I libri dell’estate: Limes, Foa, Galletti

di Valerio De Luca | Libri
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Cosa leggere quest’estate sotto l’ombrellone o in montagna? Ecco una nostra selezione tra narrativa e saggistica di autori italiani.

Quanto vale l’italialimes

I saggi di Limes

Spesso considerata Sud del Nord e Est dell’Ovest, oggi l’Italia rischia di scadere a Nord del Sud e Ovest dell’Est, mentre lo storico fossato interno fra Settentrione e Mezzogiorno si dilata. Avvinghiata da tale duplice tenaglia anche fuori di sé, tra sterili proiezioni russofile e storiche appartenenze atlantiste (Est-Ovest), o pressioni comunitarie di matrice non solo teutonica e flussi migratori dalla “quarta sponda” (Nord-Sud), l’Italia si dimena alla ricerca di un oscuro interesse nazionale. Nonostante vanti la terza economia nell’Eurozona, ottava o nona su scala mondiale, in fondo al tunnel si intravede il fantasma della trojka. L’Italia come la Grecia? Superpotenza del caos, capace di innescare una tempesta finanziaria globale?
Le analisi proposte in questo numero tentano di decostruire dall’interno l’impalcatura su cui si fonda il nostro paese, provando a coglierne le fragilità: dal deficit dello Stato e della classe dirigente al declino demografico, dall’allentamento delle legature territoriali e sociali all’incessante espansione delle mafie.
Introduce il numero l’editoriale Proviamo a esistere.
La prima parte – Quel che siamo, non siamo, dovremmo essere – è incentrata sui risvolti interni ed esterni della condizione esistenziale (più spesso esiziale) del nostro paese. Si segnalano qui i contributi di Gian Paolo Caselli e Pietro Pastrello (“Se salta l’Italia salta l’euro ma anche l’Europa tedesca“), Dario Fabbri (“L’insospettabile omogeneità degli italiani“), Alessandro Aresu (“Gli Stati dell’Italia“), Andrea Del Monaco (“Se i creditori salvano solo sé stessi‘”), Paolo Quercia (“Il valore del vuoto, finestra di opportunità o inizio della fine?“) e l’intervista a Sabino Cassese (“‘Il vincolo esterno come rimedio al deficit di Stato’“).
La seconda parte – Italia/Italie – percorre le spaccature della Penisola seguendone le principali direttrici. Si sottolineano qui i contributi di Stefano Boeri (“Lo stato di Milano, capitale involontaria“), Paolo Mantovan (“Il doppio passaporto a sudtirolesi: bluff o bomba a orologeria?“), Fabrizio Maronta (“Il senso geopolitico del Sud“) e l’intervista ad Andrea Riccardi (“‘C’era una volta Roma capitale’“).
La terza parte – Come (non) ci vede chi conta nel mondo – è infine dedicata all’opinione che i nostri partner (o presunti tali) hanno sul ruolo dell’Italia nel suo intorno geografico. Si richiamano qui gli articoli di Laris Gaiser (“L’Europa di Mezzo punta su Trieste e sul Nord-Est, Roma non conta nulla“), Pierre-Emmanuel Thomann (“Il negletto potenziale dell’asse franco-italiano“) e la conversazione con Clemens Fuest (“Quest’euro non è per sempre“).
In conclusione, la consueta rubrica curata da Edoardo Boria, La storia in carte.

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Andare per i luoghi di confinofoa

di Anna Foa
Il Mulino
12 euro, pp. 136

Tra il 1926 e il 1943 l’Italia è disseminata di luoghi di confino: isole, da cui fuggire è più difficile, ma anche borghi arroccati e sperduti nell’Abruzzo-Molise e nel Sud, dove il regime fascista invia gli oppositori e successivamente anche gli ebrei. Luoghi desolati, abitati da contadini spesso analfabeti, stupefatti all’arrivo di gente ammanettata come delinquenti. Oggi le isole di Ponza, Ventotene, Lipari, Lampedusa, e le Tremiti, così come i paesini di montagna, sono mete turistiche in cui nulla sembra evocare quel doloroso passato. Eppure, sulla ricostruzione politica e sulla vita morale del nostro paese nel dopoguerra quelle esperienze di confino hanno contato molto. Uomini e donne di estrazione borghese si erano accostati a un mondo umile ma autentico, mentre la popolazione locale aveva potuto incontrare persone alle quali il privilegio non aveva impedito uno sguardo partecipe e perfino affettuoso, come quello di Carlo Levi (vedi Parco Letterario di Aliano).

Anna Foa ha insegnato Storia moderna nella Sapienza – Università di Roma. Con il Mulino ha pubblicato anche Eretici (20112), Andare per ghetti e giudecche (2014) e Giordano Bruno (2016).

Il basilico di Palazzo Gallettitorregrossa

di Giuseppina Torregrossa
Mondadori
18,50 euro, 252 pagine

L’estate avvampa a Palermo, la terra è arida e i bacini a secco. Dai rubinetti, come sempre in agosto, l’acqua scende appena, sui marciapiedi l’immondizia fermenta rendendo l’aria irrespirabile, e a nulla servono preghiere e invocazioni a santa Rosalia affinché faccia piovere. I poveri si muovono nei bassi come fantasmi nella polvere, i più abbienti hanno già lasciato i quartieri alti per le loro ville al mare. Nell’attesa della festa in onore della patrona della città, Marò, da poco promossa a capo del gruppo “antifemminicidio”, porta avanti con riluttanza una nuova complessa indagine su un omicidio avvenuto il giorno di Ferragosto.

Non attraversa un periodo felice, la commissaria. La promozione, anziché gratificarla, l’ha resa insicura, come non si sentisse all’altezza di quella nuova responsabilità – e in cuor suo desidera smettere “la pesante divisa da poliziotta, per vestire i panni più leggeri della cuciniera” -; la turbolenta relazione con Sasà, sempre più intrattabile da quando il questore l’ha spedito in un sonnacchioso commissariato dove nulla funziona e nulla accade, pare volgere al tramonto fra risentimenti, incomprensioni e défaillance sessuali. Gli anni passano veloci, troppo, e forse quell’uomo bizzoso, un tantino rozzo e grossolano, è l’ultima possibilità che le rimane di crearsi una famiglia…

Giuseppina Torregrossa è nata a Palermo. Madre di tre figli, vive tra la Sicilia e Roma, dove ha lavorato per più di vent’anni come ginecologa. Con Mondadori ha pubblicato Il conto delle minne (2009, tradotto in dieci lingue), Manna e miele, ferro e fuoco (2011), La miscela segreta di Casa Olivares (2014) e, nel 2012, Panza e prisenza, dove compare per la prima volta il personaggio della commissaria Marò Pajno.

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