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Kibera (Kenya): la Divina Commedia nella selva oscura dello slum

di Valeria Noli | Ficcanaso
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Kibera significa “selva”. Qui la Divina Commedia ha illuminato una selva ancora più oscura di quella dantesca, la selva dello “slum”. Un progetto dell’ong Avsi, sviluppato da Marco Martinelli coadiuvato da Laura Radaelli e da alcuni insegnanti di Nairobi, ha reso possibile un piccolo miracolo.

La parola “slum” indica i quartieri delle periferie cittadine. Luoghi di grande povertà, decadenti e sovraffollati dove ci si sorprende a trovare anche gioia e speranza. Nel principale slum di Nairobi, Kenya, forse il più grande dell’intera Africa, sono scoccate scintille di poesia e musica, con le parole della Divina Commedia.

Parole e musica hanno dunque invaso la baraccopoli di Kibera, disegnando sula trama fitta delle misere abitazioni un messaggio di bellezza e riscatto. Una notizia di pochi mesi fa, su Avvenire, riferiva che da questo stesso luogo a fine luglio sono state cacciate a fine luglio ben 30.000 persone:

L’intervento nella baraccopoli più estesa della capitale Nairobi, che ospita 400mila persone. Nessun rimborso per gli abitanti allontanati. La protesta di Amnesty International

L’insediamento di Kibera sorge vicino al centro direzionale di Nairobi. Qui la densità abitativa sfiora le 2000 persone per ettaro. Ricoveri di lamiera, la mancanza di qualsiasi infrastruttura, poche strade – sterrate – attraversano un territorio dissestato che però una volta era una collina ricoperta da boschi. L’area fu assegnata dai coloni britannici ai soldati sudanesi per compensare il loro servizio durante le due guerre mondiali. Il nome, “Kibra”, significa “terra di foreste”. Ora al posto degli alberi ci sono le baracche, dove la speranza si affaccia con forme inaspettate.

Così il regista Marco Martinelli, del Teatro delle Albe, aveva presentato a giugno il progetto oggi concluso nelle  scuole di Kibera: «Il lavoro sulla “Divina Commedia” ci ha confermato quanto l’archetipo narrativo sia universale». 

La parata dei bambini

«Una parata di 150 bambini e adolescenti con una T-shirt gialla che gridavano (proprio come in una manifestazione) versi della Divina Commedia di Dante e di poesie di Majakóvskij e di Emily Dickinson.» Così Riccardo Bonacina su Vita del 15 ottobre racconta lo spettacolo di Kibera:

«Faith (proprio così Fede), 10 anni, della scuola Little Prince di Kibera, ha dato vita, emozionandosi, in mezzo al caos ai versi della Dickinson: “Cos’è il paradiso? Chi vive lì? Sono agricoltori? Zappano? Sanno che vengo anch’io? E che Kibera è il mio posto? Indossano scarpe nuove nell’Eden? È sempre piacevole lì? Non ci rimproverano quando abbiamo fame”.»

Un passaggio particolarmente toccante è stato quello in cui i giovani Brian e Abigale nei panni di Dante e Beatrice hanno letto il 33° canto del Paradiso (Vergine Madre, figlia del tuo figlio). Il canto chiude la Commedia con le celebri parole su: L’amor che move il sole e l’altre stelle. 

Il progetto

L’evento qui raccontato conclude un progetto “di cooperazione artistica” realizzato in 4 scuole di Nairobi, con il coinvolgimento di 150 ragazzi tra i 7  e i 18 anni.. Sostenuto dall’ong Avsi ha portato in scena un adattamento della Divina Commedia; regia di Marco Martinelli, coadiuvato da Laura Radaelli e da alcuni insegnanti.

Sono confluite, nella recitazione, le esperienze dei giovani partecipanti che hanno descritto le loro visioni infernali: spacciatori di droga, chi fa violenza ai bambini, corrotti e uomini e donne infedeli. La selva dantesca non è più spaventosa di questa “foresta” di Kibera perché non è una visione, ma la realtà.

Come uscire dalla selva oscura di questo slum? Cercando la bellezza: “Li vedi? Sono tutti poeti. Il nostro Purgatorio è pieno di poeti, basta guardare i loro volti. Queste persone desiderano la bellezza. Attraverso la bellezza stanno cercando la luce, l’Amore che ci salva tutti”, ha detto Beatrice-Abigail.

Alle parole di Dante è stata abbinata la Sinfonia n. 5 di Mahler, con i versi di Emily Dickinson, di Majakóvskij e del poeta africano Raymond Mgeni.

Il miracolo della poesia

Il progetto di Kibera nasce dall’impegno di Emanuele Banterle – fondatore del Teatro degli Incamminati, Scomparso nel 2011, aveva già lavorato per aprire una sala teatrale nella scuola Little Prince. Da qui è nato il progetto sostenuto da Avsi, e oggi seguito da Marco Martinelli, fondatore con Ermanna Montanari del Teatro delle Albe di Ravenna,  L’idea di un teatro pedagogico è anche il cuore di “Non-scuola”, iniziativa che si è rivolta a giovani e adolescenti di Scampia, Chicago, Dakar e altre città del mondo.

Condividono il desiderio di una vita diversa “che preme in loro e prende forma, trova le parole” come riferisce lo stesso Martinelli. Ci sembra così bello poter pensare che davvero, in certi casi, la poesia può salvare il mondo.

Fonti: Vita – AvvenireAvsi
La foto è a cura di Giuseppe Frangi per Vita.it

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