Istituto per gli studi filosofici: inaugurazione dell’anno accademico 2018-2019

di Anna Maria Siena Chianese | Ficcanaso
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Allora è infelicità vera quando  le cose turpi non solo dilettano, ma piacciono, e quelli che prima furono vizi diventano costumi. (Seneca, Ep. 39,6)

Il 7 dicembre 2018, col patrocinio della Camera dei deputati, si è svolta la cerimonia inaugurale dell’anno accademico 2018-2019 dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici alla presenza di un folto pubblico di studiosi, delle autorità, della stampa e di quanti considerano, da oltre mezzo secolo, l’Istituto come un punto di riferimento della vita stessa della città.

Dopo l’immane prova sostenuta da quel 25 gennaio 2017 che lo rese all’improvviso erede di impegni privati e pubblici  troppo gravosi anche per esperti in materia Massimiliano Marotta, figlio del fondatore e Presidente dell’Istituto, si presenta oggi a noi come un capitano coraggioso che, portata la nave in acque più sicure, non cerca rade tranquille dove approdare, ma si prepara, e prepara equipaggio e passeggeri per nuove e sempre più ardite traversate.

Va precisato che la similitudine marinara non s’ispira né a film d’ avventure né, tanto meno, al grande navigatore, egoisticamente assetato di  sapere fino a darvi la caccia oltre le colonne d’Ercole, i confini del mondo conosciuto.

I progetti del nostro capitano si propongono obiettivi meno presuntuosi, ma ben più proficui; da proiettare nel mondo, ma da progettare nella piccola patria che ci ha formati, dalla musicale Parthenope alla splendida Neapolis, la città che ci ha fatto il dono di appartenerle: un dono regale, spesso gettato via da chi è inadeguato a comprenderne il valore.

Ma forse solo in questa città poteva nascere e venir attuato il progetto che aveva animato gli ideali del giovane Gerardo Marotta fin dal tempo del Gruppo Gramsci e dell’associazione Cultura Nuova, dove già maturavano le idee che avrebbero preso forma e vita nella casa al Calascione: il bel viale dal nome musicale che si apre verso il mare dalla via Monte di Dio,  dove l’aristocrazia napoletana edificò i propri palazzi a corona della reggia che accoglieva il nuovo re.

Solo una città nata cosmopolita come Napoli, terra di passaggio e meta di tutte le culture mediterranee e di altre più diverse e lontane e fucina di un sapere millenario che l’Europa ha fatto proprio e che esubera da qualsiasi catalogazione, poteva divenire punto di partenza e di diffusione di un’iniziativa che si proponeva di fondere tra loro, in proficua sinergia, le culture europee senza limiti o diversificazioni di contenuto e di tematiche.

La filosofia, tema dominante, è intesa nel progetto nel senso greco del termine che vi include le scienze e altri consimili saperi. Materia di reciproci scambi tra i paesi, l’incrocio tra le culture avrebbe contribuito a dare un’anima universale all’Europa: unico mezzo per attuare quella confluenza tra pensiero politico e filosofia della quale parla Platone e che potrebbe dar tregua ai mali che affliggono l’umanità intera (Repubblica, libro V)

All’inizio del secondo anno accademico dopo la scomparsa di Gerardo Marotta, l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici continua a svolgere e ad attuare l’ illuminato progetto del suo fondatore, adeguandone i contenuti alle nuove esigenze dei tempi in continua evoluzione.

Nel  sobrio discorso inaugurale di Massimiliano Marotta, che coinvolge il pubblico nell’atmosfera percorsa da una vibrante, appassionata emozione,  non manca, e in giusta misura, il ricordo del padre, mentore ed esempio costante della sua vita. Nel breve tempo che si concede, Massimiliano riesce a riassumere la storia dell’Istituto dal suo sorgere e di oltre mezzo secolo di storia di Napoli, d’Italia e del mondo.

La giustizia come virtù fondamentale, l’educazione e la formazione dei cittadini come compiti primari: questi i capisaldi dello Stato che per sussistere e durare esigono la collaborazione dei cittadini e delle istituzioni culturali pubbliche e private, unico modo per realizzare il fine precipuo per il quale lo Stato stesso nasce: il bene comune.

Il senso dell’unità d’intenti, della collaborazione, del sostegno reciproco nel nome di un obiettivo comune Massimiliano l’ha appreso in famiglia, dal legame di fiducia e di affetto tra il padre e la madre, la Signora Emilia Mancuso che del marito seppe condividere e sostenere gli ideali.  Nel nome di questa comunità di senso e di sentimenti, che costituisce il più forte tra i valori derivatigli dai rapporti familiari, Massimiliano si fa portatore dell’amore paterno per le sorelle, Barbara e Valeria, alle quali in particolare sono dedicate le rose che  adornano il Salone degli specchi per accogliere gli ospiti: rose in boccio di un rosato albeggiante che, come sappiamo per esperienza diretta, accentuano le loro nuances luminose via via che si schiudono, come una promessa di sole in grado di vincere le ombre: analogia quanto mai calzante per la nostra città sulla quale le ombre sembrano infittirsi…ma forse, come Massimiliano ottimisticamente sostiene, perché qui la luce è più forte…

Tornando agli anni di nascita dell’Istituto, dare priorità all’universale, e non al proprio limitato particolare, ne è il comandamento-guida fin dall’inizio, quando nella casa Marotta di viale Calascione cominciavano ad affluire gli intellettuali del tempo: quelli che, rispettando il mandato insito nel loro etimo, si adoperavano perché i loro ideali si realizzassero a vantaggio della umanità intera, che non avevano paura di compromettersi criticando gli errori della politica e battendosi nella difesa di valori universali. Avere il coraggio delle proprie azioni anche quando queste possono portare pregiudizi al proprio status è una virtù del tutto desueta. Sempre più nettamente, del termine “intellettuale” sembra prevalere l’interpretazione limitativa, quasi dispregiativa, che assume il significato di astratto cerebralismo in totale antitesi con i privilegi e i meriti che, come classe, essi continuano ad arrogarsi.

Tutt’altro suono hanno i nomi di Piovani, Elena Croce, Saraceni, Gigante, Pugliese Carratelli, Norberto Bobbio, Gadamer e dei tanti che  costellano i diversi momenti storici dell’istituto: appartengono tutti a portatori di grandi ideali, di infinite speranze, ideatori di progetti il cui fine è il progresso e lo sviluppo culturale del mondo e la formazione di una classe dirigente capace di arrestarne la deriva, di evitare che la barbarie ritorni e con essa la consummata infelicitas della quale parla Seneca, quell’assuefazione ai vizi che diventano costumi : una deriva che infrange ogni diga trascinando con sè la dignità stessa dell’uomo.

Enunciare il pensiero di questi “intellettuali veraci” significa definire in sintesi i fini dell’Istituto fin dall’inizio, il credo dei suoi fondatori fin dai tempi del Calascione dove prese vita l’Istituto prima di trasferirsi nel dirimpettaio Palazzo Serra di Cassano. Massimiliano Marotta non dimentica nessuno di quei frequentatori, ne cita molti, ne ha ancora al fianco qualcuno. Non vi è dubbio che quello “spirito di fratellanza” quella “tensione ideale” della quale parla ha consentito all’Istituto di superare vicissitudini che solo la illimitata speranza nel futuro di Gerardo Marotta ha saputo affrontare nel modo giusto, senza mai abbandonare studi e progetti  per il futuro.

Nella serata inaugurale non possiamo che condividere il rammarico di Massimiliano per l’assenza del padre a questo rinnovellato splendore della Istituzione alla quale egli ha dedicato la vita, come non possiamo che condividerne le speranze, i progetti sempre più vasti e innovativi, tutti rivolti alla formazione e all’istruzione dei giovani e alla realizzazione delle loro prospettive di lavoro e di vita. Coerentemente al credo del Presidente, la progettualità dell’Istituto s’intreccia con quella delle altre Istituzioni culturali della città, dall’Accademia di Belle Arti all’Università di Suor Orsola Benincasa e alle altre università campane.

Sotto la volta del salone d’ingresso di Palazzo Serra di Cassano un motto sembra esser stato messo lì apposta, come a condensare l’essenza del pensiero che sotto queste volte si andava formando e come ad asserire che quella era l’unica via giusta per inoltrarsi nel futuro che avesse un senso: Venturi aevi non immemor, un’esortazione che condensa in  poche, profetiche parole pensieri e destini di quanti sotto quelle volte sono nati, hanno vissuto, hanno costruito, hanno creato, sono morti per un ideale le cui luci esemplari non si sono affievolite.

In nome di quel senso di giustizia che ha sempre animato lo spirito dell’istituto e che l’avvocato Gerardo Marotta ai suoi figli l’ha messo nel cuore,  Massimiliano non dimentica di ringraziare, tra i tanti che si sono adoperati perché l’Istituto mantenesse le sue promesse, Francesco del Franco, grande editore e grandissimo signore che, con la sua casa editrice Bibliopolis, ha sta reso possibile pubblicare le grandi opere e i classici di respiro internazionale a cura dell’Istituto, come un grazie particolare va a Domenico Losurdo, maestro e amico, esempio raro di intellettuale puro.

Vivamente partecipe, tra gli ospiti, il presidente della Camera Roberto Fico che esprime con poche, semplici e sincere parole il riconoscimento dei valori dei quali l’Istituto è portatore.

Relatori impegnati i professori Francesco Barbagallo e Luciano Canfora, e, particolarmente sentito, l’intervento di un giovane borsista che ha parlato da innamorato dell’insegnamento dei seminari dell’Istituto che gli dà il coraggio di continuare a vivere in questa Italia.

Il direttore  dell’istituto Nello Preterossi e la segretaria Florinda Livigni hanno presentato i programmi dell’anno che prevedono seminari con borsisti su diversi temi, tra i quali non mancano quelli classici dell’Istituto, dall’epistemologia alla filosofia.

L’entusiasmo di Massimiliano alla prospettiva che l’affluenza dei giovani produrrà uno scambio dei saperi e un ampliamento delle piste di ricerca è appannato dalla esiguità delle risorse assegnate all’Istituto, in netta sproporzione con quelle del centro e del nord del Paese, contravvenendo anche a quella giustizia distributiva che di uno Stato civile dovrebbe costituire un altro degli impegni primari.

Non mancano progetti su temi diversi, che aprono prospettive nuove, né mancano gli approfondimenti, come i cicli sulla Costituzione, sull’Europa, sul modo di ripensare  allo Stato e alla democrazia nella loro essenza e nel loro autentico significato.

Anche le scuole estive e i loro programmi sono tra i futuri impegni di quest’anno accademico che si presenta ricchissimo di progetti, tutti confluenti in un unico punto: arricchire, diffondere, salvare la memoria storica della cultura umanistica come unica riserva alla quale attingere per  il futuro, non quale sterile nostalgia del passato. Non a caso Mnemosine è la dea celebrata da Platone e solo nel suo nome, attingendo alle diverse culture dove l’umanesimo ha fatto da nucleo e lievito fondamentale, sarà possibile dare all’Europa un’anima universale.

Già nel 1936 Thomas Mann sosteneva che l’umanesimo  e i suoi valori potevano arrestare le derive dei  nazionalismi e dei totalitarismi ma anche, possiamo aggiungere, quelle dove si annida il pericolo del separatismo per l’Europa.

Tra le prospettive positive del nuovo anno accademico, Massimiliano pone in primo piano la consegna da parte della Regione dei locali destinati a ricevere la Biblioteca “edificata” da Gerardo Marotta per l’Istituto, un edificio di oltre 300.000 volumi divenuto leggendario non solo per la sua dimensione materiale e contenutistica, ma per il suo vagabondare per capannoni da decenni, con la prospettiva di un prossimo e migliore, ma sempre provvisorio asilo.

La serata inaugurale si conclude con brevi interventi di frequentatori e amici  che vogliono esprimere la continuità del loro rapporto di rispetto e di amore con l’Istituto.

Il Presidente ringrazia la città per il sostegno che ha offerto fin dall’inizio,e che continua a offrire con la sua intensa partecipazione agli eventi e ai progetti.

Forse il rapporto Napoli-Istituto, che dura da  circa mezzo secolo, è dovuto anche alla consapevolezza da parte della città del valore aggiunto che ne riceve. Chi conosce la storia dell’Istituto e del suo fondatore, può asserire che, con l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, Napoli ha avuto la sua Accademia su modello di quella platonica. Spetta alla città dimostrare di essere capace di comprenderne il valore, ai suoi amministratori e ai suoi intellettuali, ai suoi giovani e a quanti usufruiscono dei convegni, delle rappresentazioni, delle lezioni e di tutto quanto l’Istituto offre ogni giorno a piene mani e a titolo del tutto gratuito, dimostrare di essere al livello di questa Accademia che solo alla generosità del fondatore e della sua famiglia deve la sua sopravvivenza.

Tocca a quella Napoli ancora capace di accettare la sfida mostrarsi all’altezza della giovane Neapolis di qualche millennio fa, la città nuova che seppe fondersi con la leggendaria Parthenope delle origini e instaurare un rapporto privilegiato con l’Atene di Pericle, la insuperata Atene del secolo d’oro.

 

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