Dalla parte del tempo attraverso la poesia.

di Daniela Di Iorio | Ficcanaso
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“Nella poesia non si sa mai cosa ci è concesso di scrivere”. Inizia così, citando Borges,  la presentazione della sua raccolta di poesie, dal titolo “Dalla parte del tempo”, l’autrice Sonia Giovannetti, presente ieri nella sede centrale della Dante Alighieri, a Roma, insieme ai due relatori, gli scrittori e poeti Franco Campegiani e Anna Maria Curci, col moderatore, il regista Pio Ciuffarella.

La raccolta di poesie è divisa in tre ‘tempi’: “il Tempo dell’io” che  raccoglie le tracce di una memoria soggettiva intenta a ricostruire gli eventi e il loro fluire; “il Tempo del noi” dove l’io si apre al mondo e alla storia facendosi memoria plurale, tutt’uno con gli eventi storici e civili del mondo; “il Tempo dei luoghi” che fonde insieme, tra loro, il tempo e lo spazio, nella rivisitazione di luoghi cari all’autrice.

“ Il tema del tempo – spiega la scrittrice – mi ha sempre affascinato, me ne sono occupata sia in narrativa che in saggistica, ma farlo in poesia mi piace molto perché è un modo per umanizzarlo; il tempo siamo noi, ci definisce; attraverso il tempo diciamo della nostra interiorità e profondità. Il tempo è un contenitore della nostra vita e a me piace molto tirar fuori le parole da questo contenitore che mi affascina. Il senso è quello di essere dalla parte di un tempo che non corre, che ci è amico, per dirla con Proust, un tempo ritrovato, che ci dà la possibilità di ascoltarci e di ascoltare l’altro in maniera più profonda, è il grande regalo che mi ha dato la poesia, uno sguardo sull’uomo, sulla sua umanità e sui suoi sentimenti. Ci sono fatti storici e civili che mi hanno colpito, all’interno del libro”: lo sbarco dei migranti (Lo scoglio), le due sanguinose guerre mondiali (La tregua di Natale, L’attesa di una madre, Il vento di primavera, Fine del tempo (alla Shoah), Il sogno di Ventotene), il terremoto del 2016 (Ritorno a Norcia).

L’autrice si lascia andare anche a una confidenza che riguarda la sua vita privata: “Ho vissuto un dramma familiare a casa mia: mio zio rimasto a Cefalonia, e mia nonna morta di dolore per questo. Solo oggi sono riuscita a sgomitolare questo mio ricordo, ricordando mia nonna che non ho mai conosciuto. Ogni poesia è infatti un viaggio nel tempo, dà il più grande dono di viaggiare, di andare in un attimo nel passato, presente e futuro, di contenere il tempo e di farlo proprio, di viaggiare su questa linea del tempo”.

Molte le dediche presenti nel libro: a Mario Luzi, a Dostoievskij, a Shakespeare, ai poeti e “la testimonianza cronologica degli eventi civili e storici, nella convinzione che la memoria restituisce, nel tempo, la vita nella sua interezza”.

“La poesia arriva soprattutto nel silenzio della notte – confessa l’autrice – prende la penna e scrive per te, siamo quasi uno strumento di qualcosa che già esiste in noi e si fa musica”. E “non si può scrivere se non si è autentici, se non si è veri, la poesia è questo, se non si dice il vero, la poesia non c’è. Inoltre , il poeta una volta che ha scritto la poesia, questa non è più sua, è del lettore che giudica attraverso la sua sensibilità, la sua individualità, la sua spiritualità. Non voglio aggiungere altro- conclude – perché sono le poesie che dicono di me”.

Presente il Verso libero e la Metrica nella più pura forma classica e in distici, terzine, quartine, versi settenari, ottonari, decasillabi, senza assonanze e rime. Insieme alle poesie ci sono diversi disegni a china dell’autrice, così come le appartiene la foto di copertina “Val d’Orcia”, pubblicata qui in evidenza.

 

 

 

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