I libri della settimana: Gentile, le minoranze linguistiche, Camilleri

di Valerio De Luca | Libri
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Anche questa settimana consigliamo una nostra selezione tra narrativa e saggistica di autori italiani.

Lettere alla fidanzata. 1898-1900gentile

di Giovanni Gentile
Le Lettere
pagine 403, 34 euro

Nell’ottobre del 1898 Giovanni Gentile, trasferitosi a Campobasso per prendere servizio al liceo “Mario Pagano” di quella città, va ad abitare presso la famiglia Nudi. E lì conosce Erminia, la giovane maestra figlia dei padroni di casa. I due, poco più che ventenni, si innamorano e per i tre anni consecutivi si scrivono soprattutto durante le vacanze estive, quando lui torna a casa a Castelvetrano dalla sua famiglia. La loro corrispondenza è stata conservata prima di tutto dai diretti interessati, poi dai loro figli e successivamente dai loro nipoti che, dopo alcune esitazioni, hanno deciso di pubblicare le lettere scritte dal filosofo alla fidanzata durante il triennio 1898-1900 (nel maggio 1901 infatti i due si sposano interrompendo il carteggio). Si è scelto di non trascrivere né annotare le lettere, ma di riprodurle in edizione anastatica perché si potesse metterne in luce la confidenzialità che le contraddistingue. Inoltre il loro interesse non è di carattere filosofico ma umano, si è voluto, pubblicandole, far conoscere un Giovanni Gentile giovane, pieno di speranze, del quale fino a oggi molto non si sapeva.

La Sicilia con la vita quotidiana di una famiglia modesta di più di un secolo fa, con le malattie, le difficoltà, l’arretratezza ma anche la profondità dei legami familiari e la bellezza dei luoghi è la protagonista di molte lettere che vanno a dipingere l’affresco di un’epoca che è sembrato giusto condividere con chi vorrà leggerle.

Giovanni Gentile (1875–1944) fu, insieme a Benedetto Croce, uno dei maggiori esponenti del neoidealismo filosofico, un importante protagonista della cultura italiana nella prima metà del XX secolo, cofondatore dell’Istituto dell’Enciclopedia Italiana.

Stiamo scomparendo – Viaggio nell’Italia in minoranza23_libri

autori vari
CTRL editore
20 euro, 124 pagine

Cinque reportage firmati da cinque scrittori: Franco Arminio, Viola Bonaldi, Nicola Feninno, Valerio Millefoglie, Mirco Roncoroni.

Un viaggio dal Salento al Monte Rosa, nei luoghi d’Italia delle minoranze linguistiche, luoghi in cui la lingua madre non è l’italiano.
Gli autori hanno incontrato gli ultimi parlanti della lingua walser, nelle alte valli del Piemonte. Gli occitani, nel torinese e nel cuneese: la loro lingua è quella degli antichi trovatori. Si sbarca poi sull’isola di San Pietro, nel sud della Sardegna, dove si parla il tabarchino. Poi in Basilicata, nei territori degli arbëreshë, i discendenti delle popolazioni che nel XV secolo emigrarono in Italia dall’Albania. E nei piccoli paesi della Puglia dove sopravvive ancora oggi il grico: una lingua che, forse, resiste fin dai tempi delle antiche colonie della Magna Grecia o che, forse, è stata esportata nel Medioevo dall’Impero Bizantino.
Un’ampia sezione fotografica con gli scatti di Emanuela Colombo.
E sette contenuti speciali, che raccontano il rapporto tra lingua e identità nei territori dell’Italia meno raccontata, a cura di Gionata Giardina, Davide Gritti, Alessandro Mininno, Gianni Miraglia, Alessandro Monaci, Luca Perri

Il metodo Catalanotticamilleri

di Andrea Camilleri
Sellerio
304 pagine, 10,50 euro

Il commissario Montalbano crede di muoversi dentro una storia. Si accorge di essere finito in una storia diversa. E si ritrova alla fine in un altro romanzo, ingegnosamente apparentato con le storie dentro le quali si è trovato prima a peregrinare. È un gioco di specchi che si rifrange sulla trama di un giallo, improbabile in apparenza e invece esatto: poco incline ad accomodarsi nella gabbia del genere, dati i diversi e collaborativi gradi di responsabilità, di chi muore e di chi uccide, in una situazione imponderabile e squisitamente ironica. Tutto accade in una Vigàta, che non è risparmiata dai drammi familiari della disoccupazione; e dalle violenze domestiche. La passione civile avvampa di sdegno il commissario, che ricorre a una «farfantaria» per togliere dai guai una giovane coppia di disoccupati colpevoli solo di voler metter su una famiglia. Per quanto impegnato in più fronti, Montalbano tiene tutto sotto controllo. Le indagini lo portano a occuparsi dell’attività esaltante di una compagnia di teatro amatoriale che, fra i componenti del direttorio, annovera Carmelo Catalanotti: figura complessa, e segreta, di artista e di usuraio insieme; e in quanto regista, sperimentatore di un metodo di recitazione traumatico, fondato non sulla mimèsi delle azioni sceniche, ma sull’identificazione delle passioni più oscure degli attori con il similvero della recita. Catalanotti ha una sua cultura teatrale aggiornata sulle avanguardie del Novecento. È convinto del primato del testo. E della necessità di lavorare sull’attore, indotto a confrontarsi con le sue verità più profonde ed estreme…

Andrea Camilleri (Porto Empedocle, 1925), regista di teatro, televisione, radio e sceneggiatore. Ha insegnato regia presso l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica. Il”padre” del Commissario Montalbano, protagonista della fortunata serie tv di Rai1. Ha pubblicato numerosi saggi. Premio Campiello 2011 alla Carriera, Premio Chandler 2011 alla Carriera, Premio Fregene Letteratura – Opera Complessiva 2013, Premio Pepe Carvalho 2014, Premio Gogol’ 2015.

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