Con Vinicio Capossela, cultura e natura si fondono.

di Daniela Di Iorio | Chiose
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Di Pasquale Colizzi

Terra dell’interno, non addomesticata, che conserva la sua selvatichezza”: così Vinicio Capossela ha spiegato perché ha scelto l’Irpinia, i paesaggi vuoti e alcune località spopolate dell’Appennino per lo SPONZ Fest 2018 – Salvagg’ – Salvataggi dalla mansuetudine (il programma è presente nel sito https://www.sponzfest.it/2018/). La sesta edizione, dal 21 al 26 agosto, mantiene il carattere di festa paesana, rito collettivo e pagano, fiera dell’insolito. L’artista con cappello di paglia che ha visto tempi migliori e pacato piglio da capobanda l’ha presentata nella sede romana della Società Dante Alighieri, a Palazzo Firenze. Il cantautore ha tenuto a precisare che non si tratta di festival, non ci sono nomi che richiamano folle, stadi da riempire, resort da prenotare, piuttosto ci si accampa in libertà, si affitta una stanza tra Calitri, Lacedonia o Cairano “magari chiamando un numero di telefono dopo l’altro”. Insomma ci si “ricrea nel significato della gente del sud, si beve, si mangia, si sta insieme”, un modo per perdersi e ritrovarsi in “una socialità comunitaria che, nella trasgressione rituale e nell’insubordinazione della festa, salvi tutti i suoi partecipanti”.

Insomma ci sarà una settimana per esplorare il tema dei Salvataggi dalla mansuetudine, “il limite per eccellenza, quello antropologico, che da una parte ci separa dagli altri animali e dall’altra ci separa da noi stessi in quanto anima”. Gli strumenti saranno la musica, perfomance e reading, spettacoli teatrali, conferenze, proiezioni. Serviranno scarpe comode per raggiungere luoghi un po’ impervi, si ascolteranno concerti seduti per terra nella vallata, si farà l’alba bevendo vino tra le stradine di borghi semi abbandonati ma che resistono dignitosamente al degrado dello spreco. Nella passata edizione dello SPONZ circa 35mila persone hanno percorso questi sentieri. Gli organizzatori, per lo più volontari, hanno rafforzato l’immagine di un appuntamento fuori norma, che pure sul solco di un ritorno un po’ modaiolo alla terra e alla semplicità, al rustico e al rituale, vuole essere qualcosa di diverso dalle proposte più diffuse. Del resto Capossela ama il sincretismo, ha un immaginario che spazia senza remore da Tom Waits al Rebetiko, dal cantautorato intimista alle performance da Circo Barnum, dalla Banda della posta a Marc Ribot. Con il tempo ha poi definito la sua fascinazione per letteratura e racconti delle origini, poco importa che scaturiscano dalla penna fiammeggiante di John Fante nella sagra Bandini o dalle voci degli anziani di Calitri che lo ha riconnettono alla memoria familiare.

Quanto al programma dello SPONZ, il 19 agosto al Castello Principi Biondi Marra ci sarà un’anteprima con il dialogo tra Vinicio Capossela, Marco Aime e Michela Murgia dal titolo “Natura e cultura, uno sposalizio in discussione”. A rimarcare un’eccentricità in cerca di sostanza, ci saranno gli incontri proposti dalla Libera Università per Ripetenti che spaziano dalle discussioni sulle dinamiche egemoniche uomo-donna, adulto-bambino fino ad una rilettura della stregoneria e un approfondimento sullo sciamanesimo. Il 21 agosto un gruppo di Mapuche inaugura la festa con una cerimonia propiziatoria. L’unico popolo non assoggettato dagli spagnoli in America Latina è un esempio di comunità che non ha capo né gerarchie e nei giorni successivi sono previsti incontri e performance per conoscerloDa non perdere In-Trance con Daniele Sepe, un tributo all’appena scomparso Antonio Infantino, storico esponente dei Tarantolati di Tricarico che mescolò Beat, tarantismo e Brasile in maniera inedita e travolgente. Il 22 agosto si esibiscono Angelo Branduardi e Giovannangelo De Gennaro portando una nuova versione dell’album Camminando Camminando (1996) accompagnati da una ensemble di musica antica. Come omaggio al Sessantotto I Corvi suoneranno con Orchestrina di Molto Agevole e Calitri Popolare. Il giorno successivo è previsto Music for Wilder Mann, spettacolo di Teho Teardo che unirà la sua elettronica alle immagini del fotografo Charles Fréger. Il musicista romano, che si è fatto un nome con le colonne sonore per il cinema e collaborazioni di rispetto come Blixa degli Einsturzende Neubauten, dialogherà con le foto di Fréger, che ha raccontato uomini che hanno scelto la vita selvaggia. Il 24 agosto è la volta di Tifiamo Rivolta di Massimo Zamboni, chitarrista e co-fondatore dei Cccp – fedeli alla linea prima e dei Csi, che torna per la seconda volta al festival.

Il 25 agosto infine la Notte Selvaggia, con Vinicio Capossela che insieme a Mimmo Borrelli a Calitri terrà il Cupa ‘nta la cupa” – Atto unico e finale, concerto nel luogo della  leggenda da cui prendono il nome le canzoni della cupa. Il cantautore sarà come al solito istrione in mezzo ad un paesaggio popolato da creature ibride uomo-animale come i Rumiti, maschere ancestrali del Carnevale di Satriano di Lucania che richiamano lo spirito dei boschi della Basilicata. I Merdules accompagneranno gli artisti in una lunga processione e inizierà un rito musicale e pagano come Capossela sa imbastire.”Cupa è la zona d’ombra”, spiega l’artista, “la zona selvatica, il labile confine tra la luce della contemporaneità e il buio della storia pregressa. Il confine tra i vivi e i morti, tra la realtà e la verità inconoscibile. Questo è stato per me la cupa, in questo mondo di mezzo sono nate le canzoni della cupa. Il 25 agosto, l’atto finale”.

Foto (dal sito del Festival sopracitato)

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