La botanica de’ fiori: quando le donne non potevano studiare

di Valeria Noli | Ficcanaso, Libri
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Forse bisognava saper guardare le cose nella giusta prospettiva. Forse appariva più facile, per chi come l’astrologo Alessandro Piccolomini era avvezzo a fissare lo sguardo nel cielo, riconoscere «la mal’usanza dei nostri tempi», quella che non permetteva alle donne di studiare le materie scientifiche. Ne scrisse attorno al 1540, lodando la competenza astrologica di Laudomia Forteguerri de’ Colombini, in due operette dedicate alla donna: “De le stelle fisse” e “De la sfera del mondo”. Sembra che lei coltivasse un interesse dantesco.

La botanica dei fiori e il “bel sesso”

A tre secoli di distanza dalle operette scientifiche di Piccolomini, nel 1827, l‘editore milanese Lorenzo Sonzogno diede alle stampe l’almanacco “La botanica de’ fiori dedicata al bel sesso”, corredato delle tavole di Giuseppe dell’Acqua. Con lo stesso titolo, l’opera è ora pubblicata da Olschki, a cura di Simona Verrazzo.

L’estensore originale volle restare anonimo anche dopo il successo dell’opera, che invitò l’editore a pubblicarne altre sullo stesso genere. Giuseppe Compagnoni, raffinato intellettuale già collaboratore delle «Memorie» e del «Giornale Enciclopedico» di Ristori tornato al giornalismo dopo il 1814 forse considerava poco qualificante scrivere un almanacco rivolto alle donne. Eppure, ben centrato sui gusti del pubblico, con una sapiente mescolanza di temi scientifici, romantici e simbolici, gradevoli illustrazioni e un tono divulgativo, il libro ebbe successo.

Alla prima edizione di fine 1827, con il calendario dell’anno 1828, ne seguì una seconda l’anno dopo, con lo stesso impianto generale. Ci furono poi un “Linguaggio dei fiori dedicato al bel sesso” (1829) e “Un paniere di frutta: dedicato al bel sesso dall’autore della Botanica e del Linguaggio de’ fiori”, entrambi dello stesso furioso scribacchiatore. Le fonti su scala europea erano abbondanti: a partire dalle rousseauiane “Lettres élémentairse sur la botanique”, con la cospicua produzione didattico-galante dell’epoca, circolavano anche opere che volevano diffondere le classificazioni di Linneo.

Indirizzate a un pubblico femminile, volevano soddisfare il desiderio di conoscenza scientifica da parte delle donne, costrette a servirsi di libri su temi “adatti a loro”. Così era anche per la pubblicazione di Sonzogno, che pescava abbondantemente in opere in lingua inglese o francese, e aveva in copertina un’immagine del libro “Introduction to botany” di Priscilla Wakefield (tradotto e pubblicato dallo stesso editore).

La lettura “conveniente” per le donne

Alcune parti scientifiche nell’almanacco del 1828 appaiono trattate sbrigativamente, nella probabile convinzione che il pubblico non se ne sarebbe accorto. Altre volte l’estensore prende una posizione decisa, per esempio quando contraddice Jean Baptiste Lamarck. Nel “Fleur française” quest’ultimo considerava i cambiamenti del colore della corolla come segno di alterazione. Forse era condizionato dai lasciti della Tulipomania, nata nel Seicento proprio attorno a un’alterazione patologica dei fiori che, cambiandone forma e colore, li rendeva unici, costosissimi e rari fino all’estinzione.

Il testo della “Botanica per il bel sesso” è suddiviso in due parti: una scientifica (seminagione, fecondazione, riproduzione…), e una con schede sui singoli fiori: illustrazioni, aneddoti e dettagli di tono narrativo e simbolico. In entrambe le edizioni compare anche un testo introduttivo rivolto “Alle gentili nostre Donne”, che invita le lettrici a conoscere i fiori, simbolo della loro grazia e bellezza, nei dettagli scientifici. Un insieme che «accrescerà in Voi la coltura dello spirito, e deliziosissime sensazioni desterà ne’ Vostri cuori».

Come veniva considerata la coltura dello spirito femminile al tempo? Quasi in contemporanea all’uscita della “Botanica”, nel 1826, esce anche “Della lettura conveniente al bel sesso“, di Lorenzo Martini  per l’editore Stella. Premettendo di non voler fare delle donne «nè filosofesse, nè oratrici, nè ministre di Apollo», nel suo libro Martini spiega che alcuni le ritenevano inadatte a qualsiasi «cultura delle umane discipline». Diceva di non essere d’accordo, specificando però che «la donna non è fatta per le scienze (altri uffici addomandano tutta l’opera sua)». Le donne, a suo giudizio, erano incapaci di «salir tant’alto come l’uomo nelle scienze», ma questo non gli sembrava un buon motivo per lasciarle del tutto ignoranti. In fondo si dovevano occupare dell’educazione dei figli. Infine, spiega che le «letture adatte non son quelle che necessitano di ragionamento» a causa della loro [delle donne] limitata capacità «di giudicare e ragionare.» Un sesso gentile, aggraziato ma di ragione debole, cui non si riteneva “conveniente” (adatta) qualsiasi lettura.

Il gentil genere

Sentir parlare di sesso debole o di gentil sesso, come capita ancora oggi di sentir dire, dovrebbe far sorridere. Questo uso idiomatico, però, non è solo un pallido retaggio di un passato prossimo; risale a meno di quarant’anni fa la definizione “soffitto di cristallo” coniata dalla giornalista Gay Bryant per indicare le barriere incontrate dalle donne nella loro carriera, specie verso i ruoli apicali. Pensando a questo, può essere interessante leggere la “Botanica per il bel sesso” pensando ai tempi in cui le donne non studiavano, ma anche guardando al presente. Sarà senz’altro utile, mentre si legge, tenere a portata di mano un manuale di storia di genere. Servirà a capire che cosa è cambiato nel mondo delle donne a 190 anni dal 1828 e appena settantadue dal voto femminile in Italia. Correva l’anno 1946.

 

botanica

La botanica de’ fiori dedicata al bel sesso
Editore Olschki
A cura di Simona Verrazzo
Introduzione di Lucia Tongiorgi Tomasi e Luigi Zangheri
Premessa di Duccio Tongiorgi

Anno 2018
ISBN 9788822265920

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