Intervista allo scrittore arbëresh Mario Calivà sul libro in uscita.

di Daniela Di Iorio | Ficcanaso
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A fine settembre uscirà il nuovo libro dello scrittore e drammaturgo italiano e arbëresh Mario Calivà, nato a Piana degli Albanesi, un comune in provincia di Palermo. L’autore è conosciuto per il suo costante impegno nel tenere viva la lingua e cultura arbëresh, che è di quel gruppo di albanesi fuggiti dai Balcani a seguito dell’invasione turca alla fine del XV secolo. E svolge costantemente questo compito attraverso il teatro e la letteratura.

Nella città nativa dell’autore, infatti, si è mantenuta la lingua arbëresh – dopo la prima lingua che è l’italiano – insieme al rito greco-bizantino. In occasione di questo nuovo libro, però, per la prima volta l’autore italiano e arbëresh farà uscire un libro in Albania e in Kosovo, per testimoniare  così la fratellanza tra la comunità italiana e arbëresh e la comunità degli albanesi. Il libro contiene due opere, un dramma e un monologo.

 

Perché hai tradotto il libro dall’italiano all’albanese?

La mia origine italiana e arbëresh mi ha spinto a voler diffondere la mia arte anche in Albania e in Kosovo. Il libro è stato scritto in italiano e poi successivamente tradotto in albanese grazie all’aiuto della mia amica Arjeta Sema. Poi sono stato presentato all’editore kosovaro Xhemalj Avdyli al quale sono piaciuti i testi, motivo per cui si è detto pronto a pubblicarmi con la prefazione dello scrittore, sceneggiatore ed ex-ambasciatore albanese Ylljet Alicka.

 

Dunque questo libro ha il merito di tenere vivi gli scambi culturali tra la comunità italiana arbëresh e quella albanese.

Sì, l’editore kosovaro ha detto in proposito che “questo libro dovrebbe essere di grande interesse per i lettori di Kosovo e Albania, dal momento che le due opere di Calivà, oltre all’interessante arte della scrittura ci hanno portato, dopo un lungo periodo in Albania, un’opera di un autore arbëresh. Questa pubblicazione è un segno tangibile di come i rapporti tra gli  arberesh in Italia e gli albanesi siano vivi e che vi siano continui scambi culturali”.

 

Quali sono i contenuti delle due opere?

Il monologo è intitolato “Per il pane e per l’amore” (in albanese: Per buken e per dashurin); mentre il Dramma si intitola “Rrembyesi” (in albanese significa il rapitore, tradotto dal titolo italiano “Il Riscatto”). La trama del monologo ha come protagonista una donna che si chiama Ara, lasciata dal marito per aver perso il figlio prima che nascesse;  il dramma invece è ambientato nella Germania dopo la prima Guerra mondiale e si tinge di giallo. Il protagonista è un padre che va a pagare il riscatto del figlio. Addentrandosi nella lettura si scoprirà che tra il padre del figlio rapito e il rapitore c’è un legame profondissimo perché il rapitore è anch’egli suo figlio. Intanto, i soldi richiesti al padre per il riscatto, 2 milioni di marchi, varranno poco meno di due dollari, perdendo ogni valore dopo il Trattato di Versailles.

 

Come è nata la tua passione per la drammaturgia?

Ho  iniziato a scrivere sin da piccolo, poi c’è stata una parentesi di teatro in lingua arbëresh come attore, e poi da adulto ho cominciato a pubblicare poesie e testi per il teatro, perché, nonostante gli studi di economia, ho poi deciso di studiare discipline dello spettacolo sino a diplomarmi  in Drammaturgia e Sceneggiatura all’Accademia nazionale d’arte drammatica Silvio D’amico http://www.accademiasilviodamico.it/  a Roma.

 

 

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