Scuola: l’Italia, origine e destinazione

di Valeria Noli | Ficcanaso
Condividi su

Nella scuola multiculturale ci sono nuove priorità: non solo far conoscere agli alunni i paesi e le tradizioni dei loro compagni stranieri, ma garantire a tutti gli studenti un corretto inserimento sociale.

Tra i banchi scolastici, infatti, almeno uno studente su 10 è “straniero”, ma 3 su 5 di loro sono nati in Italia. Secondo i dati del Dossier Statistico Immigrazione 2018, realizzato dal Centro Studi e Ricerche IDOS con il Centro Studi Confronti, “sono 826.000 gli iscritti di cittadinanza straniera nell’a.s. 2016/2017, ossia circa un decimo (9,4%) della popolazione scolastica complessiva.”

Il Dossier 2018 sarà presentato a partire dal prossimo 25 ottobre e fornirà, come di consueto, una fotografia socio-statistica del mondo dell’immigrazione in Italia. Ogni anno, il Dossier intende “rispondere alla necessità di studiosi, funzionari e operatori di avvicinarsi al mondo dell’immigrazione, o approfondirne singoli aspetti, in maniera equilibrata e scevra da pregiudizi, avvalendosi del supporto dei dati statistici”.

Geografia e demografia nel mondo della scuola

L’invecchiamento della popolazione è un fenomeno che non riguarda soltanto l’aspetto culturale o la fenomenologia sociale dell’Italia. Rileva anche sulla necessità di attivare adeguati servizi di welfare. Almeno uno su quattro (24,3%) sono gli italiani con oltre 65 anni, a fronte del 4% degli stranieri.

Cala stabilmente il numero di alunni figli di italiani: il calo delle nascite ha infatti determinato, nell’ultimo anno, 96.300 alunni in meno (-1,2%). Aumentano, invece, i piccoli iscritti nati da genitori stranieri (+11.200 e +1,4%), una popolazione giovane dove il 37,6% delle persone hanno meno di 30 anni.

Anche tra gli stranieri, però, le nascite sono in calo e non bilanciano più la decrescita della popolazione scolastica. In un solo anno, gli iscritti sono diminuiti di 85.000 unità (-1,0%).

Oltre la metà dei bambini stranieri frequentano la scuola dell’infanzia o la primaria, e sono l’11% degli scolari. Solo il 23,2% arriva invece alle scuole superiori, dove conta per appena il 7,1% degli studenti. Gli studenti stranieri sperimentano infatti “maggiori difficoltà di inserimento e rendimento scolastico, scelgono con più frequenza istituti professionali (orientandosi così a un immediato inserimento nel lavoro piuttosto che alla prosecuzione degli studi, a scapito della futura mobilità.”

Nel novero delle 190 nazionalità rappresentate, i giovani stranieri tra i banchi della scuola italiana sono prevalentemente, cioè per oltre la metà, “romeni  (158.000), albanesi (112.000), marocchini (102.000) e cinesi (49.500).” Le regioni dove maggiormente incidono sulla popolazione scolastica sono “Emilia Romagna (15,8%), Lombardia (14,7%), Umbria (13,8%), Toscana (13,4%) e Piemonte (13,0%).”

L’Italia, origine o destinazione?

Sempre più ampia è la quota di alunni stranieri nati in Italia. Sono queste le cosiddette “seconde generazioni”. Per questi ragazzi, l’italiano è spesso la lingua madre, si sentono italiani a tutti gli effetti. e vivono con e come i coetanei italiani. La sola cosa che non condividono “è la cittadinanza (e ciò che essa comporta, in termini di riconoscimento giuridico e di diritti).”

Il numero di questi giovani, italiani “d’origine e destinazione”, è quasi raddoppiato in pochi anni. Nell’anno solastico 2007/2008 erano il 34,7% degli alunni stranieri, mentre nell’a.s. 2016/2017 “sono più di mezzo milione (503.000), i tre quinti (60,9%) del totale”, con un aumento del 12,9% in un solo anno.

Luca Di Sciullo, presidente di IDOS, parla di «identità non riconosciute dalla legge e spesso scisse tra due mondi culturali di riferimento, ora in conflitto con le famiglie immigrate d’origine, quando ne rifiutano il modello identitario per abbracciare quello italiano, ora con la società italiana, quando accade il contrario

«Con l’aggravante – continua il presidente di IDOS – che nel primo caso essi rischiano un doppio conflitto: oltre che con la famiglia d’origine, perché si sentono italiani, anche con la società ospitante, se, al momento di inserirsi nel mondo del lavoro o nei contesti di partecipazione sociale, verranno comunque discriminati perché formalmente stranieri».

In passato la priorità della scuola focalizzata sulla conoscenza dei paesi e delle tradizioni di provenienza degli studenti stranieri. Oggi, prosegue  Di Sciullo, «la priorità è diventata la necessità di affrontare e gestire il loro conflitto d’identità, perché esso non finisca per esplodere, quando, usciti dalle aule, questi giovani si inseriranno nella società».

«Un compito – conclude – in cui la scuola non può essere lasciata da sola, ma che richiede la collaborazione di tutte le altre agenzie formative (famiglie, associazioni, gruppi sportivi ecc.) che una volta formavano la cosiddetta comunità educante».

Fonte: comunicato stampa

 

 

Condividi su

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

diciannove − otto =