imbattuti, per caso, nella copia n. 130, ovvero un esemplare della seconda versione, quella con dorso e copertina verdi (da 101 a 200) introdotta da due acqueforti di Lucio Fontana. Gli altri incisori furono Salvatore Fiume (da 1 a 100), Giorgio Guerreschi (da 201 a 300) e Giuseppe Migneco (da 301 a 400).

Eredità di Dante Fontana (2) bis

A voler dire tutta la verità la copia che abbiamo tra le mani è stata sfigurata: le due pagine che ospitano le incisioni di Lucio Fontana sono state recise e probabilmente sono oggetto di un mercato d’arte che del libro che le ospitava ha voluto fare a meno (su internet è possibile trovare alcune immagini delle acqueforti mancanti).

Sull’edizione: Giorgio Upiglio ha scelto non solo per le incisioni, ma per l’intero volume, quasi in una voluta contrapposizione alla edizione super economica che aveva già ospitato i contributi, ovvero quella del quotidiano, una carta pesante e pregiata, prodotta a mano dalla cartiera Ventura di Cernobbio (il cui logo è visibile, impresso nell’angolo di alcune delle pagine). La stretta gabbia tipografica (riempita da caratteri “Dante”!), lascia un ampio margine intorno al testo che, più che destinato a note e appunti, sembra quasi un passe-partout. La grammatura importante fa acquisire al volume, che non supera le 90 pagine, un dorso di circa due centimetri, colorato nelle diverse versioni in vari colori.

Eredità di Dante Fontana (1)

Estratti

Come “modello di poesia”, Dante è ebbe fortuna grandissima, e con una tradizione lunga e fedele “al di là del Canale”, e poi in America, e le ultime vicende di questa storia – e mi riferisco ad Ezra Pound e T.S. Eliot – son tanto note che non giova insistere su di esse, se non per sottolineare – cosa meno conosciuta – che proprio queste vicende hanno avuto gran forza nel dopoguerra per proporre nel nostro paese giovani poeti una nuova lettura di Dante. Luciano Anceschi

Non so se noi saremo degni della seconda vita ha rivelato della poesia sua e degli altri cresciuta sulla sua. Certo tutte le circostanze di vita e di dottrina che già sembrarono alle generazioni passate impacci suo poetare diventano, per la critica moderna, le occasioni necessarie alla sua libertà. Bisogna accettare il più del reale per riconoscere il più della sua verità. Mario Apollonio

Dante appartiene soprattutto a una pronuncia totale della ragione umana e non lo si capisce al di fuori di un dato capitale di “fede”, per cui le nostre armi risultano estremamente fragili, troppo spesso inadeguate. Sono due immagini diverse, sono due tipi umani difficilmente componibili: da una parte c’è uno spirito che aderisce senza riserve alla verità superiore, dall’altra parte, dalla nostra parte, manca addirittura l’inizio del discorso e sia soltanto la traccia di un’aspirazione che per molti ha già valore di miracolo. Carlo Bo

In un’età, come la nostra, che si sente disincantata nei confronti dei valori portati dalla tradizione culturale, il proposito più legittimo dovrebbe essere quello di una conoscenza del testo delle opere di Dante umile e obiettiva, sottratta da abusivi interventi della sensibilità e del gusto nostri: una anonima filologica adesione alla lettera del testo. Aldo Borlenghi

Cos’è la Commedia se non il tentativo di porre, come oggetto del discorso poetico, tutta la cultura della propria epoca, la filosofia, la scienza, I problemi politici, nutrendo la propria lingua di tutti i portati del sapere di un’epoca, non temendo di assumere e padroneggiare la terminologia astronomica, fisica, teologica? Umberto Eco

La forza dell’incontro tra poesia e umanità piena in Dante Alighieri, era davvero un esempio difficile sotto il governo di Mussolini, anche a motivo delle fasulle del regime (e per via di Leopardi e Mallarmé tra l’altro, il gusto alto insisteva su Petrarca ): da parte sua Benedetto Croce aveva già suscitato imbarazzo semplificando all’estremo, o per meglio dire schematizzando, certi elementi della complessa interpretazione dantesca del De Sanctis. Giansiro Ferrata

Tutto il poema, che da confessione singola di un uomo, il quale ha riversato il rivelato se stesso nel miracolo della poesia, riesce a confessare l’umanità preso dalla sua totale dimensione e anche nel suo mistero. Tommaso Gallarati Scotti

La sua coerenza suonò biasimo ai voltagabbana di tutte le fazioni politiche, di tutte le chiesuole letterarie; e lo strascico di passioni, questa lunga coda di ire e di risentimenti lasciati in Firenze dalla Commedia, si riflette anche nei 51 voti che, contro i 153 favorevoli, dissero di no alla proposta di rendere pubbliche onoranze al poeta, quando egli già riposava da quasi un secolo nella tomba di Ravenna. Questa opposizione è una prova indiretta della sua grandezza, della sua incalzante e inquietante presenza morale. Faceva paura anche da morto. Cesare Marchi

Perché oggi il divario tra lingua parlata e lingua scritta è diventato insopportabile, l’esito ultimo di un simile processo di veloce unificazione dei linguaggi potrebbe essere soltanto un futuro pidgin di uso ecumenico: di uso parlato dapprima, poi, così subito dopo, di uso scritto. Sostanzialmente la parola – così ricca di storia – va stemperandosi nel segno, rifiuta le sue origini.
Che cosa può dunque insegnare Dante a un’umanità che tende ad autodistruggersi? Forse solo questo: che la grande poesia può sorgere solo se sa resistere. Eugenio Montale

Dico un Dante “sotterraneo”, perché né scienza filologica, né esegesi pura o allegorica sono riuscite a far entrare il poeta nella nostra dispersa cultura d’oggi. Gli italiani, e direi i latini – i poeti, naturalmente – lo hanno lasciato in esilio, o in quel giorno che “fece il magnanimo cavaliere il morto corpo di Dante dii ornamenti poetici sopra un funebre letto adornare; è quello fatto portare sopra gli omeri de’ suoi cittadini più solenni insino al luogo de’ Frati Minori a Ravenna. Salvatore Quasimodo

Il secolo decimonono felice di Dante un abuso generoso, patriottico, umanitario. Il secolo ventesimo ha fatto di Dante, finora, un abuso nel senso della preziosità. È giunta l’ora di esporre obiettivamente i valori della poesia e della religiosità di Dante. Emilio Radius

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