Il Cantico di Ceronetti: dare gioia è un mestiere duro

di Valeria Noli | Chiose, Lingua
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Scomparso lo scorso 13 settembre all’età di 91 anni, Guido Ceronetti ci lascia un’eredità complessa. Tradusse dal latino Marziale, Orazio e Catullo, ma anche altri testi antichi. Filosofo, giornalista e drammaturgo, si dedicò per esempio a traduzioni poetiche di testi biblici come i Salmi, i libri di Giobbe e di Isaia, il Cantico dei Cantici.

Poeta, autore di aforismi, drammaturgo, nel 1970 fondò il Teatro dei Sensibili. «Dare gioia è un mestiere duro» è il motto di questo teatro, che dal 1985 è diventato itinerante, dopo essere stato per quindici anni un “teatro di appartamento”.

Le maschere sensibili e la bellezza

Il Teatro dei Sensibili ha accolto, negli anni, personaggi come Eugenio Montale e Valentino Bompiani, ma anche cineasti del calibro di Federico Fellini e Luis Buñuel. Caratterizzato dalla presenza delle marionette “ideofore”, che vi rappresentano personaggi o simboli, il Teatro dei Sensibili mette in scena simulacri mossi direttamente dagli attori, che infondono ai personaggi, tramite il movimento, anche un preciso carattere; le marionette diventano così la rappresentazione sensibile e tangibile della maschera che ogni attore indossa quando sale in scena.

Tra le opere di Ceronetti c’è anche Un viaggio in Italia, scritto su consiglio di Giulio Einaudi percorrendo il paese e visitando luoghi d’arte ma anche di vita quotidiana, come manicomi o cimiteri. Ceronetti, con il suo tipico stile ironico e salace, annota le forme della degradazione che l’uomo apporta alla realtà. Così nel libro:

«Il campo di lotta tra Bene e Male è dappertutto, dove c’è un uomo capace di pensare: in Italia il loro contendere ha sempre coinvolto la bellezza, l’ha avuta come suprema moderatrice, oggi per vittima.»

Si intuisce anche da queste poche parole il carattere di un personaggio controverso e “difficile”, nel carattere e persino nelle scelte stilistiche. Il rischio, a non capire quanto sia bella la nostra terra, secondo lui era questo:

«Finché esisteranno frantumi di bellezza, qualcosa si potrà capire del mondo. Via via che spariscono, la mente perde la capacità di afferrare e di dominare.»

Il Cantico dei Cantici

Ci sono anche forme di bellezza eterne. Per esempio quella del Cantico dei Cantici, uno dei brani più poetici del testo biblico, e rappresentativo del legame tra Dio e il suo popolo.

Presente sia nella Bibbia cristiana che in quella ebraica, è attribuito al re Salomone. Si tratta di una particolarità, e a tutti gli effetti di un canto nuziale più antico, le cui parole sono naturalmente da intendersi in modo metaforico e mistico.

Ceronetti non interagì con la dimensione mistica del Cantico, ma si limitò a renderne una traduzione poetica, ricordando che «Dio nel Cantico non c’è, eppure Dio lo riempie.»

Come? Attraverso la sua caratteristica poeticità che il poeta Ceronetti si diede cura “di restituire alla lingua italiana”.

«Il libro – annota Silvia Longo in un articolo per NiedernGasse – somiglia a un sogno. Come nei sogni, i sogni minori si moltiplicano all’interno del sogno che li produce, fino alla dimenticanza, alla caduta e alla confusione dei margini del primo sogno.»

Non è forse in questo stesso moltiplicarsi dei piani dell’essere, anche il modello dei Sensibili, dove l’attore infonde nel suo simulacro se stesso? L’attore muove la marionetta o è la marionetta che imita l’attore?

Nel vuoto che circonda l’uomo, la marionetta e il personaggio sembra anche di intuire il grande mistero e il Silenzio del Creatore. A questo vuoto e a questo silenzio, la traduzione di Ceronetti rende merito con una versione in lingua italiana che conferma il motto dei Sensibili e lo innalza: dare gioia è un mestiere puro, e durissimo.

La versione integrale della traduzione a questo collegamento.

Attribuzione immagine: Aharon April – CC BY-SA 4.0

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