I libri della settimana: Tomatis, Gallo, Zoppetti

di Valerio De Luca | Libri
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Anche questa settimana la Redazione della Dante consiglia una selezione tra narrativa e saggistica di autori italiani.

Storia culturale della canzone italianamusica bassa

di Jacopo Tomatis
Il Saggiatore
pp. 810, € 38,00

Tutti sappiamo – o pensiamo di sapere – che cos’è la canzone italiana. Ne parliamo con gli amici guardando Sanremo, la ascoltiamo su Spotify o su vinile, la cantiamo sotto la doccia, la amiamo, la odiamo, o tutt’e due le cose insieme. Ma che cosa rende «italiana» una canzone? «Felicità», siamo tutti d’accordo, suona come una tipica «canzone italiana», al punto che potremmo definirla «all’italiana». E allora «Via con me» di Paolo Conte, coeva eppure lontana miglia e miglia dal successo sanremese di Al Bano e Romina, non lo è? O forse lo è meno, con quello swing americano e quella voce roca?

Jacopo Tomatis parte da qui, dal ripensamento delle idee più diffuse sulla canzone italiana («canzone italiana come melodia», «canzone italiana come specchio della nazione», «canzone italiana come colonna sonora del suo tempo»), per scriverne una nuova storia. Fatta circolare su spartito o su rivista, trasmessa dalla radio, suonata da dischi e juke box, al cinema e alla tv, in concerti e festival, la canzone è stata, per un pubblico sempre più giovane, il punto di partenza per definire la propria identità (su una pista da ballo come nell’intimità della propria stanza), per fare musica e per parlare di musica. E allora hanno qualcosa da dirci non solo «Vola colomba», «Il cielo in una stanza», «Impressioni di settembre», «La canzone del sole», «Preghiera in gennaio», ma anche i nostri discorsi su queste canzoni, come le ascoltiamo, come le suoniamo, come le ricordiamo.

Storia culturale della canzone italiana ripercorre i generi e le vicende della popular music in Italia ribaltando la prospettiva: osservando come la cultura abbia pensato la canzone, quale ruolo la canzone abbia avuto nella cultura e come questo sia mutato nel tempo – dal Quartetto Cetra agli urlatori, da Gino Paoli al Nuovo Canzoniere Italiano, da De Gregori a Ghali. Con la consapevolezza e l’ambizione che fare una storia della canzone in Italia non significa semplicemente raccontare la musica italiana, ma contribuire con un tassello importante a una storia culturale del nostro paese. Del resto, quando parliamo di musica non parliamo mai solo di musica.

Jacopo Tomatis, musicologo, giornalista, musicista, insegna Popular music al Dams di Torino ed è redattore del Giornale della musica.

La fragilità dei palindromipalindro bassa

di Marcostefano Gallo
Ferrari Editore
260 pagine, 17 euro

“Così come un palindromo ha bisogno di quella sequenza precisa di lettere per essere tale, e non accetta compromessi di sorta come accenti o elisioni, allo stesso modo alcune persone hanno bisogno dello stare insieme per avere un significato, e quando questo legame si spezza è perché è arrivato il momento per loro di prendere strade diverse, e di legarsi ad altri esseri viventi. Per un periodo si resterà smarriti, privi di senso nel mondo, ma poi ognuno riuscirà a trovare la propria strada, e se non lo fa, vuol dire che qualcosa è andato storto e che nelle meccaniche della vita non c’era più posto per tale ingranaggio”.

Un immaginario borgo della provincia calabrese è lo sfondo adatto in cui si intersecano l’odio e l’amore, gli inganni e la verità. Le vite stesse dei personaggi che abitano a Mongrassano sono dei palindromi: da qualunque punto le si osservi, sembrano sempre uguali. Il centro di questo labirinto fantastico è la piazza del paese, dove i personaggi aspettano con trepidazione l’arrivo della festa patronale. Ognuno di essi si muove nel piccolo labirinto di vicoli alla ricerca dell’altro, ma forse, nello stesso momento, è alla ricerca soprattutto di se stesso. Tutto si muove da ricordi del passato, da attimi di sofferenza, dalla comparsa dell’altro, elementi che risvegliano gli abitanti del paesino, docili e passivi palindromi, che iniziano a prendere per mano il loro destino o, a volte, anche il destino degli altri.

Luca Palmarini insegna all’Università Jagellonica ed è membro della Società Dante Alighieri di Cracovia.

L’etichettario. Dizionario di alternative italiane a 1.800 parole inglesietichette bassa

di Antonio Zoppetti
Franci Cesati editore
16 euro, 256 pagine

Negli ultimi 30 anni, le parole inglesi entrate nella nostra lingua sono più che raddoppiate, e anche la loro frequenza d’uso è aumentata. Ogni giorno abbiamo a che fare con termini angloamericani, non sempre trasparenti (kiss&ride, caregiver) – anzi, talvolta impiegati volutamente proprio per mascherare o per edulcorare come stanno le cose (jobs act, spoils system). Pensiamo poi al linguaggio dei giornali (gig economy, flexicurity), dell’economia (quantitative easing, subprime), delle aziende (customer care, front office), della Rete (hater, spyware) o della moda (clutch, waist bag)… Siamo proprio sicuri di conoscere il significato di tutte le parole che leggiamo e ascoltiamo? E che non ci sia un’alternativa italiana che non siamo più abituati a usare? Parole come sponsor, budget, staff, catering, display o trailer sono davvero “necessarie”? O forse stiamo perdendo la capacità di dire finanziatore, stanziamento, personale, ristorazione, schermo o anteprima? Di pensare prima in italiano?

L’autore si è “armato” di etichettatrice e ha messo insieme 1800 alternative e sinonimi agli anglicismi più frequenti, senza proporre traduzioni “azzardate” (come guardabimbi per babysitter o fubbia per smog). Senza alcun purismo, e alcun elenco di forestierismi da bandire: conoscere più parole, più sinonimi, più alternative ci permette di ampliare il nostro lessico, di esprimerci in modo più ricco e vario, e questo partendo proprio dalla nostra lingua – uno dei pochissimi strumenti che più si usa e meno si usura!

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