Nel Nuovo Treccani #leparolevalgono per tutti.

di Daniela Di Iorio | Lingua
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Nelle pagine dedicate alla premessa del Nuovo Treccani, che quest’anno esce con l’hashtag #leparolevalgono, viene delineato l’aspetto nuovo del vocabolario attraverso la forma, la sostanza e la prospettiva. Quest’ultima deve la sua novità all’edizione di una nuova opera interamente dedicata ai “Neologismi. Parole nuove dai giornali dal 2008 al 2018”, frutto del lavoro di Valeria della Valle e Giovanni Adamo. Mentre nella nuova sostanza rientra anche una seconda opera, il Thesaurus, che consiste nella mappatura di campi semantici, ad opera del Professor Giuseppe Patota.

“Abbiamo eliminato completamente il “vocabolariese” – si legge riguardo alla nuova forma -; abbiamo ridotto le abbreviazioni; abbiamo eliminato qualunque forma di cortocircuito lessicografico, evitando i richiami da una voce all’altra: le spiegazioni di ogni parola sono autosufficienti, e il lettore non è costretto, per comprenderle, a cercare nel dizionario un’altra parola presente nella spiegazione stessa”.  La nuova sostanza consiste nell’aver “cercato di dare spiegazioni rigorose, ma semplici e comprensibili, di tutte le parole: tutte, comprese quelle scientifiche” – si legge ancora -; abbiamo arricchito e accuratamente riscritto le voci grammaticali: le abbiamo arricchite perché di solito  l’utente chiede una risposta ai suoi dubbi linguistici non al libro di grammatica, ma proprio al vocabolario; le abbiamo riscritte perché la norma grammaticale non è stabilita una volta per tutte, ma è continuamente rimessa in discussione dall’uso; ci siamo impegnati ad accogliere più esempi tratti dall’uso reale della lingua e contemporaneamente a ridurre quelli da “italiano in provetta”, fondati su frasi artefatte che nessuno ha mai pronunciato o pronuncerà; abbiamo sfoltito il lemmario, eliminando non certo ciò che è necessario ma soltanto ciò che è davvero superfluo. Il nostro dizionario raccoglie, oltre alle voci che costituiscono quello che Tullio De Mauro ha definito il vocabolario fondamentale dell’italiano (un insieme di circa 2000 parole con le quali elaboriamo circa il 90 per cento di tutto quel che diciamo o scriviamo, anche tutte le voci che lo stesso De Mauro ha definito “di alto uso”, “di alta disponibilità” e “comuni” (altre 45000 parole); delle voci della tradizione poetica e letteraria, abbiamo doverosamente mantenuto tutte quelle attestate nelle opere dei grandi della nostra letteratura (da Dante a Montale, passando per Petrarca, Ariosto, Leopardi, Manzoni e altri), mentre abbiamo eliminato quelle attestate soltanto in autori minori o minimi, e dei toscanismi abbiamo mantenuto solo quelli realmente in circolazione; dei tecnicismi, abbiamo selezionato con particolare attenzione quelli ricorrenti nei testi scolastici e universitari, e abbiamo dedicato loro una spiegazione corretta ma accessibile; abbiamo eliminato quelle che in altra occasione abbiamo definito le “parole-fantasma”, cioè le voci rarissimamente documentate in testi del passato, e che non possono considerarsi uscite dall’uso italiano semplicemente perché non vi sono mai entrate, ma che tutti i vocabolari hanno accolto inerzialmente”. Infine, sulla nuova prospettiva, riguardo ai neologismi si è voluto porre l’accento sul fatto che “tali novità hanno bisogno di essere registrate a parte, in opere autonome, come è già avvenuto nella tradizione lessicografica dell’Enciclopedia Italiana, e come avviene anche in questo caso, con la pubblicazione, in contemporanea con questo vocabolario, del volume Neologismi”. Inoltre, non sono state censurate “espressioni offensive, violente e riprovevoli per l’ossessione del “politicamente corretto”, ma, quando si è trattato di descrivere parole o espressioni stereotipiche, violente o discriminanti, abbiamo sempre avvertito il lettore di questa loro brutta qualità e della loro appartenenza a mentalità e abitudini superate”.

A presentare le tre opere (Il Nuovo Treccani, il Thesaurus e Neologismiin occasione della fiera della piccola e media editoria Più libri più liberi, sono stati il Presidente dell’Accademia della Crusca Claudio Marazzini e il linguista Luca Serianni, moderati dallo scrittore Paolo Di Paolo.

Il Presidente della Crusca ha sottolineato quanto le definizioni  del nuovo dizionario siano rigorose e al contempo semplici per facilitare chi consulta le voci. A convalidare la sua osservazione il Professor Marazzini ha letto le definizioni, presenti nel Nuovo Treccani, delle parole “nebulosa”, “asimmetrico” e “larvare”, facendo notare che nel primo caso la definizione da parte della stessa Crusca è molto più verbosa. “Un vocabolario rigoroso, raffinato, ma che va incontro alla necessità del pubblico che appunto è facilitato nell’uso di uno strumento che  non ha perso per questo la qualità”, lo ha definito Marazzini. Inoltre, il Presidente ha voluto sottolineare l’importanza del vocabolario in sé, “che deve rimanere uno strumento di consultazione primario. E’ qualcosa con cui ci confrontiamo guardando l’intero patrimonio lessicale che nessuno di noi possiede totalmente”, ha chiosato.

Lo scrittore Paolo Di Paolo, prima di introdurre il Professore e linguista Luca Serianni,  ha fatto notare alcune innovazioni presenti nell’opera: “Per tutte le voci c’è sempre il femminile dei nomi di persona e animali – ha informato lo scrittore. E l’organizzazione grafica, che aiuta nella leggibilità e non costringe a fare il salto ad altre voci rende il vocabolario molto maneggevole mentalmente”, ha commentato.

Il linguista Luca Serianni  si è occupato di analizzare in particolar modo Thesaurus e Neologismi,  ma ha speso qualche parola anche sul dizionario del quale ha riscontrato un’ “amichevolezza dello stile. Un vocabolario che si pone il proposito di non dare nulla per scontato – ha sottolineato il Professore -, una componente che si ritrova anche nel Thesaurus, termine che si usa per indicare oggetti abbastanza diversi: il primo coincide con quello di grande, ricco dizionario. Viene subito in mente – ha spiegato – il Thesaurus linguae latinae, e poi anche il tesoro della lingua italiana delle origini, realizzato dall’Istituto del consiglio nazionale delle ricerche, consultabile online, e anche il tesoro della lingua letteraria italiana del ‘900 curata dal grande compianto Tullio de Mauro. Poi c’è un’altra accezione – ha proseguito il linguista – quella di dizionario analogico, cioè un dizionario ideologico, che non punta sulle definizioni in prima istanza ma punta invece al collegamento delle parole, come il caso di “lingua”. In italiano abbiamo una sola parola che indica cose molto diverse: la lingua come idioma nasce infatti come metaforizzazione della lingua come organo fondamentale per la fonazione. C’è dunque nel Thesaurus una ricchezza di significati e collegamenti.  Lo scopo è di creare una mappa che ha un valore didattico evidente perché offre una sorta di intelaiatura attraverso cui tipicamente lo studente, ma non solo, può muoversi per costruire parole, collegandole in un certo ambito. Questo aspetto è particolarmente evidente per le espressioni e i modi di dire, che  per definizione hanno un significato che non si ricava dalla somme delle parti (es. “lingua lunga” e “non avere peli sula lingua”)”. Il professore ha invitato i ragazzi ad usare questo strumento in quanto in loro “c’è una perdita fisiologica del patrimonio  linguistico tradizionale”.

Per quanto riguarda i neologismi, Serianni ha spiegato che in questo casosi ha un’opera di taglio completamente diverso. Un dizionario per il quale Gianni Adamo e Valeria della Valle – ha anche commentato – possono vantare una lunga fedeltà perché hanno fatto insieme molte opere che hanno questo oggetto”.  Il volume dedicato ai neologismi  contiene 3.505 espressioni o parole registrate attraverso la lettura dei quotidiani italiani dal 2008 a oggi.

“Vi sono dunque neologismi, non documentati da altre fonti lessicografiche, attinti ai giornali – ha proseguito il linguista -, che sono una fonte di neologismi occasionali estremamente elevata, ma non solo occasionali perché alcuni di questi neologismi riprendono parole o espressioni che esistevano in anni passati. E’ interessante la serie di giornali che è stata esaminata, perché si trovano sia i più grandi quotidiani nazionali, Corriere, Repubblica, La Stampa, ma anche giornali locali che hanno una vitalità maggiore di quanto si possa pensare perché hanno un pubblico molto affezionato; poi abbiamo giornali di diverso orientamento, come il caso de Il Giornale e Libero, che hanno una ricaduta molto efficace nella scelta dei lemmi:  prendiamo ad esempio il caso della parola afro-fobia, che fuori dal contesto psichiatrico ha una connotazione polemica, come tutte le definizioni che finiscono con la parola fobia, per cui anche meritofobia, oppure oppiofobia (l’ostilità dei medici a usare gli oppiacei nelle terapie). Parlare di neologismi significa anche parlare di anglicismi, perché attualmente una parola su 5 è un anglicismo, anche a causa di una pigrizia per cui alla fine si preferisce ricorrere a termini inglesi anche per concetti che sarebbe preferibile esprimere in italiano. Poi vi sono i deonomastici, formazioni che derivano da nomi propri: come il caso emblematico di un personaggio politico della Prima Repubblica, Fanfani,  dal cui nome sono nati una serie di neologismi. Ma vi sono anche casi più recenti, ad esempio da Bonolis, “bonolizzazione” e “debonolizzazione”; poi formazioni molto polemiche come quella coniata dal giornalista Porro che parla di “boerata pazzesca” ricavato dal nome del Presidente dell’Inps Tito Boeri, oppure “nazareinata”, coniata dal politico Raffaele Fitto, o la “salvinata”, da un articolo di Repubblica, del 2014; poi formazioni originali che nascono dall’unione di due nomi come il caso di “Renzusconi”, ed altri. Questi esempi – ha concluso – sono di interesse linguistico ma anche culturale, perché la lingua per statuto e definizione è fatta, sì, di parole ma anche di riflessioni sulla realtà”.

Infine sono intervenuti i tre autori Valeria Della Valle, Giuseppe Patota e Giovanni Adamo, che hanno voluto sottolineare la loro fedeltà alla lingua italiana “che sentiamo a volte insidiata – ha commentato la linguista Della Valle – non per purismo ma perché a questa lingua vogliamo bene”. Giuseppe Patota ha ringraziato tutti e non ha celato il suo stupore  per la presenza di alcuni suoi studenti che da Arezzo sono venuti apposta a seguire la presentazione del Nuovo Treccani, commentando “Finché questo accadrà, la lingua italiana godrà di buona salute”. Infine, Gianni Adamo: “Queste tre opere sono legate da molti fili, da un modo di vedere e di sentire, da un rapporto con la lingua anche poco perbenista: ci siamo infatti sporcati le mani, abbiamo verificato se certe cose erano sostenibili, le abbiamo trovate e ve le abbiamo presentate sperando di far cosa gradita a tutti i lettori”.

Paolo Di Paolo, in chiusura, ha definito “illuminante” la mappatura del Thesaurus, e “anche divertente” la parte dei neologismi, dei quali ha citato, per rendere omaggio alla fiera in corso, le parole legate alla voce “libri”: “bibliovoro”, soggetto anche al feticismo dell’odore della carta stampata; e “libridine“, che evoca il desiderio smodato e compulsivo per la lettura e possesso di libri.

In conclusione della Premessa sopracitata emerge tutta la bontà dell’aspirazione del nuovo lavoro: “Vorremmo che questo nuovo vocabolario Treccani entrasse nelle case delle famiglie italiane come un oggetto bello e indispensabile, da tenere accanto al computer. Vorremmo che diventasse il vocabolario di tutti, capace di descrivere e raccontare in modo semplice l’italiano di tutti”.

 

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